L’Assemblea Nazionale di Federfarma (147 su 238) ha eletto il Consiglio Direttivo di Federfarma Nazionale per il 2014-2017, confermando, per il terzo e ultimo mandato, Annarosa Racca di Milano, quale Presidente di Federfarma, e Gioacchino Nicolosi di Palermo (vicepresidente), Alfonso Misasi di Cosenza (confermato segretario nazionale), Domenico Dal Re di Ravenna (nominato tesoriere), Michele Di Iorio di Napoli, Manlio Grandino di Sassari, Giancarlo Visini di Chieti.
L’Assemblea nazionale del Sunifar (74 su 80), a sua volta, ha riconfermato Alfredo Orlandi di Aquila, quale presidente Sunifar, Luigi Vito Sauro di Campobasso (vicepresidente Sunifar), Roberto Grubissa di Belluno (segretario Sunifar) e Riccardo Froli di Pisa.
Il vasto fronte di articolazioni territoriali (circa il 40%) che non ha votato (o ha votato contro) il rinnovo del Consiglio di Presidenza di Federfarma -tra questi quasi intere regioni come: Basilicata, Bolzano, Friuli, Lazio, Liguria, Piemonte, Puglia, Sardegna, Toscana, Trento, Umbria, Valle d’Aosta – ha costituito all’unanimità il nuovo “Coordinamento interregionale” al fine di fermare la gestione personalistica ed autoreferenziale dell’attuale dirigenza e promuovere una riflessione congiunta per individuare modalità e strategie di rappresentanza sindacale più efficaci di quelle dei vertici confermati di Federfarma. Nella fase istruttoria, il Coordinamento è stato affidato ad Antonino Annetta (Roma), Luca Collareta (Bolzano), Elvio Barla (Imperia), Pierluigi Annis (Oristano), Silvia Pagliacci (Perugia).
“Il compito è: valutare possibili alternative capaci di rappresentare e tutelare meglio, anche recuperando l’interlocuzione con le Regioni, incomprensibilmente disertata con clamoroso autolesionismo dalla gestione Racca e difendendo i legittimi interessi della farmacia convenzionata italiana, provando a invertire una crisi ormai giunta a livelli che minacciano seriamente la stessa sostenibilità economica degli esercizi, in particolare nelle località più piccole e disagiate del Paese.” -secondo Antonino Annetta, vicepresidente di Federfarma Roma- “La decisione è obbligata e del tutto coerente con quanto denunciamo ormai da anni. L’appena riconfermata gestione Racca non ha dato alcun segno, salvo il consueto cumulo di dichiarazioni altisonanti ma vuote, di voler cambiare registro. E la farmacia italiana non può davvero più permettersi relazioni con gli interlocutori istituzionali in via esclusiva centrale e dichiaratamente sbilanciate in termini di schieramento politico, né la gestione autoreferenziale e personalistica del sindacato, che abbiamo conosciuto fin qui, incapace di consentire un democratico dibattito interno, come comprova il distacco di pezzi di sindacato (n.d.r. il nuovo sindacato “Farmacieunite”, nato a Treviso ma esteso a livello nazionale), e che non ha fatto nulla per contrastare il progressivo peggioramento della crisi delle farmacie circa 3000 delle quali, secondo le stesse stime Federfarma, sono in condizioni di gravissima sofferenza e, in molti casi, sull’orlo del fallimento. Lasciamo pure le cariche Federfarma ai festeggiamenti per la vittoria e ai reboanti comunicati che li accompagneranno – prosegue Annetta – ma certamente non resteremo con le mani in mano di fronte al dissolvimento della farmacia italiana. Sappiamo bene che, comunque finisca la riforma del Titolo V, il tavolo sul quale si deciderà la quota parte più significativa del futuro delle farmacie è quello delle Regioni, dove si giocheranno le partite della Convenzione e della riorganizzazione delle cure primarie e, con esse, le prospettive della pharmaceutical care e della farmacia dei servizi, le uniche che possano garantire un orizzonte professionale ed economico di respiro per le farmacie di comunità. A questo sta già lavorando, e da domani lavorerà con ancora maggiore lena, il Coordinamento interregionale che abbiamo voluto costituire, all’interno del quale verrà ovviamente anche avviata una riflessione sul futuro sindacale della farmacia”.
Di contro, la neo eletta Racca ha affermato: “Continuerò a lavorare con impegno ed entusiasmo per valorizzare il servizio farmaceutico  in una rete di rapporti con le istituzioni nazionali e regionali e con le altre categorie di professionisti sanitari. Uno degli obiettivi principali è la concreta e rapida attuazione della farmacia dei servizi, di cui anche il Documento di Economia e Finanza, recentemente approvato dal Consiglio dei Ministri, ha riconosciuto la validità. La farmacia può contribuire a favorire lo spostamento dell’assistenza dall’ospedale al territorio, migliorando l’uso delle risorse e agevolando l’accesso alle prestazioni sanitarie da parte dei cittadini. In particolare è fondamentale portare in farmacia tutti i medicinali che non richiedono controlli ricorrenti da parte delle strutture ospedaliere. Federfarma sta predisponendo gli strumenti informatici per agevolare le farmacie nell’erogazione di nuove prestazioni ai cittadini e per consentire un puntuale monitoraggio dell’aderenza alle terapie, soprattutto da parte dei pazienti cronici, oggi troppo spesso impropriamente assistiti dagli ospedali. Per raggiungere questi obiettivi sono fondamentali  le sinergie con i medici di famiglia, con le associazioni dei consumatori e dei malati e con l’industria farmaceutica. Abbiamo davanti a noi grandi sfide, a partire dal rinnovo della convenzione con il SSN, fondamentale per adeguare il servizio farmaceutico alle nuove esigenze della popolazione e del sistema. Sono fiduciosa di poter raggiungere, con il supporto di tutti i colleghi, buoni risultati per la farmacia italiana, perché finalmente si comincia a mettere al centro del dibattito pubblico la salute dei cittadini, dopo che per anni la sanità è stata presa in esame solo per discutere di tagli.”
Alfredo Orlandi, Presidente dei titolari rurali,  ha poi affermato: “Le piccole farmacie hanno subito in particolar modo le conseguenze negative dei tagli e della crisi economica. Il Sunifar ha lavorato in questi anni per individuare strumenti di sostegno che consentissero alle farmacie rurali di superare questo difficile periodo, continueremo a lavorare per fare in modo che le farmacie rurali possano continuare a svolgere il loro ruolo di presidio sanitario essenziale sul territorio, anche ampliando i servizi forniti a una popolazione formata in gran parte da persone anziane, qual è quella dei centri minori. Per mantenere l’efficienza del servizio farmaceutico e svilupparne le potenzialità soprattutto nei piccoli centri, dove non sono presenti altri presidi sanitari, è fondamentale rinnovare in tempi brevi la convenzione con il SSN”.
Fin qui i fatti e le dichiarazioni. Piaccia o non piaccia, si condivida o meno, ormai le Farmacie italiane sono divise in 3 sindacati: Farmacieunite di Muschietti; Coordinamento interregionale di Annetta; Federfarma della Racca.
Di là dalle opinioni personali e dalle rivendicazioni e rivalse di coloro che sono esclusi dalla stanza dei bottoni, questa è l’ultima conseguenza di una ventennale politica miope di Federfarma, prima con Siri, poi con Racca. Nonostante i tantissimi segnali -da quando Alberto Ambreck si dimise dalla Presidenza per presa d’atto e protesta contro il primo atto ingiusto e violento dello Stato contro una categoria incolpevole della generazione della spesa farmaceutica: l’istituzione del primo “pizzo” di Stato sulle ricette SSN, cui sono seguiti molti altri a vari titoli (pay-back, terremotati, alluvionati)- di forte richiesta da parte della base e di vertici locali per una partecipazione attiva alla gestione e alla direzione del Sindacato sia per avvicinare e compattare la categoria, sia per dare più forza ai vertici, nulla è stato recepito, se non qualche piccola variazione allo Statuto nel 2002 e nel 2006, che non ha cambiato nulla. L’ampliamento della Assemblea nazionale di poche decine di elementi e il cambio di nome e di ruolo del Comitato Centrale in Comitato delle Regioni, non hanno soddisfatto le richieste di democratizzazione e compartecipazione dei titolari di farmacia alle decisioni e alla direzione del Sindacato nazionale.
Il ritardo è enorme, venti anni perduti, rispetto all’evoluzione continua del sistema pubblico che ha estromesso le Province e trasferito alle Regioni la gestione della Sanità e ha, prima di fatto e poi per legge, attivato un canale pubblico di distribuzione dei farmaci alternativa alle farmacie, bypassando il TULS e la Convenzione nazionale, riducendo sempre di più i ricavi delle Farmacie e soprattutto i loro utili aziendali, limitando una attività professionale di alto profilo a pura e semplice ulteriore fora di fornitura di farmaci, mantenendo tutti gli obblighi di legge e i regolamenti punitivi per queste attività professionali.
Da venti anni si assiste a continui tagli della spesa sanitaria in gran parte sulle spalle delle farmacie italiane, grandi e piccole, mentre la trasparenza del costo per la gestione della Regione, delle Aulss e degli Ospedali (compresi i costi della farmaceutica ospedaliera) è divenuto incontrollabile ed è incontrollato.
E’ vero che l’ultimo Governo Renzi ha promesso che non ci saranno tagli nella Sanità, ma si sa bene che le promesse in fase elettorale valgono lo spazio di una notte, senza contare che, se ci saranno sforamenti delle Regioni su questo capitolo di spesa (facilissimi, dato che la Sanità rappresenta l’80% dei capitoli delle Regioni), dopo le elezioni europee riprenderanno i tagli trasversali che colpiranno in primis i cittadini (nei servizi) e le farmacie (nella remunerazione).
Ci sono vari equivoci di fondo che i 3 sindacati, nati o confermati nel 2014 dovranno affrontare e chiarire.
Di fronte all’azione sempre più aggressiva delle amministrazioni pubbliche per spostare i farmaci dalle farmacie convenzionate verso la distribuzione pubblica diretta (che in certe regioni ha raggiunto il 50% del totale) e tramite DPC, i Sindacati dovranno trovare soluzioni per riportare nell’ambito del Testo Unico le prerogative convenzionali di esclusiva per la dispensazione farmaceutica territoriale.
Inoltre, a fronte della continua diminuzione dei fatturati SSN e della loro redditività -dovute sia alla spinta regionale sui medici di base verso la prescrizione di farmaci sempre meno costosi, specialmente generici equivalenti, sia ad un controllo inquisitorio delle prescrizioni dei medici che ha di fatto esautorato i prescrittori dalla scelta dei farmaci più adeguati e opportuni per i cittadini ammalati- e che si aggraveranno sempre più con il passaggio dal ministero della Salute a quello delle Finanze dei dati rilevati dalle ricette elettroniche, i 3 sindacati dovranno pretendere ed ottenere una nuova forma di remunerazione, di cui si parla tanto da molti anni, per servizio e non in percentuale al costo dei farmaci, al fine di dare alle farmacie una redditività opportuna e ai farmacisti titolari e dipendenti una adeguata retribuzione per il ruolo svolto nell’approvvigionamento, controllo, dispensazione dei farmaci SSN.
Infine, devono smetterla di prendere in giro i titolari di farmacia con la continua e mantrica affermazione che la soluzione finale e miracolosa della situazione economica delle farmacie sia l’ottenimento dell’ampliamento dei servizi in farmacia. Questo è vero solamente se a livello convenzionale saranno elencati e quantificati i compensi pubblici per ogni tipo di servizio: a partire da quello obbligatorio ma non remunerato della guardia farmaceutica (soprattutto per le farmacie rurali disagiate), dai servizi per il cittadino di prenotazione e ritiro dei referti e di consegna ed assistenza domiciliare, a quelli aggiuntivi del rilevamento dei dati e loro spedizione agli enti regionali e nazionali previsti, fino al Fascicolo Sanitario elettronico, alla Farmacovigilanza e ad altri che verranno concordati. Infatti, l’equivoco è accettare questi servizi a costo zero per lo Stato e a totale copertura da parte delle farmacie e contando sulla generosità dei cittadini che, invece, sono già allo stremo per il semplice acquisto dei farmaci (anche di quelli concessi dal SSN e per i quali pagano solo i ticket).
Gli altri servizi reclamizzati nei convegni, presso le varie fiere, sui giornali di categoria, sui mezzi di informazione e nei dibattiti pubblici sono solamente fumo negli occhi e, spesso, a favore di una minoranza di farmacie con grande bacino di utenza, in quanto il mantenimento di professionalità sanitarie e salutistiche varie, dall’infermiere, al fisioterapista, allo psicologo, all’estetista eccetera sono possibili solamente per quelle farmacie che possono contare su un vasto pubblico abbiente che può permettersi i costi per questi servizi, mentre punisce definitivamente le piccole farmacie che perdono sempre più ruolo e scopo.
Ultima considerazione: mentre lo Stato e le Regioni continuano a proclamare la necessità di trasferire sul territorio la gran parte dell’assistenza sanitaria non urgente e soprattutto cronica, e Federfarma proclama che la farmacia è cointeressata e sarà parte attiva e determinante in questo ulteriore compito, in realtà le Regioni stanno accantonando fondi e spingendo i medici a costituire le AFT (Aggregazioni Funzionali Territoriali, ex Utap ma ampliate) presso strutture uniche centralizzate sovvenzionate, dove saranno obbligati a spostarsi i medici di base, i pediatri di base, servizi infermieristici e specialisti che verranno ricompensati ulteriormente per un servizio di copertura 12/24 ore della assistenza territoriale. Ottima soluzione per le farmacie che avranno queste AFT a fianco o in paese, ma morte economica e professionale per la maggioranza assoluta delle altre.
Se questa è la partecipazione delle farmacie all’assistenza territoriale allora i 3 sindacati istituiti o, di fatto, esistenti faranno bene a muoversi velocemente per correre ai ripari, anche per allontanare il sospetto, certamente infondato e disfattista, che qualcuno sia interessato ed avvantaggiato personalmente da queste attivazioni regionali.

Rettifica all’articolo Elezioni Federfarma

Nell’articolo si può leggere che, tra i delegati regionali che non hanno partecipato al voto, è elencato correttamente quelli del Friuli. Tuttavia, nel prosieguo è stato scritto che i non votanti o votanti contro la Presidenza e il Consiglio della candidata Annarosa Racca hanno costituito “il Coordinamento interregionale”. In realtà, pur non avendo partecipato al voto, il Friuli NON ha partecipato al Coordinamento, come si potrebbe evincere dal contesto.

Ci scusiamo con il Presidente Pascolini e con tutti i titolari del Friuli per il refuso, avendo parificato la non partecipazione al voto alla contestuale adesione al Coordinamento.

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