La fitoterapia come supporto professionale all’attività di farmacista

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fitoterapia

La fitoterapia consente al farmacista, per i piccoli disturbi quotidiani di natura transitoria, di curare i clienti-pazienti secondo un’ottica differente, come vedere la cura delle patologie con un’altra filosofia, una filosofia naturale. Oltre che evitare il farmaco da banco, e la somministrazione di numerosi farmaci, quando si è in politerapia, si considera con i rimedi fitoterapici: le medicine tradizionali come la cinese, l’ayurvedica, l’etnomedicina, il fitocomplesso, il laboratorio galenico-erboristico, la ricetta medica non obbligatoria, forme farmaceutiche differenti, piante fresche ed essiccate, complementarietà di azione curativa, altre attività farmacologiche. Da considerare che alcune piante possono avere effetti secondari come l’eupatoria controindicata in caso di epatopatie; la reazione avversa principale per la maggior parte delle piante fitoterapiche è la controindicazione in gravidanza, allattamento; per i bambini si somministrano con un dosaggio più basso.
La medicina tradizionale riguarda le piante utilizzate in altri paesi lontani da noi, come l’India, la Cina, il Tibet, India, i paesi del Sudamerica, America Centrale, Australia, e altri paesi ancora. Per l’India ci sono le piante dell’ayurveda, per la Cina le piante Ynn e Yang della medicina cinese, per il Tibet c’è la ceratostigma willmottiana qui originaria, da cui si ricava il fiore di Bach cerato, e i fiori dell’Hymalaya.
Per etnomedicina si intendono le fitoterapie di vari paesi che sono state tramandate oralmente, e non tramite documentazioni scritte.
Il fitocomplesso nonriguarda il principio attivo isolato dal resto della pianta, ma inserito ancora nei tessuti vegetali, o come pianta secca o pianta fresca, nelle varie forme farmaceutiche, tintura madre, taglio tisana, estratto fluido, secco, molle, decotto, infuso. Queste forme farmaceutiche rappresentano anche il materiale di partenza per isolare i principi attivi puri. Un esempio è il fitocomplesso rappresentato dal vino rispetto alla sostanza pura alcool etilico che il vino contiene, che hanno 2 azioni differenti. Pertanto è sempre bene controllare le diversità di azioni tra il fitocomplesso di una parte della pianta, e le sostanze chimiche farmacologiche contenute.
Il laboratorio galenico-erboristico consente di preparare delle forme farmaceutiche volute, come capsule con gli estratti secchi, pomate e creme per la fitoterapia dermatologica, e ogni forma farmaceutica; si preparano prodotti revocati, non più in commercio, in generale, e quando si risparmia economicamente, con dei costi non troppo elevati, rispetto a somministrare un farmaco classico. Inoltre si valuta se nella propria zona in cui è situata la farmacia c’è una maggior presenza di alcune piante rispetto ad altre, in modo di sfruttarle come piante fresche o da essiccare.
Per le piante utilizzate in fitoterapia non è necessaria la ricetta medica, come ad esempio l’arnica, la calendula; infatti queste si distinguono dalle piante medicinali che vogliono la ricetta medica, come ad esempio la belladonna, la digitale, l’iperico per alti dosaggi.
Tutte le piante non hanno la stessa azione farmacologica che ritroviamo con il principio attivo del farmaco etico, ma diventano un’estensione della farmacologia; quindi a secondo della patologia, la pianta si può utilizzare da sola, con altre piante, o insieme al farmaco formando un’attività più completa dovuta alla complementarietà dei 2 rimedi, fitoterapico e farmaco classico. Si amplia così il bagaglio delle medicine che curano.
Alcuni esempi di questo tipo sono: il galium depura il tessuto mesenchimale del connettivo, cioè gli spazi che sono tra gli organi anatomici: tra le medicine etiche non c’è un medicinale analogo; così avviene anche per la ginkgo biloba stimolante e attivante la circolazione cerebrale nell’anziano: tra i farmaci classici che favoriscono la circolazione sanguigna cerebrale ci sono i calcio-antagonisti, la citicolina, i nootropici, ma che ovviamente hanno azioni differenti vicine a quella della gingko biloba; le gemme di castagno stimolano la circolazione linfatica, per risolvere gli edemi: con questo meccanismo non c’è un farmaco, e l’edema si risolve con i medicinali diuretici, l’escina, e altri; il tarassaco compie 2 tipi di depurazioni, renale ed epatica: nell’ambito della farmacologia classica la depurazione viene di solito effettuata tramite l’alimentazione, per poi somministrare farmaci efficaci. Ci sono comunque medici fitoterapeuti, farmacisti fitoterapeuti, naturopati, che considerano questo aspetto. Ovviamente è da tener conto di qualche interazione importante tra pianta e farmaco come tra il succo di pompelmo e le statine anticolesterolo. Pertanto per le interazioni dei farmaci con le piante non si considerano solo le interazioni negative, ma anche le interazioni positive.

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