Sicuramente il Presidente Croce, per una giusta e corretta gestione degli equilibri interni alla categoria, sarà molto più cauto e accondiscendente, ma essendo io libero da incarichi nella gestione posso esprimermi liberamente.

Punti fermi

  1. Lo Stato italiano obbliga tutti i cittadini ad avere un sistema pensionistico previdenziale.
  2. Per i professionisti, ha lasciato la fondazione e la gestione della Previdenza agli Ordini.
  3. Tutti i professionisti iscritti agli Ordini sono OBBLIGATI ad iscriversi al proprio Ente
  4. Negli ultimi anni ha obbligato ogni Ente privato ad accantonare 40 annualità di pensioni
  5. Poiché gli accantonamenti sono, tutti compresi, ancora inferiori a 10 annualità, esiste l’obbligo di continuare ad accantonare altre 30 annualità (ogni annualità a bocce ferme è di circa 250 milioni di euro) oltre a corrispondere ai pensionati in essere le pensioni acquisite.
  6. I parametri gestionali sono lasciati ad ogni Ente sotto controllo dei Ministeri partecipanti
  7. Il fondo necessario a gestire le pensioni e l’assistenza è formato dai versamenti dei contributi di TUTTI gli iscritti agli Ordini e dagli accantonamenti conseguiti nel tempo sia mobiliari, sia immobiliari e dai frutti da questi derivanti.

Da tutto questo consegue che la gestione di un fondo pensionistico privato è molto complesso e, in un periodo nel quale gli investimenti sono tutti poco o del tutto non remunerativi, le difficoltà sono molto aumentate.

Infatti, i contributi versati annualmente non sono assolutamente sufficienti a pareggiare i fabbisogni dell’Ente, tanto è vero che sono sufficienti solamente a coprire le pensioni in essere ai valori irrisori che tutti conosciamo. Per gli accantonamenti obbligatori di garanzia, se non ci fosse lo 0,90% del fatturato SSN versato dalle farmacie in nome e per conto dello Stato, non ci sarebbe la possibilità di continuarli annualmente se non raddoppiando i contributi di tutti.

Lo 0,90%, inoltre, è ingiustamente trattenuto in quanto, quando fu “inventato” a suo tempo (credo nel ’69), era il riconoscimento dell’abolizione dello sconto del 6% imposto sui medicinali dispensati dalle farmacie a favore del Sistema sanitario pubblico. Pertanto, ora che le farmacie sono di nuovo obbligate ad uno sconto scalare che spesso supera il 6%, lo 0,90 dovrebbe essere abolito o, quanto meno, versato realmente dallo Stato all’Enpaf.

Poiché il sistema pensionistico è a circolo chiuso, non essendoci più interessi attivi importanti, per cui quanto viene versato serve a pagare le pensioni in essere, o si aumentano i versamenti di tutti oppure le pensioni sono destinate a diminuire di valore dato che i pensionati aumentano ogni anno.

L’unica vera soluzione che abbia senso è passare dal contributo fisso annuale ad un contributo percentuale sul reddito professionale, così come applicano tutti gli altri enti previdenziali privati. Tutti i professionisti versano una percentuale che può essere tra il 15 e il 25% del reddito, come per i medici, gli avvocati, gli ingegneri, i notai. In questo modo gli accantonamenti diventano davvero importanti e quindi le pensioni sono adeguate ad un professionista. Pretendere di versare (a bocce ferme) per 42 anni 4.500 euro ossia circa 190.000 euro per avere una pensione di, poniamo, 36.000 euro per, mettiamo, anche soli 20 anni, pari a 720.000 euro è evidentemente assurdo e impossibile.

Quindi, pur essendo sacrosante tutte le eccezioni sollevate dai “giovani”, nessuna di esse è attuabile in quanto sono contro l’aumento dei versamenti (o addirittura l’annullamento per certe situazioni) e a favore dell’aumento del trattamento pensionistico.

Il sistema è di vasi comunicanti a tenuta stagna e quindi tanto si versa tanto si preleva e viceversa.

La strada percorribile e accettabile dai ministeri partecipanti e controllanti può essere solo il passaggio a una contribuzione sul reddito professionale ( più giusto per tutti), magari con un fisso minimo, e la contemporanea abolizione della trattenuta dello 0,90%.

Anche la eliminazione dell’Ente è pura fantasia poiché gli attuali pensionati avrebbero una copertura, vendendo tutto, forse per 10 anni e basta, ma a patto che tutti coloro che hanno contribuito da 1 anno fino alla soglia della pensione rinuncino a quanto versato, altrimenti ci sarebbe il fallimento dell’Ente.

Quanto a passare sotto l’ombrello dell’INPS, (che è messa peggio ma ha lo Stato che salda i buchi) lo Stato ha già detto: ringraziamo ma no, a meno che non ci diate con tutti gli iscritti anche 40 anni di annualità in contanti.

Questa è in soldoni la realtà dei fatti e ogni diminuzione o eliminazione di contribuzione va a danno di tutti i pensionati e pensionandi.

In ultima, ma non ultima, la redditività del capitale accantonato, grazie a una politica rigorosa di investimenti sia immobiliari di alto valore, che mobiliari molto prudenziali e in attivo, è superiore a qualsiasi rendita bancaria o assicurativa.

Maurizio Guerra

© Riproduzione riservata

Quanto riportato esprime contenuti ed opinioni personali dell’autore che ha scritto il post. Queste opinioni non coincidono necessariamente con quelle di FarmaciaVirtuale.it.

Laureato presso l'Università degli Studi di Bologna, ha ricoperto cariche di responsabilità in: Utifar, Federfarma, Fofi, Enpaf; prima, in qualità di presidente del Sunifar di Treviso; poi, del Sunifar Veneto; in seguito, dei Titolari di Farmacia del Veneto; ed, infine, dell'Ordine dei Farmacisti di Treviso. Impegnato nel dibattito sulla farmacia italiana, collabora con importanti testate del settore. Nel 2006 fonda il movimento "Farmacia Italia". Dal 1987 gestisce una farmacia rurale con passione e competenza.