Il Coenzima Q10 (CoQ10) è una molecola antiossidante liposolubile, praticamente ubiquitaria ma prodotta perlopiù a livello della membrana mitocondriale.

Così come la Vitamina K, appartiene alla classe dei chinoni.

Nell’organismo umano, esiste in 2 forme attive: Ubichinone (forma ossidata) e Ubichinolo (forma ridotta), entrambe fondamentali per la produzione di energia.

L’80% del Coenzima Q10 nel corpo si trova in fegato, sangue ed intestino in forma di Ubichinolo derivante dalla conversione dell’Ubichinone.

Età, stress ossidativo, carenze enzimatiche, variazione del gene NQ01 (polimorfismo genetico che inficia l’attività della CoQ10 reduttasi), sono tutti fattori che concorrono a ridurre l’efficienza dei sistemi di conversione Ubichinone-Ubichinolo.

Pertanto, a partire dai 35-40 anni, sarebbe opportuno suggerire una razionale supplementazione. Meglio optare per la forma ridotta (Ubichinolo) già biodisponibile, che non necessita di essere convertita, con posologia 50-100mg/die.

È preferibile assumerlo durante un pasto che comprenda una quota lipidica.

Miocardio, fegato, cellule muscolari necessitano di molta energia e i loro mitocondri sfruttano il CoQ10 per produrre appunto ATP che sarà utilizzato per vari processi come la contrazione muscolare e la replicazione del DNA.

La biosintesi endogena di CoQ10 prevede l’intervento dell’enzima HMG-CoA reduttasi presente nel fegato, la cui inibizione da parte delle statine porta a riduzione della sintesi di mevalonato e alla conseguente deplezione dei livelli di CoQ10 in misura del 16-54% della quota totale.

Per supplire al decremento indotto da questa classe di farmaci e conseguenti rabdomiolisi, crampi e mialgie, si può consigliare al paziente l’integrazione con CoQ10, alla dose di 100 mg/die.

Per la sua azione energetica ed antiossidante, se ne consiglia l’impiego nei casi di deficit energetico, convalescenza, aging e per il benessere cardiovascolare (effetto vasodilatatorio) poiché, se protratti nel tempo, condizioni di bassi livelli di ATP possono avere seri risvolti negativi sulla salute complessiva.

Negli atleti, riduce i crampi e la stanchezza muscolare; in più accelera i processi di recupero, migliorando le prestazioni sportive. Utilizzabile anche nei casi di overtraining (100-200 mg/die).

Negli over 65, in cui si ha un calo della sintesi endogena di CoQ10, utile integrarlo per promuovere il vigore della funzione muscolare con contributo positivo sulla sarcopenia.

L’azione benefica del CoQ10 si esplica anche in caso di malattie neurodegenerative, in cui se ne consiglia la somministrazione quotidiana.

Recenti studi riportano la sua concreta efficacia nel rallentare la progressione del Parkinson (Zhu ZG et al. Neurol Sci 2017): somministrato tempestivamente nelle fasi iniziali di PD, svolge la sua azione positiva sul tessuto nervoso, coadiuvando il miglioramento del quadro motorio (dosaggio ≥ 1g/die).

Può essere consigliato come trattamento anti-age, poiché contrasta la comparsa precoce delle rughe e la perdita di collagene ed elastina.

È in aggiunta un efficace regolatore insulinico, riduce l’infiammazione e lo stress ossidativo, aumenta la risposta immunitaria dell’organismo e contrasta intuitivamente l’astenia.

CoQ10 è controindicato in pazienti che assumono ipoglicemizzanti orali, chemioterapici, anticoagulanti, antipertensivi, betaxololo.

Nell’imminente valutazione di un’integrazione coerente, il farmacista potrà intervenire a seconda delle varie casistiche per orientare il paziente, sulla base di evidenze pertinenti.

Per approfondire:
– Prof. Pierluigi Gargiulo – La sarcopenia
– Prof. Pierluigi Gargiulo – Stress ossidativo, invecchiamento e attività motoria
– Prof. Pierluigi Gargiulo – Metabolismo nell’attività motoria upgrade su dieta e integrazione

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