Nel precedente articolo “Rapporto banche-farmacia: la banca e la sua evoluzione” abbiamo discusso su come negli ultimi anni gli istituti bancari abbiano stretto ancora di più le maglie del credito all’impresa.
Bisogna però affermare che la colpa non è solo di chi eroga, ma anche di chi viene affidato. Infatti troppo spesso cattive gestioni aziendali, accompagnate dall’utilizzo errato degli strumenti finanziari, pongono in seria difficoltà la credibilità ed il merito creditizio della piccola azienda.
In questa fase del nostro percorso, vogliamo analizzare i vari strumenti di credito che la farmacia si troverà a gestire nel corso della sua vita aziendale, approfondendone le caratteristiche principali e gli aspetti operativi che possono farne partner strategici importanti o strumenti con non poche insidie.

  • Qual’è la mia reale esigenza?
  • Di quale strumento finanziario ho bisogno?
  • Ho valutato tutti gli aspetti dell’operazione come ad esempio costi, modalità e tempi di restituzione, la sostenibilità dell’operazione?

Queste sono solo alcune delle domande che un titolare dovrebbe porsi prima di impegnarsi con un istituto di credito.
Prima domanda quindi è su quale sia la reale esigenza della propria attività, sia in termini di quantum, sia di tipologia di strumento. Infatti capita spesso di incappare in situazioni nelle quali una errata valutazione iniziale comporta una sottostima o ancora peggio una sovrastima del fabbisogno.
Quindi la prima fase da affrontare è rappresentata da un’analisi economico/patrimoniale accompagnata dall’obiettivo dell’investimento, ovvero se trattasi di una necessità di tipo strutturale od operativa e quindi se bisogna utilizzare uno strumento finanziario di medio/lungo periodo o di breve periodo.
I primi sono generalmente utilizzati per finanziare l’acquisto di immobilizzazioni come ad esempio i locali della farmacia o le attrezzature. I secondi invece sono utilizzati a supporto della gestione corrente dell’attività.
I finanziamenti a medio/lungo termine tipicamente di durata superiore ai 18 mesi, si sostanziano in genere sotto due forme contrattuali: mutui o leasing.
I finanziamenti a breve termine utilizzati di solito in farmacia sono rappresentati da scoperti di conto corrente e da contratti di factoring.
Determinata quindi la nostra esigenza e definito lo strumento più adatto, dovremmo andarne a valutarne i costi, i tempi e le modalità di restituzione del debito e sopratutto la capacità di restituzione.
Gli elementi di costo sono molteplici: il primo è sicuramente il tasso di interesse dell’operazione che rappresenta la remunerazione dell’istituto di credito, altri elementi sono le spese di istruttoria, di tenuta conto, di commissione di massimo scoperto, il rimborso delle spese sostenute dalla banca, le spese di incasso e commissioni varie.
Sono tutti elementi che hanno un notevole peso nella valutazione di sostenibilità dell’operazione, infatti in un’operazione di mutuo il tasso di interesse congiuntamente alla quota capitale, andrà a determinare la rata prevista dal piano di ammortamento. Lo stesso tasso di interesse ci indicherà il costo, generalmente trimestrale, che andremo a sostenere per la tenuta di uno scoperto di conto corrente.
A questo punto, sarà utile valutare la possibilità di restituzione del debito, rappresentata dalla capacità data dalla gestione caratteristica, di generare un margine operativo tale da permettere una congrua copertura della gestione finanziaria e garantire ugualmente un soddisfacente utile netto. Quindi in un’ottica opportunistica, più grande sarà il valore della gestione caratteristica, tanto maggiore sarà la capacità di copertura della gestione finanziaria e quindi paradossalmente risulterà conveniente indebitarsi.
Questi sono solo aspetti introduttivi del nostro percorso, che cercheremo di approfondire nei prossimi articoli.

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