Legge 3 agosto 2017, n. 123
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 20 giugno 2017, n. 91, recante disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno. (Già qui, al cittadino comune, digiuno di giurisprudenza, si rizzano i capelli e rivoltano le budella: perché mai in Italia si possono infilare, quasi di nascosto, articoli e commi di materia differente da quella in titolo alle leggi? Per le urgenze, rispondono le Istituzioni, per far passare provvedimenti indigesti all’oscuro dei cittadini, diciamo noi ! E poi, sempre in Agosto quando l’attenzione è distratta dal sole, dal mare, dalle ferie).

Ora, esaminiamo l’articolato di questa insensata legge italiana 2017/123:

Art. 218 comma 1, dopo le lettere dd:
dd-ter) borse di plastica: borse con o senza manici,in plastica, fornite ai consumatori per il trasporto di merci o prodotti; (quelle comuni per intenderci, non bio né compostabili)

dd-quater) borse di plastica in materiale leggero: borse di plastica con uno spessore della singola parete inferiore a 50micron fornite per il trasporto;

dd-quinquies) borse di plastica in materiale ultraleggero: borse di plastica con uno spessore della singola parete inferiore a 15micron richieste a fini di igiene o fornite come imballaggio primario per alimenti sfusi; (quelle leggere per insacchettare i prodotti orto frutta per la pesata, tanto per capirci).
dd-sexies) borse di plastica oxo-degradabili: borse di plastica composte da materie plastiche contenenti additivi che catalizzano la scomposizione della materia plastica in microframmenti;
dd-septies) borse di plastica biodegradabili e compostabili: borse di plastica certificate da organismi accreditati e rispondenti ai requisiti di biodegradabilità’ e di compostabilità, come stabiliti dal Comitato europeo di normazione ed in particolare dalla norma EN 13432 recepita con la norma nazionale UNI EN 13432:2002;

Art. 226-bis (Divieti di commercializzazione delle borse di plastica). –

com. 1. Fatta salva comunque la commercializzazione delle borse di plastica biodegradabili e compostabili, e’ vietata la commercializzazione delle borse di plastica in materiale leggero… (omissis)

Art. 226-ter. (Riduzione della commercializzazione delle borse di plastica in materiale ultraleggero). –

com. 1. Al fine di conseguire, in attuazione della direttiva europea 2015/720, una riduzione sostenuta dell’utilizzo di borse di plastica, e’ avviata la progressiva riduzione della commercializzazione delle borse di plastica in materiale ultraleggero diverse da quelle aventi entrambe le seguenti caratteristiche, attestate da certificazioni rilasciate da organismi accreditati: biodegradabilità e compostabilità.

com. 2. La progressiva riduzione delle borse di plastica in materiale ultraleggero e’ realizzata con tali modalità’:

a) dal 1º gennaio 2018, possono essere commercializzate esclusivamente le borse biodegradabili e compostabili e con un contenuto minimo di materia prima rinnovabile non inferiore al 40 per cento;
b) dal 1º gennaio 2020, possono essere commercializzate esclusivamente le borse biodegradabili e compostabili e con un contenuto minimo di materia prima rinnovabile non inferiore al 50 per cento;
c) dal 1º gennaio 2021, possono essere commercializzate esclusivamente le borse biodegradabili e compostabili e con un contenuto minimo di materia prima rinnovabile non inferiore al 60 per cento.

Ma la Direttiva europea NON dice nulla di tutto questo: punta esclusivamente il dito sulle borse in plastica in materiale leggero, mentre esclude espressamente quelle in materiale di plastica ultraleggero e pone come limite perché le borse siano a pagamento il 31 dicembre 2018.

Direttiva europea del Parlamento e della Commissione 2015/720 del 29 aprile 2015, che modifica la direttiva 94/62/CE, per quanto riguarda la riduzione dell’utilizzo di borse di plastica in materiale leggero:

All’articolo 4 sono inseriti i paragrafi seguenti:

com 1 bis. Gli Stati membri adottano le misure necessarie per conseguire sul loro territorio una riduzione sostenuta dell’utilizzo di borse di plastica in materiale leggero. Tali misure possono comprendere il ricorso a obiettivi di riduzione a livello nazionale, il mantenimento o l’introduzione di strumenti economici nonché restrizioni alla commercializzazione in deroga all’articolo 18, purché dette restrizioni siano proporzionate e non discriminatorie. Tali misure possono variare in funzione dell’impatto ambientale che le borse di plastica in materiale leggero hanno quando sono recuperate o smaltite, delle loro proprietà di compostabilità, della loro durata o dell’uso specifico previsto. Le misure adottate dagli Stati membri includono l’una o l’altra delle seguente opzioni o entrambe:

a) adozione di misure atte ad assicurare che il livello di utilizzo annuale non superi 90 borse di plastica di materiale leggero pro capite entro il 31 dicembre 2019 e 40 borse di plastica di materiale leggero pro capite entro il 31 dicembre 2025 o obiettivi equivalenti in peso. Le borse di plastica in materiale ultraleggero possono essere escluse da tali obiettivi di utilizzo nazionali;

b) adozione di strumenti atti ad assicurare che, entro il 31 dicembre 2018, le borse di plastica in materiale leggero non siano fornite gratuitamente nei punti vendita di merci o prodotti, salvo che siano attuati altri strumenti di pari efficacia. Le borse di plastica in materiale ultraleggero possono essere escluse da tali misure.

Fermo restando che l’Italia può legiferare autonomamente all’interno della direttiva europea, perché mai ha applicato la normativa alle borse in materiale ultraleggero che l’UE ha escluso, e perché mai ha posto il limite temporale per le sanzioni al 1 gennaio 2018?

Cui prodest?

Al Governo che fa la bella figura, dopo aver temporeggiato per anni, di porsi antesignano europeo. O alle Catene, come le Coop e gli altri, che in tal modo sono autorizzati a far pagare i sacchetti per la pesatura degli ortofrutta (che prima erano gratis, ma il cui costo era comunque pagato dai cittadini poiché addebitato all’interno dei costi generali che governano il prezzo al consumo) e che vanno addebitati sull’etichetta apposta alla pesatura, anche se essa viene applicata direttamente al prodotto senza sacchetto, magari mantenendo comunque il recupero del costo all’interno del prezzo?

O al produttore del materiale plastico ultraleggero a base di mais che sembra prodotto e distribuito da una sola azienda a tutti i produttori di sacchetti ?

E le Farmacie cosa c’entrano nella pesatura degli ortofrutta e nell’obbligo del pagamento a mezzo scontrino dei sacchetti per l’asporto di farmaci che, giustamente, devono essere tutelati dalla privacy? Niente, ma chissenefrega ! Tanto noi ci prendiamo dei ladri perché dobbiamo applicare il costo del sacchetto per l’asporto in materiale leggero più IVA, intorno ai 5-10 cent, anche se non vogliamo farlo, volendo assumerci il costo come spesa, mentre le Catene, che li facevano pagare anche prima 10 centesimi, ora possono ufficialmente recuperare due volte anche quelli per la pesatura che normalmente sono diversi all’interno di una spesa.

Maurizio Guerra

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Laureato presso l'Università degli Studi di Bologna, ha ricoperto cariche di responsabilità in: Utifar, Federfarma, Fofi, Enpaf; prima, in qualità di presidente del Sunifar di Treviso; poi, del Sunifar Veneto; in seguito, dei Titolari di Farmacia del Veneto; ed, infine, dell'Ordine dei Farmacisti di Treviso. Impegnato nel dibattito sulla farmacia italiana, collabora con importanti testate del settore. Nel 2006 fonda il movimento "Farmacia Italia". Dal 1987 gestisce una farmacia rurale con passione e competenza.