Da molti anni ormai sentiamo parlare tutti gli esperti: sindacalisti, ordinisti, commercialisti, professori, politici, amministratori di vario livello, della Farmacia dei servizi come unica soluzione alla crisi economica che sta colpendo sempre di più le farmacie italiane.Questo mantra, ripetuto mille volte sui giornali di categoria, nei comunicati ansa, nei convegni, nei congressi, nelle assemblee, sembra conquistare le menti ottenebrate e attonite dei Titolari: “…Farmacia dei servizi, Farmacia dei servizi, Farmacia dei servizi….. FARMACIA DEI SERVIZI!”
La Farmacia è l’istituzione scelta dallo Stato per distribuire i medicinali alla popolazione mediante una concessione esclusiva che contempla regole, doveri e diritti, a garanzia e tutela della salute pubblica, affidandola a professionisti riconosciuti dallo Stato stesso in strutture idonee e normate.
Questo è il mestiere dei farmacisti e il ruolo delle farmacie.
La remunerazione scelta, ed evoluta nel tempo, per garantire una assoluta professionalità etica degli operatori ed il mantenimento di una struttura molto complessa ed efficiente in grado di assicurare il massimo impegno sanitaria ed assistenziale è il 30,35% del prezzo de ivato del farmaco, stabilito dall’industria produttrice ed accettato dallo Stato.
Questo margine lordo remunera la Farmacia (non il titolare) e comprende lo stipendio del titolare, del direttore, dei collaboratori laureati e non laureati, l’immobile, le attrezzature, gli oneri finanziari, le utenze, le consulenze, ogni costo accessorio e, ultimo ma non per questo di meno valore, anzi, il costo maggiore: le tasse.
Ora, la debolezza della categoria, dal punto di vista sindacale, politico, mediatico, ha originato, grazie ad una accettazione incredibile dei Titolari, la continua diminuzione del detto margine, per la parte riguardante le dispensazioni in regime di assistenza del SSN, a causa di continui tagli da parte dello Stato a partire dai primi anni ’90 (con motivazione le più varie: da uno sconto come miglior cliente, a contributi per disgrazie nazionali, a sforamenti dei budget nazionali e regionali originati da altre figure della filiera del farmaco e del mondo amministrativo), producendo notevoli problemi economici ed anche finanziari alle farmacie, specialmente a quelle più piccole e che hanno realtà demografiche e sociali che determinano consumi soprattutto di farmaci concessi dal SSN (70-80-90% dei ricavi totali).
La situazione si è sempre più aggravata negli ultimi anni anche a causa della crisi finanziaria mondiale, europea e nazionale, dell’entrata in campo dei farmaci generici equivalenti, dell’ingresso della distribuzione diretta da parte delle ALSS dall’inizio del 2000, dei tagli alla sanità della finanza pubblica e, per ultimo, dai continui aumenti dei costi e delle tasse.
La risposta a questi problemi, che non dipendono dalla capacità dei farmacisti, né dalla organizzazione delle farmacie e neppure dalla qualità del servizio, non è stata l’immediata richiesta di una rivalutazione della remunerazione (quello che è il compito di ogni sindacato), illustrandone le motivazioni in maniera puntuale e provata, ma la proposta di attuare ulteriori servizi in Farmacia, oltre alla semplice dispensazione dei medicinali.
La proposta avrebbe un senso logico corretto e reale se questi servizi compensassero economicamente le farmacie per le perdite subite nella remunerazione del servizio primario, invece tali servizi aggiuntivi vengono proposti gratuitamente e a totale investimento strutturale, organizzativo e gestionale da parte delle farmacie e senza corrispettivo!
Le farmacie sono state le prime a strutturarsi dal punto di vista informatico all’inizio degli anni ’80, quando i medici nemmeno avevano nella fantasia più estrema tale innovazione, ma nemmeno l’amministrazione e i servizi pubblici, e lo hanno fatto a proprie spese e senza chiedere un centesimo al SSN e allo Stato.
I medici sono stati “obbligati” molti anni dopo, almeno 20, ad adottare sistemi informatici… previo rimborso dei costi degli strumenti e dei consumi ! Hanno ricevuto 4000 euro per le apparecchiature e ricevono mensilmente un rimborso forfettario per toner, carta e costi telematici !
Noi abbiamo iniziato a fare prenotazioni specialistiche e ospedaliere più di dieci anni fa, gratuitamente, e continuiamo a farlo. Noi ritiriamo i referti per i pazienti che non hanno la possibilità tecnologica di ottenerlo in casa, gratuitamente, rimettendoci toner e carta (lasciamo perdere la telematica che comunque utilizziamo per il funzionamento della Farmacia), ma soprattutto tempo, molto tempo, che ha un costo poiché il collaboratore o il titolare devono dedicarsi a questi servizi tralasciando e rinviando altri compiti.
Noi da molti anni, dopo battaglie “cruente” abbiamo ottenuto un silente, bonario e tollerante permesso per eseguire la misurazione della pressione arteriosa, delle analisi (pardon, autoanalisi, le analisi non sono permesse poiché atto cruento) di prima istanza, dell’analisi dell’acqua e altre analisi per il rilevamento di condizioni patologiche quali le intolleranze alimentari, ma i costi strumentali e operativi sono carico delle farmacie, senza alcun aiuto finanziario da parte dello Stato né riconoscimento economico del nuovo ruolo (anche se partecipiamo a campagne di raccolta delle feci per la ricerca del sangue occulto e altre) e questi servizi sono solamente a carico dei pazienti che possono permetterselo.
A noi spettava (e spetta) la dispensazione dei vaccini antinfluenzali che costano all’incirca 9 € (prezzo al pubblico) ma lo Stato non ha mai voluto farli diventare concedibili pur spendendo in campagne stagionali milioni di € e, inoltre, ha scelto di acquistarli direttamente (perché al SSN costano un decimo del prezzo) ma pagando 15-16 € al medico che provvede alle vaccinazioni (a noi proibite perché atto cruento ! ), in pratica costano al sistema pubblico 18e circa cadauna contro i 9 € che dovrebbero rimborsare a noi (ridotti degli sconti di legge).
Ma noi siamo pronti, volontariamente e a costi sostenuti da noi per l’adeguamento dei programmi, a dispensare in nome e per conto, la famigerata DPC, a prezzi irrisori, i medicinali acquistati dalle ALSS, pur di non perdere il contatto con i pazienti e siamo anche pronti a sostenere i costi per l’attuazione della ricetta elettronica (pardòn dematerializzata), senza alcun rimborso delle spese e dei costi del tempo ulteriore sprecato dai farmacisti.
I medici saranno pagati per attuare la stessa cosa ma hanno rifiutato 1800 € all’anno perché pochi e non remunerativi per l’aggravio di lavoro!
Per non parlare del fatto che il 25% del territorio nazionale non è servito da linee a fibre ottiche e deve arrangiarsi senza ADSL con chiavette elettroniche o parabole che hanno efficienze molto variabili a seconda delle zone collinari o montuose e sicuramente un 10% che non avranno alcuna possibilità di collegamento a breve alla rete telematica.
Ora è Stato inventato il Fascicolo elettronico, che è fatto passare per una grandissima opportunità professionale, ma i risultati per questo ulteriore impegno rilevante e complesso li vedremo prossimamente.
Intanto ci è Stato concesso di inserire nella compagine della Farmacia l’infermiere e il fisioterapista oltre all’estetista ! Ci sono 2000 farmacie rurali che insistono su meno di 1000 abitanti con il solo titolare al banco e altre 4000 che non hanno un bacino di utenza e una situazione logistica tale che sono impossibilitati ad assumere, o coinvolgere, operatori come quelli indicati se il costo del servizio deve pagarlo il paziente o, men che mai, se deve sostenerlo la Farmacia.
I servizi proposti possono avere un senso se sono sostenuti dallo Stato, remunerati dal SSN e sono organizzati e pubblicizzati su tutto il territorio nazionale quando tutte le farmacie saranno in grado di attrezzarsi e sostenerli professionalmente.
Perché non iniziare dalla remunerazione del servizio di turno notturno, diurno e festivo?
Perché non remunerare le farmacie che rinunciano alle ferie per svolgere un servizio 365 giorni?
Perché non ricompensare le farmacie che partecipano alle campagne di informazione e comunicazione da parte del SSN e delle ALSS?
Perché non riconoscere almeno i costi a chi mette a disposizione i propri computer, rete informatica, servizio di assistenza telematica ai pazienti?
Perché non riconoscere ufficialmente le analisi di prima istanza (glicemia, trigliceridi, colesterolo ldl, hdl, totale, P.T., emocromo, formula leucocitaria, esami urine e quanti altri concordati) in regime di SSN in modo da rilevare e patologie latenti pericolose e costose per il SSN se scoperte troppo in ritardo e a patologia conclamata?
Perché non riconoscere a noi il costo dei vaccini e della loro somministrazione per favorire le campagne di vaccinazione ?
Perché non concordare campagne di screening di massa (non gratuite) a costi rimborsati dal SSN?
Questi sono esempi di servizi subito effettuabili da tutte le 17000 farmacie e utili al SSN e alla politica di risparmio nazionale, oltre che alla salute della intera popolazione.

Maurizio Guerra

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4 COMMENTI

  1. La tua disanima è più che onesta e credo tutto ciò che il sindacato sia facendo sia solo aria fritta.
    In effetti i margini di miglioramento della professione ci sono già ora… perchè allora non rimboccarsi le maniche e migliorare le piccole cose già presenti?

  2. NON CAMBIEREI UNA VIRGOLA ALLE VERITA’RIPORTATE, PERCHE’ TRATTASI DI
    VERITA’ INCONFUTABILI FATTO SALVO IL RICONOSCIMENTO DI DUE DISTINGUO:

    A) CONVINCIAMOCI CHE DI FRONTE AL SSN SIAMO, RISPETTO AI MEDICI, FIGLI DI UN DIO MINORE;

    B) LORO SONO OMOGENEI E COMPATTI, NOI SIAMO OTREMODO DIFFERENZIATI E
    DIVERSI FRA DI NOI

    FINO A QUANDO IL NOSTRO SINDACATO SARA’ ESPRESSIONE DI UNA SOLA PARTE DELLA CATEGORIA, NON RIUSCIREMO A FAR VALERE IL NOSTRO PESO
    NELL’ORGANIZZAZIONE DI UN SISTEMA ASSISTENZIALE IN CUI SENZA VANAGLORIA CONTIAMO MOLTO MA PESIAMO MENO, MOLTO MENO.

  3. I Medici non sono più uniti, anzi, i medici di base hanno 3 sindacati invece di 1 solamente, inoltre hanno tantissimi altri sindacati legati al ruolo: ospedalieri, primari, dentisti, specialisti, eccetera…..
    Ma quando c’e’ da far fronte ad una situazione pericolosa oppure innovativa loro fanno il gioco delle parti, sindacato buono – sindacato cattivo ….inoltre si uniscono alla fine in una posizione univoca a difesa della professione e della remunerazione!
    Inoltre hanno costruito nel tempo rapporti con i partiti che hanno portato a moltissimi deputati e senatori medici mentre noi ne abbiamo solamente 3 o 4 in tutto

    Ora abbiamo un Ministro ma il pericolo è che la tirino per la giacca invece di fare proposte conrete e solidamente dimostrate.

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