Qualcuno le ha viste?

Sembrerebbe retorica questa domanda, se si pensa che i loro prodotti (il frutto del loro lavoro ed ingegno) siano sotto le dita dei farmacisti tutti i giorni, tutte le ore, tutti i minuti, ogni giorno dell’anno, trecentosessantacinque giorni all’anno.

Questa post origina da una semplice constatazione scaturita il giorno in cui molti farmacisti hanno sentito il bisogno impellente tra fine 2017 ed inizio 2018, di poter avere un’app che inviasse i corrispettivi relativi alle vendite effettuate dalla farmacia attraverso i distributori esterni ed affini, includendo tutte quelle apparecchiature che, dietro la corresponsione di un pagamento, erogava un servizio, non essendo dotate di porta di comunicazione attraverso la quale poter automatizzare il processo.

La domanda iniziale era semplice, a tratti banale: Come è possibile che tutte le software house farmacia – o quasi – siano talmente impegnate di essersi dimenticate della necessità – divenuta poi impellente – dello sviluppo di una App di invio dei corrispettivi?

Mentre riflettevo sul fatto che l’App fosse stata inizialmente gonfiata di prezzo da soggetti esterni legati alle vending machines e solo successivamente proposta da Promofarma, mi è venuto il dubbio: non avrebbero dovuto sviluppare l’App le stesse software houses, già presenti nell’ambito delle farmacie, quanto meno per dare un supporto anche legato ai flussi operativi della merce stessa che entra ed esce dalla farmacia e dal distributore/vending machine?

In altre parole, sviluppare un App con il più nobile fine che non fosse solo ed esclusivamente quello di inviare dei dati ad un soggetto terzo (in questo caso Agenzia delle Entrate), ma di voler e poter coordinare tutte le fasi della gestione del distributore/vending machine. Cosa non del tutto facile al giorno d’oggi.

Dopo varie riflessioni la conclusione a cui sono arrivato è che le software houses si sono tagliate fuori perché la cosa probabilmente non gli convenisse realmente e che comunque si sarebbero solo gravate di un fardello, tra cui sviluppo software (in-house o esternalizzato), assistenza, formazione ai distributori, formazione alle farmacie, aggiornamento e tutti quegli oneri a cui nessun, e sottolineo nessun, farmacista avrebbe avuto modo di riconoscere il giusto valore, sia professionale, sia commerciale.

Chi conosce i farmacisti sa bene quanto è difficile dialogare con loro sotto il profilo tecnologico, sa bene quale è il loro livello di informatizzazione e cultura sull’argomento e lo può verificare in gran parte grazie alle innumerevoli chiamate di assistenza che le software houses ricevono per risolvere problemi non palesemente afferenti alla sfera del software gestionale.

Basti pensare che il software gestionale farmacia fino a pochi anni fa era regalato dal distributore intermedio alla farmacia.

In ogni caso è giusto porsi la domanda: non è anomalo che una software house possa aver deciso di non investire sullo sviluppo di un’App di gestione delle vending machines per farmacia?

E da qui è scaturita la mia riflessione…

Dove è il motore dell’innovazione?

Non sembra strano che quello che dovrebbe essere il motore dell’innovazione del nostro settore investa tempo e risorse – direttamente o per mano dei loro distributori sul territorio – a vendere casse automatiche e fardelli per arricchire la farmacia di cose, mentre la loro stessa anima è principalmente costituita da assets intangibili ed aumenta smisuratamente il bisogno di soft skills, di competenze umane, professionali e tecnologiche?

Mi sarei aspettato, a seguito dell’approvazione della Legge sulla Concorrenza, un minimo di proattività, ma dico un minimo, da parte delle software houses.

Le vedete le – altre – software house? Le sentite?

Hai bisogno di informazioni su un software gestionale di cui hai sentito parlare – che non sia il tuo – e provi a contattarli, invii loro una contact form per chiedere informazioni, dal loro sito Internet, ti rispondono dopo 30 giorni.

Alcune addirittura non hanno nemmeno un sito Internet, le meno peggio hanno un sito Internet fermo, obsoleto, non aggiornato, che dia quante meno informazioni possibili, come se fossero volutamente lasciati a prendere polvere per evitare che qualcuno andasse a rubacchiare i loro contenuti. Basta cliccare sul link di un sito qualsiasi e vedere che l’ultimo aggiornamento risale ai 3-4 mesi precedenti. Qui c’è l’elenco – incompleto – delle software house con i rispettivi siti Internet.

La moda delle casse automatiche rendiresto

Dove sono le software houses? Sono troppo impegnate a vendere casse automatiche, l’oggetto di moda del momento, come se fosse la soluzione universale ad infedeltà dei collaboratori ed errori gestionali a vario livello, come se dovessero esser loro stesse a risolvere i problemi a monte e a valle della gestione del denaro contante e, più in generale, dei flussi organizzativi che sottostanno alle transazioni commerciali in farmacia.

Che fine ha fatto il cloud in farmacia?

Solo un’invenzione commerciale, una moda del momento, o un giochetto per pochi fanatici? Una tecnologia debole per la farmacia? Una tecnologia lontana dalle necessità gestionali?

Che fine ha fatto l’idea di delocalizzare la struttura IT fisica della farmacia, in favore di strutture consolidate e ridondate?

Sarà perché l’investimento da fare – relativo alla riconversione dei computer fisici, in quelli virtuali – sarebbe costato un occhio della fronte in termini di risorse umane? Sarà che la conversione delle installazioni fisiche avrebbe rischiato di provocare un’emorragia di clienti in favore di altre software houses? Sarà che le software houses avrebbero dovuto mantenere per anni due tipi di supporti per software differenti (vecchi e nuovo)? Sarà perché i colleghi più ostinati non avrebbero mai cambiato il loro software in funzione di uno più moderno e quindi, avrebbero cambiato software?

Sarà… Sarà… Potrebbero esservi migliaia di sarà, fatto sta che a parte qualche timido tentativo, peraltro condotto in maniera del tutto buffa e disorganizzata, non ho più sentito parlare di cloud in farmacia.

Dove sono le software house?

Dove ricordo di aver visto l’ultima volta una software house? In fiera.

In fiera con i loro megagalattici stand, carrozzati e riciclati, a volte grandi, a volte necessariamente minimali per le lunghe distanze che questi stand devono essere trasportati e con persone dai volti sempre più stanchi, alienati ed incartapecoriti, come se ormai fossero rassegnati al loro destino.

Quando entri e chiedi Novità?, ti rispondono con occhi smarriti e fanno spallucce.

Lasciamo stare!

Dove sono le software house, loro malgrado?

Continuano a nascondersi, non sfornando volutamente prodotti e servizi, ne parlano solo in segreto, così come – quando capita – le loro riunioni super segrete.

Ricordo un paio di estati fa quando si parlava di acquistare un software a marchio Federfarma molte delle altre software house escluse dall’iniziativa si riunirono in gran segreto: era più difficile avere informazioni da loro che da qualsiasi stanza del ministero.

Le software house che hanno in mano il potere dell’innovazione, non fanno circolare idee e se proprio devono farlo, incontrando qualche farmacista, lo fanno con qualche evento territoriale per pochi – in stile old school -, con buffet finale. Se proprio devono proporre qualcosa, propongono qualche misero corso di “come si usa il software” e lo fanno pagare “caro e amaro”.

Nell’ultimo paio di anni ho visto reimpastare funzioni che hanno a disposizione, dal software gestionale, o aggregano informazioni che vanno a prendere nei posti più sparuti del software e le chiamano con un nome diverso. Molto spesso vendendo aria fritta. Se questa si chiama innovazione…

Le software house amano non comunicare

Ad oggi, il massimo della forza comunicativa di una software house, nei confronti del mercato, e quindi il massimo dell’innovazione che loro riescono a concedersi, è costituito dalla presenza in fiera. Spesso presenza obbligata e vincolata dal fatto che se non decidessero di partecipare, la concorrenza parlerebbe male di loro stessi andando a dire in giro che stanno fallendo. Spesso partecipano a dei tour de force di due, tre, quattro eventi consecutivi, trasportando le loro scatole vuote.

Ho avuto modo di avere a che fare con le software house, a tutti i livelli, e posso assicurare che non hanno un flusso preciso per il processo comunicativo. Non c’è cosa più difficile che interfacciarsi con una software house. Nella peggiore delle ipotesi… non rispondono alle email. Detestano quindi, ancora una volta, l’idea di far circolare informazioni.

Deficit di informazioni su altri software

E proprio a proposito di cose che circolano… Perché al farmacista non è dato modo di carpire informazioni di altre software houses per capire se il loro software gestionale può essere usato come modello di riferimento?

Perché i siti Internet delle software houses, nonostante fatturino milioni di euro, sono statici, poco aggiornati, a volte assenti?

Dove comunicano le software houses? Come comunicano le software houses? Cosa comunicano le software houses?

Con che modalità fanno in modo che i farmacisti possano conoscere chi sono, cosa fanno?

Il nulla più assoluto

Da anni non sento parlare una software house, le loro idee, le loro visioni, i loro progetti, i loro contenuti sul futuro, sulla gestione, sull’innovazione. Nulla. Zero. Il vuoto più totale!

Le vedete o le sentite le software houses?

Una software house, più o meno grande, potrebbe obiettare dicendo: Per ciò che costa il canone di licenza annuale, se fosse per i farmacisti, avremmo già chiuso!.

Ed effettivamente è così. Negli anni non sono stati capaci di crescere commercialmente, facendo circolare il valore dei beni intangibili che producevano, e questa ne è la conseguenza diretta.

Ben venga l’aumento dei canoni, ove fosse necessario. Ben venga il far percepire il giusto valore dell’innovazione, ove effettivamente si possa parlare di innovazione.

Da dove origina il ribasso del valore dei software gestionali?

Si è capito ormai che sino ad oggi le passate generazioni – ma probabilmente anche le presenti – un po’ meno le future, danno maggior valore alle cose fisiche che a quelle intangibili, quelle intellettuali.

Lo scarso o nullo valore che loro danno alle risorse intangibili, in questo caso i software gestionali, nasce da molto lontano. E cerco di fare il punto della situazione.

Da un lato vi sono i farmacisti che subiscono le continue pressioni al ribasso del sistema, ovvero da parte dei pazienti/clienti/utenti della farmacia, degli stakeholders, compreso il SSN, e dei vari attori che sono abituati a togliere alla farmacia, a chiedere continuamente sacrifici monetari (non per nulla spesso la farmacia è stata nominata come il bancomat).

Dall’altro, gli stessi farmacisti, a furia di veder depauperato il loro valore economico, commerciale, professionale, chiedono a monte sempre più sacrifici e cercano di risparmiare al fine di ridurre – giustamente – al minimo la struttura dei costi di gestione.

Riduzione ossessiva dei costi

Nella corsa alla riduzione ossessiva dei costi, che vede da tempo lo svilimento del valore professionale – mi riferisco all’abuso di tirocinanti – purtroppo rientra anche quella del software gestionale farmacia, che anziché valorizzare, vanno ad ascrivere a tutte quelle cose di cui la farmacia può richiedere – ed ottenere – il deprezzamento di valore.

In realtà non ci si rende conto che il software gestionale della farmacia costituisce l’anima, lo scheletro della farmacia, la cosa più importante.

Ed è li che i farmacisti dovrebbero investire i migliaia di Euro distratti su altre forme che qualcuno chiamerebbe investimenti ma che in realtà si tratta di ferraglia e chip che già al momento della firma del contratto perde il proprio valore, come un’automobile.

Tanti soldi buttati, a vari livelli, in aggeggi fisici a cui la farmacia è abituata – e spende volentieri  – migliaia e migliaia di euro, a tutti quegli investimenti in cose su cui non esiste un vero valore di mercato e su cui i farmacisti versano decine di volte il prezzo reale.

Lotta al ribasso

Diviene quindi tutto una continua lotta al ribasso, un continuo depauperare che induce gli sviluppatori di software per farmacie a trovarsi in una brutta morsa, di non poco conto, che a tratti potrebbe minare l’effettiva esistenza in vita di una software house. Soprattutto quelle meno consolidate e con meno installazioni che fanno difficoltà ad uscire fuori regione o area di competenza perché sarebbe troppo costoso adeguare il loro software e seguire la burocrazia locale.

Ovviamente parte dello sfacelo che sta avvenendo è possibile grazie al cedimento che le software house – devo dire spesso per mano dei concessionari disposti a ridurre la loro provvigione – fanno a seguito delle pressioni commerciali da parte dei farmacisti, per prendere a tutti i costi quella installazione, con l’obiettivo di portare bei numeri a fine anno ed installare quante più farmacie possibili.

Alcune piccole e micro software house invece vanno in direzione diametralmente opposta, ed è li che c’è tanto da imparare. Stabilito un certo numero di clienti si stabilizzano e lavorano sulla qualità anziché la quantità. Ma anche queste ultime non esulano dal ragionamento comunicativo che facevo più su: è come se avessero paura di comunicare.

Concludendo

Resto tutt’ora meravigliato del fatto che chi dovrebbe parlare di innovazione nel nostro settore oggi è troppo impegnato a piazzare casse automatizzate ed accrocchi vari alle farmacie.

Il nostro settore al momento non ha bisogno di cose fisiche ma di contenuti. Certo, ci saranno sempre i colleghi disposti a buttare soldi sulle cose fisiche: sono liberi di scegliere come poter disporre il loro denaro contante, sono liberi di potersi indebitare, liberi di fare un mutuo e pagarlo per i prossimi venti anni.

Credo che sia doveroso quanto necessario che le software house escano da questa fase di stasi profonda e di silenzio abissale, sforzandosi di esprimere al meglio quella che è la loro proposta di valore, consentendo ai farmacisti di poter scegliere e prendere decisioni sulla base di informazioni reperibili facilmente. D’altro canto le stesse software house dovrebbero concentrarsi maggiormente ed investire sulle soft skills e permettere ai farmacisti che vogliono crescere di livello, di poter sfruttare al meglio tutte le funzioni del software gestionale farmacia.

Gli stessi farmacisti dovrebbero infine dedicare parte del loro tempo a studiare a fondo il proprio software gestionale e metterlo a regime, evitando di perdere tempo dietro a macchinari e ferraglia che già al momento della firma del contratto perdono di valore e che, una volta posizionato in farmacia, sarà sempre più difficile rimettere sul mercato.

Alfonso Di Stasio

© Riproduzione riservata

Quanto riportato esprime contenuti ed opinioni personali dell’autore che ha scritto il post. Queste opinioni non coincidono necessariamente con quelle di FarmaciaVirtuale.it.

8 COMMENTI

  1. Caro Alfonso speriamo che dopo questo appello , le software House , rispondano a tutti i tuoi e nostri
    sacrosanti interrogativi.

    • Caro Mimì, il quadro ormai è chiaro e credo che gran parte dei colleghi abbiano ben capito in che direzione stiano andando le software house. L’auspicio è quello che loro stesse possano essere da volano per un’innovazione che parte da dentro.

  2. Ricordo a tutti che da ormai 30 anni esiste UFI, Unione Farmacie Informatizzate, consorzio
    senza scopo di lucro gestito da farmacisti.
    Il consorzio ha un proprio gestionale che, nella versione attuale (UFI5d), può dialogare con tutte le piattaforme (Windows,iOS, Android ) e relative periferiche, pur mantenendo la semplicità, velocità e sicurezza che da sempre lo contraddistingue (il “cuore” rimane Linux).
    Oggi UFI conta 550 farmacie socie in tutta Italia.
    Non c’è bisogno che i farmacisti realizzino un loro gestionale perché esiste già ed è all’avanguardia!

    Paolo Della Bona – Presidente UFI

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here