Capiamo perché potrebbe essere difficile una riforma dell’ENPAF o l’applicazione di eventuali correzioni all’attuale sistema contributivo.

Il sistema pensionistico italiano, oltre alle forme di previdenza dei lavoratori dipendenti e autonomi, prevede forme obbligatorie di previdenza per liberi professionisti, come l’ENPAF.

Il fenomeno della privatizzazione degli enti previdenziali, realizzato ex d.lgs. n. 509/1994 per gli ordini “storici”, si può inquadrare in una più ampia riforma diretta al riordino degli enti pubblici di assistenza e previdenza, riforma che, fermi restando i compiti di tali enti, mirava ad una gestione più efficiente di essi.

A partire dal 1° gennaio 1996, a seguito dell’approvazione del D.lgs 103 del 10 febbraio 1996, viene assicurata la tutela previdenziale obbligatoria nei confronti dei soggetti che svolgono attività autonoma di Libera Professione senza vincolo di subordinazione per la quale è richiesta l’iscrizione in appositi albi professionali.

Questa norma si applica anche a quei soggetti appartenenti alle categorie professionali citate che esercitino attività libero professionale ancorché contemporaneamente svolgano attività di lavoro dipendente (farmacisti dipendenti).

In seguito, il d.lgs. n. 103/1996, in attuazione della delega prevista dall’art 2, comma 25, della legge n. 335/1995, ha completato il quadro della disciplina previdenziale, estendendo la garanzia della tutela obbligatoria a tutti i liberi professionisti obbligatoriamente iscritti ad un albo professionale.

Il dettato legislativo ha imposto, per le attività professionali più recenti e non ancora assicurate (biologi, psicologi, dottori agronomi, attuari etc.) l’istituzione di albi e Casse specifiche, o, in difetto di tale istituzione, l’obbligo di iscrizione ad un’apposita gestione costituita presso l’INPS, con la cosiddetta Gestione Separata.

La funzione del Ministero del Lavoro

La Direzione Generale del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, svolge attività di vigilanza sulla previdenza obbligatoria gestita dagli enti previdenziali privati, di cui al Decreto Legislativo n. 509 del 30 giugno 1996, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze e con il Ministero della Giustizia. Per tale motivo è obbligatoria la presenza di un esponente di ognuno dei Ministeri nel CDA dell’Ente previdenziale.

Sotto il profilo giuridico-amministrativo, la Direzione esamina e approva le delibere, adottate dagli enti, in materia di contributi e prestazioni, di modifica degli statuti e dei regolamenti sulle attività istituzionali e dei regolamenti elettorali.

Verifica, inoltre, la sostenibilità e adeguatezza delle prestazioni previdenziali, nel controllo sulle politiche di investimento e sulla composizione del patrimonio degli enti. Svolge i procedimenti finalizzati all’emanazione dei decreti di commissariamento degli enti, in presenza delle condizioni previste dalla normativa di riferimento. Esprime le linee di indirizzo su organizzazione e funzionamento degli enti, anche nei confronti dei rappresentanti ministeriali negli organi statutari. Cura altresì la tenuta e l’aggiornamento dell’albo delle associazioni e delle fondazioni che gestiscono attività di previdenza e assistenza e predispone i decreti di nomina dei componenti degli organi degli enti privati e privatizzati e dei componenti.

Per quanto riguarda la vigilanza tecnico-finanziaria sui medesimi enti di previdenza privati, la Direzione esamina i bilanci preventivi, le note di variazione e i bilanci consuntivi, formulando eventuali osservazioni e rilievi. Effettua inoltre l’analisi dei bilanci tecnico-attuariali, finalizzata alla verifica della sostenibilità finanziaria e dell’adeguatezza delle prestazioni previdenziali. Approva i regolamenti di contabilità e amministrazione e verifica la legittimità e congruità dei piani triennali di investimento degli enti previdenziali finalizzata al rispetto dei saldi strutturali di finanza pubblica.

Chi è l’ENPAF e cosa fa

L’ENPAF è l’Ente di previdenza e assistenza dei farmacisti che eroga pensioni, prestazioni di assistenza e indennità di maternità agli iscritti che ne abbiano diritto, secondo le norme di legge o di regolamento.

Con decreto interministeriale 7 novembre 2000 l’Enpaf si è trasformato in fondazione di diritto privato, rimanendo ferma l’obbligatorietà della contribuzione previdenziale e assistenziale dovuta dagli iscritti all’Ordine che per legge sono automaticamente iscritti anche all’Ente, l’iscrizione e la cancellazione decorrono dalla data in cui il Consiglio direttivo dell’Ordine adotta la relativa deliberazione.

I punti insormontabili

Da tutto questo si deducono dei punti insormontabili e ineludibili in quanto le norme generali e quelle relative all’ENPAF sono rigidissime e sottoposte al controllo dello Stato, a tutela degli iscritti.

Obbligo di iscrizione

Nessun professionista iscritto ad un Albo può esimersi dall’iscrizione al proprio Ente di Previdenza; nemmeno coloro che hanno un altro Ente di previdenza statale quale l’INPS. Per ottenere il cambiamento di questo obbligo che riguarda tutte le professioni bisognerebbe far cambiare la Legge e, pertanto, ottenere preventivamente da parte di tutti i professionisti di tutte le Casse private l’adesione al cambiamento di tale legge.

Obbligo di pagamento

A seguito dell’obbligo di ogni professionista iscritto ad un Albo di essere automaticamente iscritto al proprio Ente di previdenza, nessun professionista può essere esentato dal pagamento di una quota previdenziale massima o minima che sia.

Contributo di solidarietà

I professionisti che sono iscritti ad altro Ente di previdenza possono accedere a forme agevolate di contribuzione che comportano ovviamente dei risultati previdenziali differenti: riduzione del 50% o dell’85% (con rispettive riduzioni pensionistiche) o solo contributo di solidarietà che, in quanto tale, non dà diritto a nessun beneficio pensionistico. Questo contributo di solidarietà è stato introdotto da parte di Enpaf e accettato da parte dei tre Ministeri competenti, proprio per agevolare tutti coloro che non sono interessati ad avere alcuna pensione da parte di Enpaf e che avrebbero dovuto pagare un contributo minimo del 15%. Non è possibile eliminarlo stante l’obbligo di iscrizione all’Ordine per poter esercitare la professione. Chi si cancella dall’Ordine non è più iscritto ad Enpaf e cessa di versare qualsiasi contributo.

Il bilancio dell’ENPAF

Il bilancio dell’ENPAF è costituito dalle entrate dei contributi di tutti gli iscritti (circa 150 milioni) e dallo 0,90% sul fatturato per l’SSN (100 milioni) e dagli interessi che maturano sul capitale accantonato e investito, inoltre da affitti di alcuni immobili. Sia questi che quelli è molto difficile che in questi tempi di congiuntura economica possano crescere, è già molto conservarli, invece la quota può essere variata a seconda delle esigenze dovute alle uscite. Le uscite sono dovute principalmente alle pensioni erogate (circa 250 milioni all’anno) e dalle spese di gestione che sono al minimo grazie ad una puntuale e attenta gestione da parte del CDA che ha ridotto sia gli organici sia i costi generali e del consiglio stesso.

La legge ha imposto agli enti di previdenza privati – ma controllati direttamente dallo Stato – di accantonare almeno 40 annualità (facendo i conti oggi sono 10 miliardi, ne mancano ancora 8 per soddisfare questa norma) e questo lasciando le pensioni e i contributi esattamente come sono oggi.

Pertanto è comprensibile che qualunque variazione deve essere intesa come bilanciata in entrate e uscite: se si vogliono aumentare le pensioni si devono aumentare i contributi, viceversa se si vogliono diminuire i contributi – o eliminarne qualcuno come quello di solidarietà – bisognerebbe diminuire ancora di più le pensioni e questo è impensabile e assurdo.

L’unica arma utilizzabile è portare l’età pensionabile più avanti in modo che per alcuni anni si accumulino contributi senza pagare ulteriori pensioni, e questo ha fatto il CDA aumentando l’età di pensionamento, i medici per esempio vanno in pensione a 70 anni e i notai a 75.

Non dimentichiamo che tutte le altre professioni pagano i contributi in percentuale sul reddito, da un minimo del 16% ad un massimo del 25% come medici, avvocati, commercialisti, notai, e quindi versano molto di più di noi e per questo possono avere pensioni molto più alte.

Noi non abbiamo mai applicato questo sistema perché le entrate erano garantite dallo 0,90% sul fatturato relativo al SSN, ma ora questo è in caduta libera e quindi si dovrà far fronte ad una situazione difficilissima, probabilmente proprio applicando il calcolo sul reddito.

Pro e contro della contribuzione in percentuale sul reddito

Questo significa che un titolare con un reddito di 100mila euro pagherà almeno 25mila euro contro gli attuali 4600 circa. Un dipendente pagherà 10mila euro contro gli attuali 4600. Se paga ridotto il dipendente avrà una pensione ridotta in proporzione, se pagherà solo la solidarietà (obbligatoria per legge) non avrà alcuna pensione dall’Enpaf.

Altre strade non esistono a meno di non far fallire l’ENPAF e lasciare i pensionati e i futuri pensionandi senza pensioni, ovvero entrare nell’INPS che ha già detto che accetta solo se sono soddisfatte tre condizioni:

  1. che tutti i beni dell’Enpaf passino all’INPS
  2. che siano versate immediatamente le 40 annualità previste dalla legge facendole pagare agli iscritti
  3. che si passi ad un regime di versamenti a percentuale sul reddito

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23 COMMENTI

  1. Più che un commento una domanda sono farmacista titolare di parafarmacia e amministratore unico della mia società pago la gestione seperata (per amministratori) perche sono costratta a pagare lENPAF SOLO IN PERCENTUALE INTERA? GRAZIE SALUTI AUGURI DI BUONA PASQUA

    • Per analogo motivo il titolare di una para farmacia che dispensa farmaci è obbligato in quanto professionista titolare a versare la quota intera prevista per i non dipendenti per Enpaf. Una soluzione (credo non accettabile da chi ha posto la domanda) sarebbe rinunciare a dispensare farmaci di qualunque tipo (anche OTC e SOP) e quindi cancellarsi dall’Ordine di appartenenza. A questo punto verserebbe i contributi previdenziali solamente all’INPS poichè non sovlgerebbe più una attività “professionale” ma solamente una attività commerciale come qualsiasi negoziante

  2. Il truffaldino meccanismo imposto dai titolari obbliga a pagare all’ENPAF la stessa somma di 4600 euro sia al titolare con reddito netto annuo di 100.00 euro che al farmacista titolare di parafarmacia con un reddito netto annuo 4000 euro. Per fare giustizia e eliminare il sopruso l’unica strada è come dice l’esperto imporre (lo dovrebbe fare il Governo) per legge un regime di versamenti a percentuale del reddito.

    • Purtroppo il meccanismo è scattato automaticamente (e non per volontà truffaldina dato che esiste un CDA e una Assemblea autonomi e responsabili) ma in quanto la legge prevede che chiunque iscritto ad un Ordine professionale è obbligato a versare i contributi al proprio ente privato e, in questo caso, un farmacista titolare di para farmacia che voglia dispensare farmaci (OTC in questo caso) deve essere iscritto all’Ordine in quanto trattasi di attività professionale svolta in qualità di titolare e non di dipendente (che avrebbe una previdenza INPS) come anche i dipendenti di para farmacia o corner.

  3. Perchè non vengono resi pubblici sul portale i nomi dei dipendenti dell’Ente, la qualifica e l’anzienità . compreso il Presidente?

  4. L’ Enpaf è un sistema truffaldino perchè non applica in toto la riforma pensionistica del 1995.
    Gli altri ordini professionali (ad es. dottori agronomi) prevedono
    una pensione di vecchiaia con soli cinque anni di versamenti applicando , come l’Inps, il metodo di calcolo contributivo.
    L’enpaf , invece, non comunica annualmente ai suoi iscritti il montante accumulato,come fanno gli altri ordini professionali ,e incamera senza nulla dare contributi pensionistici di trent’anni.
    Negli altri ordini professionali, poi, non esistono contributi di
    solidarietà infruttiferi ma tutti i versamenti entrano nel montante
    individuale.
    Completamente d’accordo con Salvatore sulla mancanza di trasparenza

    • Leggendo tutti questi commenti mi rendo conto che probabilmente i colleghi cestinano senza leggere il bollettino ENPAf che arriva ad ogni iscritto; inoltre, molti non hanno provato a collegarsi al Sito di ENPAF al quale ci si può iscrivere e in questo modo “consultare” tutta una serie di dati dell’Ente e anche personali.
      E’ possibile in tal modo vedere da chi è composto il direttivo e chi sono i vari funzionari dipendenti dell’Ente, divisi per competenze. Quanto ai costi di gestione sono pubblicati ogni anno (dopo l’approvazione dei tre Ministeri competenti del controllo) sul bollettino dell’Ente di cui parlavo sopra.
      Da queste considerazioni comprendo perchè tanti non sanno le cose che chiedono, per esempio che:
      Sul portale dell’Ente sono riportati gli organi e il CDA.
      Nella nota integrativa del bilancio, che e’pubblicato sul sito,i compensi degli organi e del personale.
      Nella relazione annuale al Parlamento della corte dei conti pubblicata sul sito della corte sono riportati tutti i dati economici degli organi, e specificamente del Direttivo, non ci sono precedenti nelle altre casse sull’indicazione di TUTTO il personale sul sito, ma non ci sono motivi ostativi per pubblicarlo se esiste una richiesta in tal senso.
      L Enpaf, al pari di tutte le casse de professionisti non applica il sistema di calcolo contributivo. Tutti gli anni di contribuzione Enpaf sono valorizzati ai fini della determinazione del trattamento pensionistico.
      La pensione con 5 anni nel sistema contributivo e’possibile ma purtroppo il versato obbligatorio e in varie forme (doppia, tripla, recupero anni, adeguamento) deve produrre un trattamento di euro 1200 mensili lordi altrimenti si va in pensione a 70 anni.
      In tutte le casse esistono forme di contribuzione di solidarieta’: ad esempio gli avvocati che a regime pagano il 17% del reddito, oltre un certo reddito pagano una contribuzione del 3% cento a vuoto. I veterinari dipendenti che hanno rinunciato all’iscrizione all’Enpav versano una contribuzione di solidarietà non inferiore a 213 euro.
      Il motivo per cui pochi hanno scelto il metodo contributivo e’ che, per ottenere pensioni dignitose, bisogna elevare le aliquote contributive sul reddito (considerate che ad oggi un dipendente con il contributivo pieno (33% dello stipendio lordo) riceve all’età pensionabile una pensione pari al 50% dell’ultimo reddito.
      Per i farmacisti l’introduzione del metodo contributivo trova inoltre come ostacolo non solo la determinazione di una aliquota contributiva sul reddito, che oggi non c’é, ma anche la contribuzione oggettiva dello 0,90 che ha valore solidaristico (cioè a pioggia su tutti gli iscritti, titolari e non, pensionandi al minimo e al massimo) e non può andare sui montanti individuali del contributivo. Di conseguenza, non entrerebbe nel calcolo e si aggiungerebbe al contributivo a percentuale sul reddito.
      Preciso che con l’adozione del contributivo il sistema rimane a ripartizione (ovvero le pensioni sono per la gran parte pagate con i contributi versati.

  5. Permettetemi di dire che ci sono sempre delle spiegazioni a tutto quando ci si chiede il perché di certe assurdità che ci travolgono e che siamo costretti ad accettare per essere capitati in questa sorta di trappola che dopo oltre 40 anni di lavoro ci consentira’ di avere una miseria di pensione di 200 euro (se la vedremo!)
    Ma anche quel contributo di solidarieta’……non solo non ho lavoro ma sono costretta anche a pagare (oltre all’iscrizione all’ordine) anche quel contributo che per me dovrebbe essere definito in altro modo.
    La pianta va tagliata alla radice!E’ il sistema che non funziona!
    Quando è la massa a chiedere il perché di certe cose bisogna apportare un cambiamento radicale anche perché la realtà attuale è ben diversa da quella in cui l’ENPAF e’ stato istituito.

  6. “Nessun professionista iscritto ad un Albo può esimersi dall’iscrizione al proprio Ente di Previdenza; nemmeno coloro che hanno un altro Ente di previdenza statale quale l’INPS. Per ottenere il cambiamento di questo obbligo che riguarda tutte le professioni bisognerebbe far cambiare la Legge e, pertanto, ottenere preventivamente da parte di tutti i professionisti di tutte le Casse private l’adesione al cambiamento di tale legge”

    ma visto che le perplessità dei contribuenti sono pressochè unanimi perchè gli ordini non promuovono un’indagine presso i propri iscritti per sapere come questa legge potrebbe essere riformata? mai sentita una cosa del genere da quando sono iscritta. adesso mandelli, presidente di fofi, il nostro presidente, è in parlamento. Scommettiamo che non ci pensa neppure a proporre di riformare questa legge?

  7. Cara Chiara hai colto nel cuore la questione!
    Dal silenzio si ottiene solo consenso:e’ ora di portare al tavolo le numerosi questioni che ci toccano da vicino e non solo gli interessi dei “SOLITI”.

  8. Vi prego, ricordatevi dei precari che sono tantissimi e che, con stipendi ridicoli o borse di studio, sono costretti a pagare la quota intera, in molti casi senza arrivare a percepire alcuna pensione! Dovete tenere conto anche dei contratti atipici, perchè non tutti i farmacisti sono titolari o dipendenti di farmacia, ci sono anche laureati che optano per la ricerca universitaria o lavorano in ASL o ospedali, che purtroppo non assumono a tempo determinato, dopo avere investito anche nella specializzazione. Date almeno l’opportunità di scegliere il contributo di solidarietà anche agli atipici, oppure come ordini tutelate gli iscritti che lavorano nella sanità pubblica in modo che si faccia meno ricorso a questo tipo di contratti.

  9. Non c’è cosa peggiore del sordo che non vuol sentire o del matto che non vuole andare in guerra.
    La risposta ai vari problemi l’ha data l’esperto nel suo articolo; seppure con un esempio teorico, ma che tanto lontano dalla realtà delle cose non è. Egli dice che il sistema in percentuale un titolare con 100.000 euro di reddito verrebbe a pagare 25.000 euro contro gli attuali 4.600.
    E’ evidente che i SOLITI che hanno imposta negli ultimi 40 anni le scelte o decisioni dell’ente (altro che meccanismo automatico) non consentiranno mai e poi mai di far pagare alla maggioranza sei volte di più per tener conto delle giustificate lamentele di una sparuta minoranza (parafarmacisti, precari, ricercatori, dipendenti ASL, ecc.). La pianta o catena di “sant’antonio” ha radici profonde. L’anello debole della catena non ha scelte o si adegua o si cancella dall’albo.

  10. E’ vero non c’e’ peggior sordo di chi non vuol sentire …..o peggior cieco di chi non vuol leggere……
    Il titolare di farmacia versa un contributo fisso attualmente intorno ai 4600 € all’anno
    Ma versa anche lo 0,90% dei ricavi lordi in regime di SSN (nel caso supposto per avere utili di 100.000 deve fatturare al SSN 2 milioni di € e quindi versa altri 18.000 € all’Enpaf, trattenuti direttamente dalle AULSS. E questo versamento viene mescolato nel gran calderone dei contributi e non è pertanto “personale” ma a vantaggio di tutti gli iscritti, compresi i non titolari che vogliono mantenere una pensione ENPAF (anche minima).
    I non titolari versano: o il contributo di solidarietà del 3% sulla quota annuale (senza ottenerne alcun beneficio ma per obbligo solidaristico previsto dal legislatore), oppure il 15% o anche il 50% (ottenendo pensioni ovviamente proporzionate)

  11. Gentile Dr. Guerra, grazie per il suo contributo.

    Una domanda è lecita però: come mai l’enpaf continua a prendere tempo rispetto ad una questione cosi’ spinosa?

    Con stima,

    MS

    • Questo, purtroppo, posso solamente ipotizzarlo dal momento che non faccio più parte da tempo del CDA.
      Rispondo anche ad altri in questo modo: il Consiglio di amministrazione dell’Enpaf (tranne i 3 consiglieri nominatti dai 3 ministeri di sorveglianza) è eletto dall’Assemblea dell’Enpaf che, per legge, è costituito dai Presidenti di Ordine dei Farmacisti di tutta Italia. I Presidenti sono al 60% titolari e al 40% non titolari, forse e dico forse, ribaltando questa percentuale qualcosa potrebbe cambiare ma sta agli iscritti agli Ordini provinciali impegnarsi in tal senso, visto che la maggioranza è sempre di non titolari come mai vince spesso un titolare? Quando io mi presentai per la seconda volta come Presidente di Ordine con un consiglio di non titolari fui “trombato” dai titolari ma soprattutto DAI DIPENDENTI DI QUEI TITOLARI!
      Tornando all’oggetto, l’Assembela dei Presidenti di Ordine vota sia il bilancio preventivo che quello consuntivo che le varie proposte che il CDA porta alla votazione, può anche proporre delle modifiche statutarie che, nella norma, non propone.
      Infine, se gli Ordini di tutte le professioni non chiedono referendum ai propri iscritti probabilmente è perchè per loro la situazione sta bene come sta. In effetti le altre professioni che da sempre hanno contributi sul reddito professionale ottengono pensioni più che adeguate rispetto alle nostre.
      Insomma se durante la vita lavorativa ho versato contributi per 80.000 euro è chiaro che la pensione calcolata in base alla redditività media è di 2.400 euro l’anno se aggiungiamo il versato dello 0,90% sul SSN, spalmato tra tutti gli iscritti, arriviamo ai 6.000 euro anno in totale.
      Ben diversa la situazione dei medici(per esempio) che hanno versato in 40 anni 800 mila euro e alla fine si trovano una pensione di 2000 euro al mese, o dei notai che versano 8 milioni in 40 anni e si trovano una pensione di 12mila euro al mese !!! Insomma, come in qualunque investimento, la redditività (pensione) è commisurata all’investimento. Pertanto chi versa il contributo di solidarietà per tutti gli altri del 3% in 40 anni avrà versato 6mila euro a fondo perduto, chi versa il 15% avrà versato 24000 euro in 40 anni (che gli creano una pensione di 50 euro più lo spalmo dello 0,90 arrivano al massimo a 100 euro al mese), chi ha versato il 50% otterrà una pensione di 300 euro al mese e chi l’85% avra’ una pensione di 500 euro al mese. I calcoli, ora fatti con lo spannometro, sono facilmente applicabili ad ognuno di noi sapendo quanto si è versato nel tempo. Una tabella si trova presso il sito ENPAF.

  12. Prendono 14 miliardi di euro dalle locazioni degli immobili e ne spendono una valanga tra imu e spese di gestione degli immobili. Si sono già resi conto (e lo indicano) che l’operazione è rischiosa. Investono pertanto in obbligazioni…Però ci sono voci di spesa incredibili. A me saltano all’occhio i 700mila euro per “portierato”. Cavoli vado a fare il portiere per l’ENPAF, si guadagna di più che lavorare in una farmacia rurale sussidiata eheheh

  13. Quello che più rovina la nostra categoria è la sfiducia completa in chiunque, tranne che in coloro che effettivamente da oltre venti anni a questa parte stanno portando alla disfatta i Farmacisti e la Farmacia, per incapacità, per arroganza, per stupidità e qualcuno anche per calcolo.
    Mi permetto di precisare quanto segue.
    Nel 1998, all’atto della privatizzazione, il PATRIMONIO netto dell’Enpaf coincideva con il SOLO patrimonio IMMOBILIARE.
    L’Ente, nel corso della prima metà degli anni 2000 (2004-2006) ha ceduto la gran parte degli immobili in gestione diretta poiché erano di scarsa qualità e più onerosi che redditizi.
    Al 31.12.2001, ultimo bilancio approvato, il patrimonio immobiliare rappresentava circa il 20% del totale patrimoniale, considerando in detta percentuale anche il valore del Fondo immobiliare di cui l’Enpaf è unico quotista (precisamente, il 12% sul totale del patrimonio è relativo al Fondo immobiliare, l’8% è relativo al patrimonio gestito in via diretta).
    Attualmente, per l’anno 2012, la redditività degli immobili (per la loro alta qualità) è stata pari al 9,37%. Immobili iscritti a bilancio al valore catastale rivalutato che, a meno di un DEFAUT del Paese, è assai difficile che a valore di mercato (oggi, mediamente superiori di circa il 30% rispetto ai valori catastali rivalutati, nonostante la crisi) possa determinare minusvalenze.
    Per quanto riguarda i PORTIERI che l’Ente, da oltre 7 anni, non procede ad assunzioni, ma si avvale, per far fronte al turn over, di personale di società interinale. Inoltre, sottolineo che il 90% del costo dei portieri è a carico degli inquilini e, negli stabili in dismissione, non sono più dipendenti dell’Ente ma dipendenti dei condomini costituitisi.
    Quanto agli STIPENDI, ricordo solo che il personale dell’Ente (come tutto il personale pubblico ad eccezione del personale di magistratura) è soggetto al blocco retributivo che dal 2011 sarà probabilmente esteso fino al 2014.
    L’Enpaf, che tra l’altro è soggetto alle misure di contenimento della spesa con obbligo di riversamento dei risparmi sul conto di tesoreria del Ministero dell’economia, è notoriamente quello che ha i minori costi di gestione, rispetto agli altri enti analoghi.
    Credo che per noi Farmacisti le preoccupazioni siano ben altre, grazie e saluti.
    Maurizio Guerra
    (con preghiera di possibile pubblicazione)

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