Com’è noto, la speranza di vita continua a crescere grazie ai progressi della scienza e alla scoperta di molecole innovative per il trattamento di patologie un tempo di insperata risoluzione.

Allo stato attuale, circa il 90% degli anziani assume quotidianamente farmaci per il trattamento di patologie croniche correlate all’età. In questo stesso gruppo, si annovera circa un 10% di persone affette da patologie neurodegenerative, l’80% delle quali affetto da demenza riferibile ad Alzheimer’s Disease (AD).

E il numero di persone affette è destinato a crescere entro il 2050 fino a 160 milioni di affetti globalmente.

Dal momento che esistono forti correlazioni (documentate da diversi trials clinici) tra disfunzioni metaboliche e patologie neurodegenerative, è intuitivo come fornire alla popolazione le corrette istruzioni per un corretto stile di vita ed opportune misure preventive, possa rappresentare un concreto aiuto per ridurre il tasso di ricorrenza della malattia.

E in aggiunta, intervenire tempestivamente per far rientrare i parametri alterati, può essere presumibilmente una valida misura per scongiurare comparsa e decorso della patologia.

Le farmacie, come presidio di prossimità, e i farmacisti di comunità, dal canto loro, possono avere un ruolo sicuramente incisivo per accrescere la consapevolezza sul fenomeno.

In generale, le malattie neurodegenerative – Alzheimer, Parkinson, Huntington, SLA, sclerosi multipla – sono accomunate dalla presenza di alcuni indicatori fondamentali: infiammazione, alterazioni del metabolismo del glucosio, accumuli proteici anomali nelle cellule nervose, tutti aspetti preventivamente modificabili insieme ad altri con corretta alimentazione e adeguata attività fisica.
I parametri metabolici alterati nei pazienti con AD conclamato sono diversi; e uno scienziato statunitense (D. Bredesen, “The end of Alzheimer” – 2017) ha dimostrato come possa avvenire la reversione della patologia riportandoli alla normalità con l’utilizzo combinato di corretta alimentazione, farmaci, movimento, supplementazione nutrizionale.

Anche alcuni pazienti geneticamente predisposti, che presentavano persino la forma APOEε4, sono completamente guariti aderendo al protocollo di Bredesen.
Come può intervenire il farmacista su una patologia che può condurre a gravi complicanze e che ha di per sé alla base della propria insorgenza una componente genetica e fattori epigenetici?

Si può agire sulla modifica dei fattori epigenetici (fattori ambientali, stile di vita, alimentazione). Una riduzione dei fattori di rischio cardiovascolari, può diminuire il rischio di sviluppare AD.

Il protocollo di intervento (MEND) sperimentato negli USA si è focalizzato sulla modifica di parametri quali: insulino resistenza, eccesso ponderale, iperomocisteinemia, infiammazione cronica, ipovitaminosi D, deficienze ormonali, ipertensione, dislipidemia, diabete e altri.
Questo programma di rinforzo metabolico può essere attuato sotto la supervisione di medico e farmacista.

Quali le principali soluzioni attuate sui casi oggetto di studio:

  • Digiuno e restrizione calorica per attivare l’autofagia delle proteine accumulate nei neuroni non essenziali per la loro sopravvivenza, con l’obiettivo di ricavarne energia;
  • Yoga, attività meditative e musicoterapia per ridurre cortisolo, stress e CRF
  • Melatonina 0,5 mg ogni sera prima di andare a dormire, per garantire otto ore di sonno continuativo (parametro alla base di tutti i processi di guarigione);
  • Esercizio fisico 30-60 minuti al giorno per 4-6 giorni a settimana;
  • Cognitive Stimulation Therapy (CST), terapia occupazionale ed esercizi per stimolare le funzioni mnemoniche/cerebrali per i pazienti e le loro famiglie. Anche i caregiver infatti sono una categoria a rischio, poiché il carico psico-fisico indotto dall’accudimento di una persona cara affetta da demenza espone maggiormente a sviluppare questo tipo di disturbi;
  • Vitamina B6, vitamina B12, zinco, acido folico e betaina per ridurre l’iperomocisteinemia;
  • Bacopa monnieri e Whitania somnifera per l’azione antinfiammatoria, antiossidante, azione inibitoria sull’AChE, diminuzione dell’atrofia neuronale e azione di “improving memory”;
  • Calcio, vitamina D3 e vitamina K2, utilizzati in associazione per il corretto trofismo osseo di questi pazienti;
  • Coenzima Q10 nella dose di 200 mg/die;
  • Acidi grassi insaturi (EPA e DHA) per la loro azione antinfiammatoria e rigenerante a livello cerebrale
  • Vitamina C 1g/die;
  • Modulazione del microbiota. È ormai dimostrato che il benessere intestinale influenza l’attività cerebrale e viceversa.

Chiaramente gli eccessi integrativi non sono contemplati in nessun caso.

E, ovviamente, l’intervento preventivo sullo stile di vita costituisce la via più valida per scongiurare l’insorgenza dell’Alzheimer.

Lo studio ha interessato dei pazienti in cui la patologia era già conclamata e in stadi avanzati.

Da qui la giustificazione di un utilizzo così massiccio di supplementi.
Laddove non si possa intervenire in prevenzione primaria, bisogna essere pronti ad intervenire ai primi sintomi, quindi la chiave è la diagnosi precoce.
Se si riuscisse infatti ad individuare AD a partire dai sintomi prodromici, l’intervento potrebbe esplicarsi su una minore quantità di parametri alterati.
In definitiva, lo studio esaminato dimostra che anche le persone anziane sono capaci di migliorare significativamente il loro stile di vita se motivati da una rilevante percezione del pericolo.

Infatti, tra i soggetti partecipanti, la compliance è stata eccellente.

Per portare all’attenzione dei più questa tematica di salute, sarebbe ragionevolmente utile l’intervento di istituzioni, policy makers e tutti gli stakeholder del panorama sanitario.

In Italia, sul fronte dei farmaci, è stato presentato il progetto “Interceptor” da AIFA e Ministero della Salute. L’iniziativa “mira ad intervenire sui pazienti ancora in fase prodromica della patologia per identificare la popolazione sulla quale i farmaci per l’Alzheimer, che nei prossimi anni saranno disponibili, potranno risultare maggiormente efficaci e sicuri” (link).

Alimentazione corretta e terapia farmacologica sono infatti step ineliminabili ai fini della guarigione.

Per approfondire

  • Bredesen D.E. et al. Reversal of cognitive decline in Alzheimer’s disease. Aging, 2016;
  • Bredesen D.E. Reversal of cognitive decline: a novel therapeutic program. Aging, 2014

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