La “Farmacia del futuro” o il “futuro della Farmacia”? di Maurizio Guerra

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futuro della farmacia

di Maurizio Guerra

Bologna 6 maggio 2017 – ore 16,30

E’ stata per me la prima volta -e dal lontano 1989 ne ho vissuto molte decine- che ho visto una “adunata sindacale” così numerosa, vivace e plaudente, che non fosse una assemblea o un convegno organizzati ufficialmente da Federfarma, fra l’altro, subito dopo quella del Sindacato conclusasi due ore prima, e a pochi metri di distanza, dove le autocelebrazioni del nulla, probabilmente, hanno scontentato, se non tutti, quasi tutti, tanto che la sala, piena all’inizio, è andata via via svuotandosi fino a rimanere con meno di venti “comandati” alla claque.

Significativa, in questa riunione “apocrifa”, soprattutto la presenza quasi totale di delegati provinciali e regionali di Federfarma, e non di soli “peones descamisados” come il sottoscritto. Tra questi, in fondo alla sala anche “grandi vecchi animali”, del passato remoto e prossimo, come il Leone Alberto, la Volpe Augusto e il Porceddu Carlo, mentre l’Ippopotamo Giancarlo e il Lemure Alfredo si aggiravano all’esterno sorreggendosi.

Un ottimo giornalista come il giovin prof. Francesco Giorgino, della Lewis e contemporaneamente della Sapienza -incontrato a pranzo, con pochi eletti, subito prima del convegno-, imboniva la sala, con studiata preparazione e amichevole compiacimento nei confronti di Silvia, Vittorio e Marco, sempre chiamati per nome.

Essendo docente esperto di comunicazione ha centrato il problema della farmacia sulla scarsa, o del tutto mancante, volontà e capacità sindacale di trasmettere ai pazienti -perché intelligentemente ha sottolineato che per la farmacia i malati non sono clienti nè tanto meno utenti-: informazione, insegnamento pedagogico e complessità del farmaco, che vanno ben oltre al genere del prodotto, alla sua immagine, alla marca dello stesso, alla varietà di esso e al marchio del produttore e anche a quello della farmacia, intesa come attività.

Il legame tra Farmacia, Farmacista e Farmaco è dato dalla valorizzazione della comunicazione secondo la legge di Kant: “gli umani reagiscono alla realtà percepita e non a quella reale”.

Stranamente, egli passa la parola al quarantenne Vittorio Contarina, Presidente di Federfarma Roma, che non è seduto alla tavola rotonda sul palco -come invece Marco Cossolo e Silvia Pagliacci- ma tra il pubblico.

Vittorio ha tono, parole e modi chiari, forti e concreti di un vero sindacalista, anzi di più, di un tribuno -mi ricorda l’Ambreck di trenta anni fa. Come tale, strappa applausi ad ogni singola affermazione, fermandosi appositamente alla fine di ognuna.

Non nomina mai la Lady di Federfarma né altri e non li attacca mai personalmente, ma si chiede come qualcuno possa ripresentarsi per un quarto mandato quando in nove anni -ossia tre mandati- avendo disatteso tutte le promesse per cui la farmacia ha perso metà del valore e il trenta per cento della redditività (applausi scroscianti).

Con quale faccia possano auto celebrarsi lontanissimi da ogni realtà (forte acclamazione).

Le ipotesi sono due, entrambe devastanti: o la dirigenza degli ultimi anni si rende perfettamente conto di non aver ottenuto alcun successo per la farmacia e di aver mancato ogni aspettativa dei colleghi titolari e quindi onestamente deve ritirarsi scusandosi -perché squadra che vince non si cambia, ma non quella che perde; oppure non se ne rendono conto e allora vivono in un altro mondo, non certamente in quello delle farmacie (ovazione).

Portarsi poi il Sen. Marino a sostegno e testimone perché dichiari che non era possibile fare di più è la validazione di una sconfitta totale su tutta la linea (battimani).

Ridicolo infine presentare come madre di tutte le soluzioni un nuovo Logo. Logo di che, di chi? (Fischi e urla).

La categoria dei titolari di farmacia è disfatta -egli esclama- bisogna ricrearla dall’inizio dando speranza, entusiasmo e fiducia per riconquistare il Rispetto dovuto, la Dignità professionale e il Ruolo sanitario (standing ovation).

E’ forse la prima volta che sento parlare un vero sindacalista della categoria a livello istituzionale.

Giannino presenta quindi la giovane collega rurale, Presidente di Federfarma Perugia, Silvia Pagliacci quale candidata alla Presidenza del Sunifar.

Timidamente all’inizio, ma in un crescendo continuo, ella sottolinea immediatamente la funzione e il ruolo della farmacia rurale quale presidio sociale, spesso unico avamposto sanitario quando e dove non c’è più il medico, né la guardia medica e tanto meno un pronto soccorso o un ospedale.

Il Sunifar non esiste più e forse non è mai esistito, sempre appiattito sulle posizioni di Federfarma, senza alcuna possibilità di scelte e decisioni autonome.

Pertanto, nella rivoluzione dello statuto sindacale, sarà imperativo e ineluttabile proporre ed ottenere immediatamente l’autonomia economica e deliberativa del Sunifar, senza più uno status di subordine, pur mantenendo le sinergie con Federfarma, della quale esso non è solo parte ma punta di diamante e fiore all’occhiello.

Subito dopo ci si dovrà dotare di strumenti puntuali e incontestabili, come il censimento nazionale delle farmacie rurali -con parametri di valutazione approfonditi, spiegati e inoppugnabili- al fine di presentarsi ad una contrattazione nazionale con la Conferenza Stato-Regioni, per ridiscutere il concetto di ruralità (non più legato solamente al numero degli abitanti ma anche al contesto logistico); la indennità di disagiata residenza su nuove basi -non più solo sui ricavi legati al SSN, ma anche a quelli di cassa; la remunerazione di tutti i servizi offerti dalle farmacie rurali in sostituzione di punti sanitari non esistenti sul territorio, compresa la guardia farmaceutica; e la previdenza e assistenza per i titolari che non possono assumere un dipendente, a causa dell’incapacità economica a sostenere tale spesa, nemmeno in caso di malattia, infortunio, o altro accidente che impedisca lo svolgimento del lavoro di farmacista così come previsto dalle norme.

Girando per l’Italia, ella ha infatti constatato che esistono farmacie che hanno un bacino di utenza inferiore a mille-millecinquecento abitanti -considerato il limite minimo per la sopravvivenza economica di una farmacia-, e addirittura con meno di 500 e perfino 300 abitanti.

(Standing ovation anche per Lei, con ripetuti applausi come ad una prima alla Scala).

A questo punto il giornalista Giorgino presenta il cinquantenne Marco Cossolo -presidente di Federfarma Torino- quale candidato alla Presidenza di Federfarma nazionale. Questi, innanzitutto, sottolinea le sue origini imprenditoriali e anche politiche che gli consentono di essere perfettamente in grado di capire e gestire la situazione della farmacia italiana. Egli crede nella farmacia quale azienda che pertanto deve, ovviamente, ridefinirsi in un ruolo imprenditoriale moderno, raggiungendo una visione innovativa, aggregativa e comunicativa. Devono essere utilizzate al meglio le partecipate Promofarma e Credifarma per raggiungere gli scopi elencati in un decalogo molto simile a quello di una multinazionale, non solo del farmaco. Un vero aziendalista, dal dizionario: “colui che dimostra un eccessivo attaccamento alla vita e agli interessi dell’azienda in cui lavora”. Professione, ruolo sanitario, primo e ultimo presidio locale della salute, è da rurale.

Un gruppo davvero giovane, attivo e promettente ma, da nessuno di loro -tranne forse da Contarina che ha fatto un accenno poco chiaro, fra l’altro con un lapsus, probabilmente inconscio, ma preoccupante, poiché invertiva il valore della dirigenza rispetto a quello dei titolari- ho sentito parlare di democrazia. Mi aspettavo un attacco diretto al sistema feudale, che per decenni ha consacrato baroni e principi locali -che con il loro assolutismo elitario hanno causato il disastro della farmacia italiana-, a favore di una democrazia interna per cui ogni singolo titolare, iscrivendosi ad un’unica Federfarma -senza quindi confini provinciali e regionali- potesse finalmente, dopo 48 anni di sudditanza impotente, esprimere la propria volontà, partecipando direttamente alle elezioni dei vertici nazionali, alle scelte sindacali e deliberazioni nazionali.

Invece, Cossolo ha espresso ufficialmente la volontà di revisionare lo Statuto consacrando una Giunta esecutiva, un Consiglio delle regioni politico e la totale assenza della partecipazione diretta dei titolari, sulla base di quanto avviene in un Comune o Regione!

Auguri al futuro della farmacia modello italiano.

Il vecchio Guerriero

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Laureato presso l'Università degli Studi di Bologna, ha ricoperto cariche di responsabilità fin dai primi anni di carriera in ogni ente professionale: Utifar, Federfarma, Fofi, Enpaf; prima, in qualità di Presidente del Sunifar di Treviso; poi, del Sunifar Veneto; in seguito, dei Titolari di Farmacia del Veneto; ed, infine, dell'Ordine dei Farmacisti di Treviso. Da sempre impegnato nel dibattito sulla farmacia italiana, collabora con importanti testate del settore. Nel 2006 fonda con alcuni colleghi il movimento di opinione "Farmacia Italia". Dal 1987 a tutt'oggi gestisce una farmacia rurale con passione e competenza.