Il percorso virtuoso che porta ad avere sia collaboratori che titolari più soddisfatti, oltre che un migliore andamento dell’azienda, comporta un cambio di prospettiva nell’approccio alle “Persone”. Implica cioè da parte del titolare una visione “attiva” di formazione e motivazione quotidiana dei collaboratori ispirata al mestiere dell’allenatore.

Sull’argomento “collaboratori” – non solo quelli in farmacia – sono stati scritti fiumi di parole; nonostante ciò, ancora oggi uno degli argomenti che maggiormente affligge i titolari è proprio il (non?) rapporto con i dipendenti.

Mi viene spontaneo allora pensare ai più di vent’anni che ho trascorso come dipendente in aziende quali Pirelli, Johnson&Johnson, Buffetti, Unilever, Telefònica, dove, giungendo fino al grado di direttore commerciale, avevo sempre un “capo” (nell’ultimo caso, l’amministratore delegato).

Cosa mi aspettavo dal mio superiore gerarchico, chiunque fosse? Diciamo qualcosa che assomigliasse al mestiere dell’allenatore, di una qualsiasi squadra, in uno sport qualsiasi. Quindi non un essere sempre “perfetto”, privo di qualsiasi difetto e sempre all’altezza: non occorre essere un semi-dio per gestire persone.

Molto meglio invece avere qualcuno che ti lanci la sfida quotidianamente sempre un po’ più in là (Michael Jordan sosteneva l’importanza di fare ogni giorno un passo avanti…), che come l’allenatore ti faccia sudare le proverbiali 7 camicie, magari dicendoti a volte anche cose che ti fanno male, ma comunque pronto a riconoscere e valorizzare i tuoi meriti.

Qualcuno che ti indichi la meta, pronto però ad insegnarti come affrontare il viaggio, ad addestrarti a superare le inevitabili difficoltà che incontrerai in questa perenne sfida con te stesso alla ricerca del famoso “passo in più”.

Ci metterei anche un’altra caratteristica fondamentale: la capacità di leggere i miei stati d’animo, di pagarmi non solo con il denaro ma con quella merce in grado spesso di generare risultati eccezionali: la Motivazione.

Sicuramente qualcuno sta pensando che «…queste sono cose che si leggono soltanto nei libri…», oppure che «…è impossibile avere tutte queste capacità in una sola persona…».

Supponiamo per un attimo che abbiano ragione: quali alternative ci sono allora per valorizzare il capitale umano presente in farmacia, considerando che un titolare investe nel personale almeno il 10% del fatturato annuale?

Inoltre: se noi fossimo collaboratori di qualcun altro, non vorremmo forse avere un responsabile come quello descritto?

Così come è ovvio che, subordinare l’avvio di un percorso che preveda una vera gestione del personale al possesso di tutti i requisiti di cui sopra, equivale a crearsi un alibi per non cambiare nulla e perpetuare, più o meno inconsciamente, l’attuale situazione.

«Se vuoi conseguire risultati diversi, devi fare cose diverse» diceva Einstein.

Iniziamo allora ad eliminare qualcuno degli alibi che solitamente utilizziamo per non cambiare e introduciamo nel nostro stile di conduzione almeno uno degli elementi che possono fare la differenza nei collaboratori. Cominceremo a sentirci anche noi un po’ allenatori avendo la soddisfazione di far crescere non solo le nostre persone e i nostri incassi, ma anche di aver compiuto quel famoso passo in più.

Ho ricoperto con successo posizioni di crescente responsabilità nel marketing, nel trade marketing e nelle vendite, fino a quella di direttore commerciale. Ho “allenato” più di cento titolari e loro collaboratori che mirano a lavorare con soddisfazione personale, traendo dalla propria attività fiducia nelle proprie capacità imprenditoriali.