Manfrina: danza popolare piemontese, detta monferrina (del Monferrato), la cui musica è ripetitiva e noiosa. Per estensione il fare la manfrina, insistere in maniera noiosa per ottenere qualcosa!

Federfarma fu fondata nel 1969 a Cosenza, grazie all’unificazione di diversi sindacati preesistenti del nord e del sud, rurali ed urbani, necessaria allora per unificare l’azione sindacale dopo la nuova legge istitutiva delle farmacie n 475 del 2 aprile 1968: Norme concernenti il servizio farmaceutico. GU del 27 aprile 1968.
Da moltissimi anni, oltre una ventina, vari componenti di Federfarma (componenti del Consiglio di Presidenza, del Comitato Centrale, dell’Assemblea Nazionale, Presidenti regionali, Presidenti provinciali, semplici titolari) hanno tentato di modificare lo Statuto di Federfarma nazionale, anche mediante l’ufficializzazione di richieste di costituire apposite commissioni, senza mai ottenere un vero successo.
Alcuni articoli furono modificati nel 2002, altri nel 2010, ma il “sistema Fedefarma” non è mai stato riformato davvero.
Gli unici cambiamenti furono: l’allargamento dell’Assemblea Nazionale con l’aggiunta di qualche decina di delegati, in proporzione al numero di farmacie di ogni provincia, agli iniziali presidente urbano e rurale di ogni provincia, attribuendogli anche l’incarico elettorale del Presidente e del Consiglio Nazionali; il cambio del nome del Comitato Centrale in Consiglio delle Regioni (2 rappresentanti per regione) di 42 componenti invece che 51, al quale viene tolto però il potere elettivo attivo e passivo e viene lasciato solamente un potere consultivo; la riduzione della Giunta Esecutiva a soli 11 componenti di cui 1 Presidente e 3 membri rurali tornando alla vecchia denominazione di Consiglio di Presidenza; la limitazione a tre soli mandati apicali consecutivi.
Questo fece dire a Elisabetta Borachia, Presidente di Federfarma Liguria, che l’esigenza di uno Statuto moderno era stata finalmente colta (se ne sarebbe pentita abbastanza presto).
Molti segnali erano arrivati da ogni parte d’Italia (molto modestamente anche dal sottoscritto mediante articoli apparsi su Puntoeffe) perché Federfarma fosse stata democratizzata ed aperta a tutti i titolari di farmacia che ancora oggi non possono aderire né partecipare direttamente alla vita sindacale di Federfarma nazionale, essendo iscritti solamente all’Associazione provinciale, dopo di che non hanno alcun diritto di intervenire né a livello regionale né nazionale.

Sono sempre state opposte difficoltà organizzative, operative e logistiche che, rilevate da Siri più di 20 anni fa, potevano anche avere una qualche giustificazione, ma oggi, nell’epoca dell’informatica e della telematica, quando si sono attivate le firme elettroniche, le PEC, le WEBDPC regionali, le prenotazioni specialistiche e lo scarico dei referti sotto privacy, la ricetta dematerializzata elettronica, sostenere che è impossibile far partecipare tutti i titolari ad una elezione nazionale è semplicemente ridicolo. Senza contare che è altrettanto possibile organizzare, nel contempo, anche un Congresso Nazionale al quale sia possibile far partecipare tutti i titolari che lo desiderano.

Alla Racca fu suggerito di rifondare Federfarma con la partecipazione di tutti i titolari tramite l’iscrizione diretta a Federfarma nazionale, l’abolizione dei livelli provinciali (che non hanno più avuto alcun senso da quando furono istituite le ULSS come aziende autonome e le province persero ogni rapporto con il SSN), e la riduzione del livello regionale a rappresentanza locale di Federfarma nazionale per i rapporti con le Regioni. Questa forma avrebbe ridotto notevolmente i costi supportati dai titolari (minimo 0.10% sul fatturato SSN) e avrebbe fortificato Federfarma nel rapporto con lo Stato, quale unica interlocutrice in tutta Italia.
Fu suggerito di istituire un Congresso Nazionale e di assegnare all’Assemblea dei Titolari il potere elettorale attivo e passivo in Congresso e per via telematica protetta via PEC e firma elettronica. Questo avrebbe provocato un immediato riavvicinamento della base ormai distaccata, sfiduciata, indifferente alle politiche sindacali (anche a causa di Consigli provinciali e regionali inefficienti) e una loro responsabilizzazione diretta e, di contro, una forza assoluta e indiscutibile al presidente e al Consiglio Nazionali sia di Federfarma che del Sunifar.
Niente di tutto questo è stato fatto e gli organi dirigenziali si stupiscono che i titolari non partecipino alle assemblee provinciali, che i titolari siano sempre più lontani da Federfarma Nazionale e dalle decisioni prese a livello di Assemblea nazionale, grazie anche alla mancanza di comunicazione tra Presidente provinciale e base degli iscritti.
La contingenza causata dalla crisi economica mondiale, europea e italiana aggiunta alle continue sconfitte sindacali dal 1994 in poi, ha sempre più demoralizzato e allontanato gli iscritti dai vertici e questo si è ultimamente concretizzato nella fondazione di un nuovo sindacato Farmacieunite voluto e costituito dal Presidente di Federfarma Treviso, recente Tesoriere di Federfarma nazionale. Egli, se da una parte può aver agito anche per rivalsa nei confronti di chi lo ha allontanato e non più candidato a Roma, certamente ha cavalcato un malcontento che, come in politica, ha visto il Veneto e il Trevigiano in prima battuta, con la Liga Veneta, con il Sindaco sceriffo Gentilini, con la LIFE contro il fisco ingiusto, e con i Venetisti sia pure rivoltosi ridicoli e carnevaleschi. Anche singoli titolari di Venezia, Padova, Vicenza, Rovigo e perfino Milano, hanno chiesto l’adesione a Farmacieunite.
Ora anche tanti fedelissimi grandi esponenti di alto livello di Federfarma regionali e provinciali si sono dichiarati pubblicamente insoddisfatti e non più aderenti alla linea nazionale come il Lazio, il Piemonte, l’Umbria, la Liguria, Trento e Bolzano, la Valle d’Aosta, parte della Puglia e della Sardegna. Sarà certamente anche perché estromessi dalla stanza dei bottoni, ma, in passato, i rappresentanti locali avevano si protestato, discusso ma, alla fine dei conti, sempre partecipato. Posso dirlo proprio io perché, insieme a tanti amici di queste regioni avevamo tentato un ribaltamento del sistema ma, alla chiusura della proposta alternativa, rientravano sempre nei ranghi, ligi e fedeli al sindacato nel bene e nel male.

Se la Presidente non comprende che la protesta continua a montare pretendendo un rinnovamento totale del sindacato nella struttura, nella forma e nella conduzione dello stesso, e non accetta di farsi Lei promotrice della rifondazione completa di tutta l’organizzazione. Presto, molto presto, dovrà fare i conti con un secondo e forse un terzo e un quarto sindacato.
Molti dicono che la colpa della nostra situazione, ormai tragica dal punto di vista economico e anche finanziario ma soprattutto di ruolo, che ci sta portando verso la catastrofe delle singole Farmacie, è tutta della Presidente ma io non sono d’accordo. La colpa è della contingenza economica mondiale, europea e italiana, tuttavia, se la risposta sindacale è quella sostenuta dalla Presidente di cavalcare la Farmacia dei Servizi – che solo alcune farmacie potranno permettersi poiché nessuno li pagherà, saranno senza remunerazione diretta per i farmacisti, anzi saranno un aggiuntivo impegno finanziario e personale dei colleghi senza ritorni economici perché la popolazione è stremata e non può nemmeno permettersi le terapie a pagamento e perfino mutualistiche a fronte del pagamento dei ticket, e il SSN sta tirando i remi in barca a causa della revisione di spesa dello Stato e delle Regioni – allora abbiamo perso la battaglia e, io penso, anche la guerra.

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4 COMMENTI

  1. Gentile collega Guerra, perchè se effettivamente c’è questa penosa situazione, i colleghi non hanno ribaltato le loro posizioni?

    La grave carenza devi sapere è sul territorio! tutti i colleghi sono ricattati e ricattabili per i loro scheletri nell’armadio. E ciò li tiene in una posizione di sudditanza diretta verso i vertici locali che non alzano un dito.

    Quali potrebbero essere gli altri motivi di tanta noia?

    • Intanto ti ringrazio per aver letto questa mio modesto contributo e averlo ritenuto degno di commento. Entrando nel merito, forse hai ragione che ci sono alcuni che hanno degli scheletri, ma non posso pensare che il 90% dei colleghi siano compromessi in qualche modo.
      Credo piuttosto che ci sia una indifferenza totale dovuta alla ormai decennale evidente incapacità da parte delle dirigenze a risolvere i problemi delle farmacie e dei farmacisti, e all’impossibilità di incidere in qualche modo nelle decisioni nazionali a causa della struttura piramidale del sindacato.
      Quanto ai Presidenti provinciali e regionali, sono pochi quelli sinceri e onesti e molti sono comprati con delle sedie: 11 in CdP, 42 in Comitato delle Regioni, 240 in Assemblea, più i componenti delle Commissioni. quelli in CD di Credifarma,di Promofarma, di Federfarma Servizi e altri a noi sconosciuti
      Quindi è come in politica, difficile che coloro che hanno la sedia votino contro se stessi, e lo dimostra che gli assenti (quelli che avrebbero fatto meglio a votare e votare contro) sono fuori della stanza dei bottoni.
      Con amicizia
      Maurizio Guerra

  2. Mi fa molto piacere che qualche collega (molto pochi in realtà) commentino il pezzo in oggetto. E sono contento che si evidenzino diverse anime e diversi modi di pensare. Certamente in un epoca in cui il farmaco del SSN sta passando sempre più dalle farmacie alle Aulss e quello che resta alle farmacie sarà remunerato sempre meno fino all’azzeramento totale dell’utile aziendale, la cosiddetta Farmacia dei Servizi è sicuramente una delle soluzioni per la Farmacia, sia per integrarsi di più nel SSN (cosa che i pubblici non vogliono) sia per rifinanziare le farmacie. Ma questo ha un senso SOLO se il SSN riconosce questo ruolo ufficialmente remunerandolo, altrimenti diventa un altro orpello del tutto inutile poichè pochissimi privati potrebbero disporre di denaro e farlo gratuitamente per le farmacie diventa un esborso senza ritorno, nemmeno di immagine

    • Caro Collega Guerra,

      come mai le azienducole di servizi stanno proliferando come funghi? E soprattutto come mai riescono a trovare cosi’ tanto terreno fertile tra i colleghi titolari? Inoltre, perchè i colleghi non sono in grado di organizzare qualcosa simile, senza dare a mangiare ai parassiti della farmaceutica, ovvero esterni senza ne competenze ne interesse per il malato?

      Cosa sta facendo FEderfarma nel frattempo? Dicono che presenteranno una piattaforma a Cosmofarma… di cosa si tratta? Sarà un totale fallimento come il progetto zenith?

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