Mercoledì 4 febbraio, serata uggiosa con inizio di pseudo nevicata, non promette niente di buono per l’incontro, assolutamente informale, tra colleghi che si conoscono da anni e che hanno avuto, o hanno ancora, incarichi rappresentativi di categoria.
Il freddo umido della nottata è calmierato dall’atmosfera accogliente del Postiglione (architettura tradizionale, rurale, veneta, con caminetto e mobili adeguati), locale della bassa rovighese poco lontano dal Po. Saletta discreta, al primo piano, riservata per una ventina di colleghi da parte del caro amico Michele Galante (federfarmino convinto anche se critico), che ha gentilmente invitato le persone che, a suo insindacabile giudizio, possono discutere fra loro di Farmacia.
Tra un ottimo prosecco (veneto) e una tartina di lardo di colonnata (certamente non veneto), i colleghi giunti alla spicciolata si ritrovano, si abbracciano, si salutano, in una ritrovata presunta e auspicata amicizia.
Presenti sono: quattro già Presidenti di Unifarve prima (Guerra) e Federfarma Veneto poi (Muschietti, Bacchini, Bonetto); il Vicepresidente e il Segretario di Federfarma Veneto (Galante e Bacchini), un ex Segretario di Unifarve (Menis); il Vice e il Segretario di Federfarma Verona; la Presidente dei rurali di Rovigo e la Vicepresidente di Rovigo; il Presidente di Farmacieunite (Muschietti), il Vice (Bruscagnin) e due consiglieri (Giacomazzi e Mina); era stato invitato anche il Presidente di Federfarma Veneto (Fontanesi) che (a mio avviso molto opportunamente) ha declinato l’invito con motivazioni del tutto personali.
Dopo convenevoli, complimenti e battute, ci si siede a tavola e il Vicepresidente di Federfarma Veneto ci spiega che ha voluto da tempo e organizzato questo incontro informale perché, ritenendo le persone presenti intellettualmente oneste e seriamente capaci di difendere gli interessi della Farmacia, vorrebbe che ci si confrontasse in modo aperto e trasparente sulla situazione della categoria, al di là e al di fuori da divisioni di parte e da personalismi, proprio grazie al fatto che ci si incontra ad una cena informale e non ufficiale, anche in vista di un possibile futuro riavvicinamento.
Il suo intento è di aprire un tavolo permanente allo scopo di esaminare i problemi della Farmacia senza volpi sotto il braccio, e discutere liberamente, trovare soluzioni e produrre progetti in comune allo scopo di andare oltre a quella che è la pura e semplice rappresentanza sindacale e puntare a un livello superiore capace di superare le reciproche diffidenze e supremazie. Questo, purtroppo, innesca immediatamente i dubbi, che certamente erano già presenti in ciascuno, riguardo all’invito ma soprattutto che la proposta ha evidenziato.
Infatti, il Presidente e il Vicepresidente di Farmacieunite chiedono apertamente come sia possibile percorrere una strada del genere, in comune, dopo che da oltre un anno Federfarma, non solo non ha fatto nulla per esplorare una via unificatrice ma, anzi, ha esercitato il proprio forte potere con lettere, incontri, riunioni, assemblee, denigratori al limite dell’offensivo nei riguardi di colleghi che, dopo anni di richieste, dichiarazioni, pronunciamenti e attività propositive, non sono mai stati ascoltati e hanno fatto una scelta dolorosa e forte causata dall’impossibilità di contare a livello regionale e nazionale.
Giacomazzi fa presente e ricorda che, per anni, lui ed altri, compresi Guerra e Menis, hanno chiesto, con diverse proposte, una democratizzazione di Federfarma attraverso l’abolizione dei tre livelli, sia per riunire base e vertici, ormai da anni lontanissimi, sia per avere una comunicazione più diretta e totale e non più “filtrata” dalle associazioni locali, e sia anche per ridurre i costi, punto meno importante ma utile in momenti economicamente difficili per le farmacie, ed infine per far partecipare tutti i colleghi alle riunioni, ai dibattiti ed alle elezioni. Ricorda che, oltre venti anni fa, proprio in Federfarma nazionale si era tentato in modo ufficiale di cambiare lo Statuto in tal senso e che anche in Unifarve era stato fatto un tentativo simile, ma sempre senza alcun risultato dovuto alla presenza e preponderanza dei “conservatori”.
Invece Farmacieunite è nata proprio sulla base di questi tre principi: unico livello nazionale, partecipazione di tutti gli iscritti ad ogni attività sindacale ed informazione diretta e trasparente a tutti gli associati.
Iniziano reciproche accuse di non voler mai cambiare, o di voler cambiare da dentro; di essere usciti per non aver voluto lottare dall’interno; di averlo fatto per anni senza risultato; di dover continuare a lottare dall’interno per non spaccare il sindacato e riuscire a cambiare il sistema; e via discorrendo; rasentando la zuffa verbale anche se, in realtà, grazie alla informalità della riunione e alla conoscenza storica reciproca, tutti erano d’accordo di non trascendere mai, ma di dirsi in faccia ogni cosa senza aver problemi di rendere conto a qualcuno o di dover essere politicamente corretti. L’amicizia fa anche questo: stempera i dissidi ed è in grado di arrivare a superare differenze e conflitti ritenuti insormontabili.
Dopo vari interventi e solleciti da parte di tutti i presenti, Bruscagnin e Giacomazzi chiedono a Galante e Bacchini di spiegare più dettagliatamente questo progetto che sembra tendere verso una collaborazione tra due sindacati separati e antitetici. Galante entra nei particolari del progetto, rilevando che anche la presenza di chi non fa più parte della dirigenza testimonia la buona volontà di trovare una strada davvero nuova, inoltre, chiarisce che, poiché loro ritengono auspicabile, anche se molto difficile a tempi brevi, che uno dei due sindacati confluisca nell’altro (tenendo conto che i numeri sono spropositatamente a favore di Federfarma poiché, anche se Farmacieunite si qualifica come sindacato nazionale, in realtà attualmente conta poco più di 200 farmacie tra Treviso, Padova e forse Milano e dintorni, coprendo territorialmente ben poco) dato che è evidente che se abbiamo tutti a cuore il futuro della Farmacia è necessario trovare un punto d’incontro che riunifichi le forse ma che “salvi la faccia” ad entrambi, anche se, all’interno di Federfarma Veneto, dove non c’è mai stata unità da almeno 25 anni, potrebbe scatenarsi una lotta fratricida, poiché mentre le dirigenze di Verona e Rovigo sono “progressiste”, quelle di Padova, Venezia e Belluno sono molto conservatrici, mentre Vicenza si tiene nel mezzo e Treviso numericamente è poco rappresentativa.
A questo punto richiesti ulteriori chiarimenti, il nostro ospite ci espone la sua idea: istituire un gruppo di lavoro composto da titolari di farmacie, sia esponenti di Federfarma, sia di Farmacieunite e sia senza alcun ruolo, ma che abbiano vissuto esperienze sindacali importanti, che si incontri con cadenza fissa allo scopo di affrontare i problemi della Farmacie e studiare soluzioni da tradurre in progetti e proposte fattibili da presentare poi alle istituzioni pubbliche di volta in volta referenti. Istituzionalizzare questo gruppo, centro, comitato, o come dire si voglia, creando una entità vera e propria, nella sua ipotesi una Fondazione, in modo da responsabilizzare chi ne fa parte secondo regole stabilite in comune e che garantisca sia la assiduità sia l’impegno a continuare nel progetto. Altrimenti, senza istituzionalizzazione, ognuno di noi potrebbe esserci, ovvero disertare, divulgare i progetti prima che siano pronti, oppure boicottarli, invece, in questo modo ci sarebbe un impegno ufficiale reciproco e una continuazione nel tempo.
Immediatamente, scoppiano le rimostranze degli esponenti di Farmacieunite che difendono la loro conquistata autonomia e accusano Federfarma di voler unificare i due sindacati; ovvero di creare un terzo sindacato unificando i due esistenti; o anche di voler a tutti i costi bloccare la nuova esperienza sindacale appena nata, e addirittura di voler fare campagna acquisti. Bacchini risponde che, in realtà, l’unificazione potrebbe essere l’obiettivo finale, non certamente quello iniziale. Nulla vieta che, alla fine, con il tempo, si possa concludere che si ritorni insieme, una volta sviscerati i problemi in un ambiente più sereno del confronto diretto di qua e di là di un tavolo dei due sindacati. Ora, gli animi si sono davvero accesi, e le voci alzate, al punto che è bene chiudere la riunione con un “rivediamoci presto” per continuare ad approfondire temi sindacali dopo che ogni parte ha potuto ripensare e digerire quanto detto.
Concludendo, personalmente ritengo molto utile e interessante l’incontro: utile per un progetto futuro ad ampio respiro, e interessante perché propositivo di iniziative innovative mai percorse prima. La parte progressista di Federfarma insieme a Farmacieunite potrebbe davvero costruire un super sindacato motivato e capace grazie ad un percorso attraverso un nuovo soggetto che sia di transito verso un nuovo modo di concepire l’attività sindacale come fino ad oggi non è mai stata affrontata: con trasparenza, partecipazione e responsabilizzazione totale di tutti i titolari iscritti e che potrebbe recuperare non solo l’unitarietà ma anche i circa 1500 titolari non iscritti a nessun sindacato. Questo purché, le prossime volte negli incontri che auspico frequenti e proficui, ognuno lasci a casa le proprie velleità di parte e ci si riunisca come elementi singoli senza una etichetta, una giacca, un emblema e, superata questa fase oggi espressa, si vada oltre, e si riesca a parlare di tematiche inerenti le attività professionali, e non più di targhe e numeri che esaltano solamente le forze muscolari e non quelle cerebrali della ragione.

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