Ddl concorrenza farmacie, quali conseguenze per il nostro settore? di Maurizio Guerra

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ddl concorrenza farmacie

Il 14 agosto è stato pubblicato in G.U il Ddl Concorrenza, approvato il 3 agosto al Senato in quarta lettura con 146/113 voti su fiducia al Governo. Gli articoli che ci interessano sono essenzialmente 2:

  • 157. All’articolo 7 della legge 8 novembre 1991, n. 362, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni: a) il comma 1 e’ sostituito dal seguente: «1. Sono titolari dell’esercizio della farmacia privata le persone fisiche, in conformità alle disposizioni vigenti, le società di persone, le società di capitali e le società cooperative a responsabilità limitata»;
  • 158. I soggetti di cui al comma 1 dell’articolo 7 della legge 8 novembre 1991, n. 362, come sostituito dal comma 157, lettera a), del presente articolo, possono controllare, direttamente o indirettamente, ai sensi degli articoli 2359 e seguenti del codice civile, non più’ del 20 per cento delle farmacie esistenti nel territorio della medesima regione o provincia autonoma.

Attualmente, siamo nell’epoca della deificazione del liberismo più esasperato, suffragato dal mondialismo tecnologico che permette la globale comunicazione e circolazione di capitali, beni e persone, ovunque, senza limiti né controlli efficaci, e giustificato da un ipocrita vantaggio per i consumatori prodotto dalla concorrenza più sfrenata, in realtà, è proficuo solo al grande capitale proprietario di ogni attività economica.
E’ la sostanziale vittoria del Libero Mercato di stampo anglosassone (Adam Smith, scozzese, tra i primi teorici) sul Socialismo di stampo franco tedesco, inteso questo come sistema politico di garanzia alla giustizia sociale, stabilita da una società di persone liberamente costituita sulla base di una Costituzione democratica la tutela.

Eppure, dimostrazioni continue del fallimento del globalismo neoliberista si evidenziano ogni giorno ovunque: in primis, la crisi dei sistemi welfare, in secundis, i disavanzi fiscali e, in tertiis, i debiti accumulati dai paesi democratici, infine, il crollo delle economie generali. Queste non sono le cause della crisi mondiale ma il risultato concreto dell’illusione neoliberista.

Per assicurare il libero movimento dei capitali, molti ostacoli (tra cui la politica monetaria sovrana di ogni nazione) sono stati smantellati. La mancanza di queste barriere, abbinata alle moderne tecnologie della comunicazione, ha creato un unico mercato speculativo, con capitali che continuano a spostarsi in tutto il mondo, e difficilmente soggetto a regolamentazioni e controlli e, pertanto, raramente colpito dalla fiscalità, pur producendo enormi profitti per pochi ed enormi perdite per tanti (pagate dai contribuenti delle nazioni in crisi). I debiti sovrani, sostenuti dal gettito fiscale e da “misure di austerità”, sono parte dei beni speculativi del mercato internazionale e gli accordi di libero scambio attuati dagli anni ’90 hanno prodotto la vittoria delle grandi imprese globali nei confronti degli stati nazionali e dei produttori locali. Con i sistemi finanziari sottomessi alla finanza mondiale (l’antico e mai soppresso potere demo-masso-plutocratico) vi è la totale sconfitta degli Stati nell’arrivare ad un benessere e un livello di vita dignitoso per tutti. Il Novus Ordo Seclorum (Nuovo Ordine Mondiale) voluto, e perfino stampato sul dollaro dal Grande Maestro massone Presidente F.B.Roosvelt (come G.Washington, Jefferson, B. Franklin, H.Truman, T. Roosvelt, G.Ford, R.Reagan) e annunciato ufficialmente al mondo da W. Bush nel 1991, che non vuole nazioni, comunità e leggi e tutto quanto detto non è la teorizzazione di un complotto, ma l’attuazione di un antico ed eterno piano strategico: il Governo Mondiale; e la Trilateral Society sta realizzando tale meta: ad esempio in Europa nel 1993 ha costretto i paesi membri ab abolire le barriere commerciali e consegnare le loro politiche valutarie e fiscali ai tecnocrati della Comunità Europea.

Il sistema delle Farmacie italiane costituiva un ostacolo insormontabile per chi ha come obiettivo la massificazione dei consumi mediante la libera vendita in grandi complessi commerciali sempre più dilaganti e per chi pretende di controllare produzione, pubblicità, distribuzione di beni economici. Infatti, le leggi italiane individuano i farmaci come beni sanitari e sociali, e la tutela della salute come appannaggio del sistema pubblico, sia pure attraverso operatori privati convenzionati: medici e farmacie. Le leggi promulgate nel 900 tendevano ad evitare la mescolanza dell’interesse commerciale con quello sanitario creando competenze, regole ed obblighi che dessero garanzia ai cittadini e allo Stato. Nel nostro caso, stabilirono la proprietà esclusiva di ogni farmacia ad un solo farmacista, titolare e direttore responsabile civile e penale, e un sistema di capillarizzazione che hanno egregiamente garantito per un secolo la salute dei cittadini.

Ora, con l’entrata nella proprietà della finanza attraverso il capitale, il vero scopo è solamente speculativo, infatti, le società di capitali hanno, come fine, la remunerazione dei soci e niente altro. Il tetto del 20% è una stupidaggine colossale, che solo pochi interessati fingono di non comprendere, in quanto si riferisce al tetto delle proprietà che ogni singola società può raggiungere: in pratica, 5 società diverse potrebbero detenere tutte le farmacie di ogni regione.
Chi gongola e difende questa legge non si rende conto che abolisce, in pratica, la professione, che aveva come obiettivi: da una parte, il controllo delle prescrizioni mediche e, dall’altra, la salvaguardia della salute; e, in realtà, è una involuzione sociale poichè ritorna indietro di un secolo, alle norme ante 1913-1934, per fini unicamente speculativi.

Basta andare in USA (e in parte solo, in Gran Bretagna) per rendersi conto dell’effetto a lungo termine di questa apertura al capitale: grandi società (specialmente di distribuzione intermedia, ma non solo) proprietarie di una parte minoritaria di farmacie colossali, piazzate nei punti strategici delle città, strutturate a molti piani, dove solo un piccolo angolo è dedicato alle “prescription” e tutto il resto è un supermercato di beni sanitari, in confezioni maxi, con prezzi stracciati o offerte che invogliano i cittadini a comperare senza criterio, esattamente come nei nostri outlet o ipermercati, ossia il contrario di quanto deve fare il farmacista per il bene della popolazione. Tutte le altre farmacie indipendenti (quelle che hanno resistito) ridotte a piccoli negozi di borgata, mal tenuti e anonimi, con farmacisti immigrati sotto remunerati e tutt’altro che professionali.

Certamente, in Italia ci saranno farmacie che saranno acquistate dalle grandi catene, salvando i titolari da situazioni di indebitamento o di difficoltà, e questi ne trarranno un beneficio illusorio, ma tutte le altre indipendenti dovranno adattarsi alle politiche commerciali senza averne la forza o soccombere.

Alcuni sostengono che i titolari potranno creare catene alternative a quelle multinazionali, molto difficilmente tramite proprie organizzazioni ma, soprattutto, tramite la distribuzione intermedia delle società di farmacisti che, a parte la sproporzione finanziaria tra i due mondi, come sia stata diretta e quali risultati abbia ottenuto in molte regioni è sotto gli occhi di tutti, da decenni. E poi, davvero si vuol credere che i titolari accettino di unirsi e, in questo modo, riescano a risalire dal baratro in cui stanno precipitando? Probabilmente, solo grandi farmacie, molto capitalizzate e di proprietà di personaggi ammanicati, e quindi potenti, potranno trarre beneficio entrando finanziariamente nelle catene nazionali e multinazionali. Tutti gli altri si ridurranno a negozietti.

Bisognava solamente far cancellare i due articoli di legge ma: occorreva avere un Sindacato forte, capace e intenzionato a combattere e che, invece di tacere e accettare supinamente, avesse informato e sollevato il popolo dei titolari contro questa legge; e sarebbe stato altrettanto importante che molti colleghi non fossero convinti sostenitori della utilità di questa soluzione, dato che da tempo perseguono gli stessi obiettivi speculativi della grande finanza: utili e capitalizzazione.

Quanto alla gente comune, come in ogni liberalizzazione, avrà solo da perdere, sicuramente, in qualità del servizio; ovviamente, in quantità di beni acquistati inutilmente; e, alla lunga, nei prezzi che le catene concorderanno, come avviene in ogni altro comparto: energetico, tele comunicativo, dei trasporti e tanti altri.

Dr. Maurizio Guerra

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Laureato presso l'Università degli Studi di Bologna, ha ricoperto cariche di responsabilità fin dai primi anni di carriera in ogni ente professionale: Utifar, Federfarma, Fofi, Enpaf; prima, in qualità di Presidente del Sunifar di Treviso; poi, del Sunifar Veneto; in seguito, dei Titolari di Farmacia del Veneto; ed, infine, dell'Ordine dei Farmacisti di Treviso. Da sempre impegnato nel dibattito sulla farmacia italiana, collabora con importanti testate del settore. Nel 2006 fonda con alcuni colleghi il movimento di opinione "Farmacia Italia". Dal 1987 a tutt'oggi gestisce una farmacia rurale con passione e competenza.

1 COMMENTO

  1. Bellissimo articolo, rispecchia esattamente il mio pensiero, uno studente di Farmacia al quinto anno a cui questa pseudo-riforma ha rubato il sogno di esercitare un giorno la professione in maniera autonoma e indipendente. Quello che mi sconcerta è la difesa del provvedimento da parte di molti titolari, possibile che questi signori siano così miopi e ottimisti sul loro futuro? Le multinazionali sono spietate, la loro concorrenza è spietata, e le loro risorse finanziarie illimitate, uccideranno definitivamente la nostra professione. La gente comune? Ancora meno informata, i cittadini credono veramente nel binomio liberalizzazione/maggiore risparmio, questo è quello che i media e i politici da anni hanno cercato di far loro credere, e poco importa se a pagarne il prezzo saranno i lavoratori, abbiamo visto cos’è successo in altri settori, l’esperienza delle condizioni di lavoro di Amazon ci dovrebbe far riflettere, e invece proseguiamo nell’autodistruzione. Sono profondamente amareggiato e arrabbiato, ci vorrebbero più persone come lei, dott.Guerra, oltre ad un unico grande sindacato che rappresenti veramente tutta la categoria senza distinzione e che lotti per i diritti di tutti (come avviene nella maggior parte delle categorie di professionisti). Cos’altro manca? Per esempio un accesso più ristretto alla facoltà per non permettere più che i giovani vengano ricattati com’è vergognosamente accaduto fino ad oggi, una seria programmazione del futuro, una solida rete di acquisti che consenta di acquistare a prezzi più convenienti per essere più competitivi sul mercato, più giustizia e più equità, concorsi più rapidi.. la lista è lunga, ma ormai è diventato tutto inutile, verremmo tutti fagocitati, è solo questione di tempo.

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