Oramai sono evidenti ed acclarati due fatti: la delegittimazione dell’Istituzione Farmacia, da parte delle forze sociali e politiche di ogni colore; e l’interesse, a questo punto generalizzato, per il monte ricavi della Farmacia italiana, da parte di misteriose (?) e potenti forze economiche e finanziarie.
Chi nega questi due assunti, o è un ingenuo e ottuso, oppure è un bugiardo e interessato. Non ci sono più attenuanti.
E’, infatti, dal 1993 che, la scoperta dell’enorme truffa di De Lorenzo e Poggiolini ai danni del SSN nel settembre di quell’anno -causa ultima e determinante ma non unica- ha iniziato il ridimensionamento dell’assistenza sanitaria in capo allo Stato che “stranamente e ingiustamente” ha coinvolto anche la Farmacia italiana, ritenuta indirettamente beneficiaria della truffa in quanto ha lucrato sulla dilatazione della spesa.
I primi provvedimenti si sono avuti: con la Legge n. 537 del dicembre 1993, che ha ridimensionato il “Prontuario”, e nel 1996, con la legge 549/95, che ha inserito uno “sconto” fisso dell’1,5 (rurali sussidiati) e 3% (altri) sul prezzo dei medicinali dispensati in regime di assistenza SSN. Principio di sconto che era stato vittoriosamente eliminato negli anni ’70 e che si credeva non sarebbe mai più stato reintrodotto. In parte compensato con un ritocco dei margini che nel 1997, con la legge 662/96, passò dal 25% al 26,70%, per la Farmacia, dall’ 8% al 6,65%, per il Grossista, e “curiosamente” invariato il 66,65%, per l’Industria.
Dal 2001, iniziò l’attacco all’esclusiva della Farmacia -stabilita nel Regio decreto del 1934, riconfermata nella legge 221 del 1968, e ribadita chiaramente nell’ultimo Accordo Collettivo Nazionale Triennale (Convenzione) DPR 371 del 1998 “Art.2 Com. 2 La dispensazione dei medicinali agli assistiti è riservata esclusivamente alle farmacie e ai dispensari aperti al pubblico, ai sensi e nei limiti della legislazione vigente.”- con la legge 405/2001, che ufficializzò la dispensazione dei medicinali da parte di enti pubblici diversi dalle farmacie, quali Ospedali e Aulss.
Demmo la colpa ai colleghi pubblici, che cercavano di allargare i loro spazi, le prestazioni e la remunerazione; ma anche all’Industria, che ci aveva messo lo zampino, poiché, a fronte degli sconti obbligatori a questi enti pubblici a partire da un minimo del 50%, potevano aprirsi nuovi spazi con l’inserimento dei medicinali innovativi e biotecnologici autorizzati anche dall’Emea.
Inoltre, con la legge 289/2002 venne introdotto lo “sconto variabile” che risparmiò solamente le farmacie rurali sussidiate con ricavi SSN inferiore a 387mila euro, mantenendo loro, per fortuna, lo sconto fisso dell’1,5% ma che condannò tutte le altre, specialmente le piccolissime farmacie urbane.
Infine, si aggiunsero balzelli quali pay-pack e trattenute mirate a finanziare singole catastrofi.
Con la legge 149/2005, Storace introdusse la facoltà di scontare il prezzo dei medicinali OTC e SOP fino al 20% sul prezzo stabilito dall’azienda di produzione, si disse, allo scopo di fermare le richieste della liberalizzazione della vendita dei medicinali al di fuori della farmacia, che tuttavia non bloccò.
Con il DL 6 aprile 2006 n. 193, proseguì l’attacco all’istituzione Farmacia poiché anche i medicinali per uso esclusivo veterinario furono demandati anche alle cosiddette farmacie veterinarie -in realtà depositi veterinari- con farmacista responsabile per vendere ad allevamenti, medici veterinari e anche a privati.
Sempre nel 2006, il DL Bersani 248/2006, liberalizzò la vendita dei farmaci non soggetti a prescrizione medica, OTC e SOP, dei farmaci ad uso veterinario e delle preparazioni galeniche veterinarie, presso qualunque esercizio commerciale, purché presente un farmacista abilitato alla professione e iscritto all’Albo. Anche questo provvedimento, nato per favorire l’inserimento di angoli appositamente adibiti all’interno dei supermercati, inevitabilmente ha autorizzato anche altri ad aprire o trasformare attività commerciali in farmacie di serie b ove, alla presenza del farmacista, potessero essere venduti medicinali senza obbligo di prescrizione, continuando a minare la redditività e quindi l’esistenza della Farmacia.
Infine, il DL Monti 27 del 2012, ha allargato ulteriormente le competenze degli esercizi commerciali con farmacista alla vendita di farmaci veterinari con ricetta bianca, perfino quelli con ricetta veterinaria in triplice copia, e alle preparazioni medicinali per cui non sono necessarie prescrizioni mediche.
Ultimamente, abbiamo visto un ulteriore forte assalto alla Farmacia da parte del Governo Renzi (controllato dalla Merkel, dall’Europa e dalla Trilaterale), nella persona del Ministro dello sviluppo economico, Federica Guidi (Presidente della Ducati, Presidente dei giovani industriali, componente della Trilaterale internazionale), motivata dall’Antitrust (prima Catricalà, ora Petruzzelli, tutti grandi amici dichiarati dei farmacisti) in nome del libero mercato, che elencava una serie di misure quali: liberalizzazione totale; ovvero, diminuzione drastica del quorum; oppure, vendita libera di tutti i farmaci di Classe C anche con prescrizione medica; che poi, inaspettatamente (!), si è tradotta nella entrata del capitale nelle società titolari di farmacie -anche in numero illimitato- e, ancora prima, nella sospensione dell’idoneità, obbligatoria per legge, per intestarsi una farmacia, utile ai neolaureati che possono essere “comprati” dalla GDO.
Ora, che queste idee siano nate nella testa di Renzi o in quella della Ministra, mi sembra molto improbabile, che sia stata suggerita da qualcuno è molto probabile. Ma da chi? Basta cercare, secondo Seneca, il “cui prodest scelus, is fecit”.

Abbiamo molti attori interessati

Iniziamo dai farmacisti:

titolari che sono economicamente e finanziariamente potenti e hanno sempre avuto più farmacie, anche prima della legge che ha permesso società di farmacisti con un massimo di 4 farmacie; quelli che ne avevano diverse intestate a prestanome; titolari che, avendo una mentalità più imprenditoriale che professionale, puntano a costruire proprie catene di farmacie; quelli in grandi difficoltà finanziarie, a causa di indebitamenti, con Credifarma o altri istituti, tali da non poter più far fronte alla loro estinzione; titolari che, praticamente, non hanno più la proprietà delle farmacie a causa delle dilazioni di pagamento ai grossisti che superano il valore delle stesse.

Non farmacisti:

finanzieri che hanno investito in farmacie, con patti extra giuridici, e che ora possono regolarizzare tutte le posizioni; grossisti che sono in credito di debiti, a volte, pari al fatturato; istituti finanziari che non riescono più a recuperare il credito; catene nazionali ed internazionali che da anni tentano di entrare in possesso di farmacie ma che si sono dovute fermare a causa della legge che impediva (ricordo Alleanza Farmaceutica Spa italiana a Rimini, Gehe Pharma tedesca a Milano, Phoenix pharma tedesca a Treviso); catene Cooperative come Coop e Conad, ma anche la GDO, quale Auchan, Esselunga, e chissà quanti altre ancora. Ultimamente, si è parlato anche dell’interesse di Wallgreen-Alliance Boots, che è l’evoluzione multinazionale di Alleanza Spa, il cui Executive Vice President e President Chief Executive di Global Wholesale e International Retail è anche componente del Cda delle Generali Assicurazioni, ovviamente per puro caso.

E Credifarma?

La proprietà è di Federfarma 66% e di Bnl-Bnp + Unicredit, e sappiamo che la situazione finanziaria non è rosea, anzi, 4,2 milioni di euro di deficit, già nel 2013, e un rapporto tra attività di rischio e patrimonio di vigilanza al di sotto del limite fissato dalla Banca d’Italia per consentire la continuazione dell’attività, hanno spinto a cedere un ramo d’azienda relativo ai crediti a medio e lungo termine dismettendo le sue vesti e trasformandosi in qualcosa di molto diverso da ciò che è stata finora. Pertanto, si può pensare che l’ingresso di capitale privato nelle farmacie indebitate con Credifarma possa contribuire a saldare il debito alleggerendo di tanto la Banca dei titolari.
Come si vede, ci sono tantissimi interessi in gioco che possono aver contribuito all’inserimento, all’ultimo momento e completamente all’oscuro di Fofi e Federfarma, forse, ma non sicuramente di alcuni dirigenti.

Ora, carissimi Senatore Andrea, Presidentessa Annarosa e Presidente Franco (sempre in ordine di rappresentanza e secondo le indicazioni della Boldrini), ci potete dire sinceramente e onestamente quali sono state, negli ultimi 20 anni, le proposte atte a disinnescare gli attacchi alla professione e alla istituzione; quali gli atti messi in campo per dare risposte alternative alle esigenze di Governi, bugiardi e corrotti, ma pur sempre in grado di distruggere un sistema per agevolarne e supportarne un altro? Non credo che approfittare dei nostri 2 senatori e 2 deputati (tutti del Pdl, tanto per farci accusare di essere biechi fascisti) sia il metodo vincente, e neppure andare a tirare la giacca a questo o quel politico, amico personale o amico di amici. Sono convinto, al contrario, che si dovevano costituire, nel tempo, rapporti istituzionali costanti con i Governi, i Ministeri, soprattutto con i dirigenti, con tutte le istituzioni competenti, ovviamente con le Regioni; essere sempre in contatto con il potere politico di ogni colore; dislocare funzionari permanenti (ce ne sono tanti e bravi) negli uffici politici e amministrativi; possedere un sistema consolidato di rapporti, non legati ai singoli politici ma alle istituzioni, in modo da avere sempre informazioni e convocazioni dirette. Insomma, una credibilità non legata alle persone, che cambiano nel tempo, ma tra ente ed ente.

Proposta Generale

Carissimi, non pensate che sia ora di predisporre una proposta generale relativa alla professione?

Iniziamo da un riordino delle Facoltà universitarie: abolendo CTF (creata solo per dare nuove cattedre ai professori); istituendo più moderni indirizzi specifici strettamente legati alle opportunità di lavoro (un biennio comune e quindi un triennio distinto per indirizzo: industriale, ospedaliero e farmaceutico); infine, una limitazione del numero dei laureandi sulla base delle esigenze rilevate dall’Istat sulla occupazione immediata e a 5 anni (cancellando il test preliminare d’ingresso ed accentuando, invece, la selezione per chi non realizza correttamente il percorso annuale).

Continuiamo, quindi, con l’abolizione dell’obbrobrio giuridico e professionale degli esercizi commerciali “abilitati alla vendita dei medicinali” grazie ad un riassorbimento graduale nelle sedi farmaceutiche di nuova istituzione, per chi ha svolto un periodo di attività di proprietario di almeno 5 anni, previo spostamento entro un’area predeterminata, ed anche a fronte di un versamento di un appropriato compenso (pari ad un numero di annualità sulla base degli ultimi redditi dichiarati), con la contemporanea chiusura degli esercizi di proprietà di titolari di farmacia (per incompatibilità) e riduzione dei Corner a esercizi commerciali salutistici, ma privi di farmaco e di farmacisti.

Di seguito, proponiamo un nuovo ordinamento di concessione, sempre a seguito di concorso, sostituendo la pianta organica stabilita in base agli abitanti con una legata alle distanze (inversamente proporzionali della densità abitativa: più è alta e più le distanze diminuiscono), alle dimensioni e attrezzature delle farmacie e ad un elenco di servizi obbligatori, fatte salve ovviamente le farmacie già esistenti che dovranno adeguarsi solamente in caso di spostamento volontario.

Ed infine, aboliamo la multiproprietà di farmacie, in modo che ogni farmacista abbia diritto ad ambire ad una farmacia e sia proibito l’accaparramento di più concessioni in capo al singolo o ad una singola società di farmacisti che devono esercitare all’interno della società stessa.

Per ultimo, istituiamo anche un fondo misto pubblico-privato per il sostentamento proporzionato delle piccole farmacie rurali, spina dorsale della capillarità, attraverso un appannaggio annuale che permetta di continuare a svolgere il servizio pubblico, senza cedere al miraggio di un miglioramento grazie allo spostamento in zone più redditizie.
Probabilmente, queste proposte sono per molti troppo pesanti e perfino dolorose ma, se si è ancora convinti di poter affrontare il futuro arroccandosi su posizioni indifendibili; contrastando i colleghi in difficoltà (para); e illudendosi di poter ritornare al passato (titolari conservatori); allora forse si può iniziare a sospettare che qualcuno intenda dare ragione a chi vuol trasformare una professione etica e sanitaria in un business finanziario e commerciale, come nei paesi in cui manca la cultura sociale e umanitaria, essendo da sempre dominati da quella liberista ed egoistica del profitto.

Maurizio Guerra

© Riproduzione riservata

Quanto riportato esprime contenuti ed opinioni personali dell’autore che ha scritto il post. Queste opinioni non coincidono necessariamente con quelle di FarmaciaVirtuale.it.

5 COMMENTI

  1. Caro Maurizio,
    belle proposte. Ma pensi davvero che un Racca abbia tempo e voglia di ascoltarti? E’ troppo impegnata a fare i suoi interessi, a promuovere amici e brigare nell’ombra!
    E che dire poi del riordino dei corsi di laurea? Alla Conferenza dei direttori delle scuole di farmacia c’è un’aspra lotta in corso: sai quante cattedre salterebbero se si riformasse seriamente il percorso? Molti docenti non riuscirebbero a cumulare il minimo di ore di insegnamento previsto!
    Ma queste situazioni continuano a danneggiare tutti noi.
    E com’è che però alla fine vengono eletti sempre gli stessi?

  2. Tutto fortemente condivisibile. Ma purtroppo viviamo in una nazione che si fonda sul “fare mafioso”, sulla raccomandazione e sul malaffare. Al merito e alle capacità non sono concessi spazi, solo una nicchia poco assolata.
    E i pochi farmacisti economicamente e/o politicamente potenti, numericamente una minoranza, contano molto ma molto più di tutti gli altri, nonostante quanto questi ultimi si possano affannare, ragionare e dimostrarsi assennati e intelligenti.
    Alla fine faranno qualcosa quando la professione, tra 10 o 20 anni, sarà stata completamente svuotata di una qualsiasi utilità o di un senso e sarà ormai tardi per salvare qualcosa.
    Ma certamente nel frattempo i soliti si saranno arricchiti ancora di più. Ormai io sono totalmente disilluso e cinicamente realista.
    Tiriamo a campare.

  3. Sento tanta demoralizzazione nelle vostre risposte ma anche in quelle che direttamente i colleghi mi mandano su Facebook o via sms.
    Ovviamente, mi dolgo di questo.
    Tuttavia come alcuni di voi, mi domando come mai tanti colleghi sono arrabbiati, sfiduciati, delusi, ma quando ci sono le elezioni in ogni organizzazione di categoria non si presentano e non sono votati proprio coloro che protestano, come mai alla fine sono premiati sempre o le stesse persone oppure le persone dalle precedenti indicate ?
    Non dimentichiamo che Andrea Mandelli è un “giovane” dopo tanti anni di Leopardi; la Racca è nuova rispetto ai tanti anni di Siri; Muschietti, sebbene vecchio del mestiere, ha fondato un nuovo sindacato addirittura; eppure nulla cambia, nessuno di loro ha preso in mano la situazione e ha sparigliato i giochi con proposte assolutamente innovative e rivoluzionarie da portare al mondo politico-amministrativo-finanziario per sfondare abbattendo ogni altra proposta stupida o falsa o sbagliata.
    Si ripete quello che succede a livello politico: nel 1993 sembrava nato un nuovo modo di fare politica dopo la grande corruzione precedente e invece è andato tutto come prima se non peggio; nel 2013 con Renzi sembrava che si dovesse rovesciare tutto, una rivoluzione democratica, e invece non è stata cambiata nessuna regola fondamentale del gioco. Senato, Sistema elettorale, forse e comunque non toccano le strutture e le amministrazioni statali regionali e locali, non rivoluzionano il sistema fiscale, non toccano il sistema dirigenziale ed amministrativo e restano i partiti, i parlamentari, i consiglieri così come prima che decidono i loro stipendi e benefit in barba a tutti. E così è anche nel nostro piccolo mondo: uguale. Impossibile cambiare nulla

  4. Maurizio: analisi quasi perfetta.
    La GDO però ci azzecca poco: sono gli “amici” delle banche che, trovandosi in portafoglio qualche migliaio di farmacie tecnicamente fallite, hanno spinto tanto fortemente sull’accelleratore.
    Perciò: scordati che si torni indietro.
    Il tema parafarmacie: liberalizzino questo SOP e OTC, e “morta là”.
    Basta da subito con questo obbrobrio del farmacista fuori dalla farmacia!
    Mi piace il criterio di uscita dalla pianta organica, fermo restando la presenza minima comunale.
    Sarebbe anche opportuno mettere un limite minimo: diamo al comune un concetto di “LES” (livello essenziale di sopravvivenza) e mettiamo fine all’altro obbrobrio, le farmacie con 500 abitanti, che vivono di sussidi e portano via il lavoro a chi magari ne ha già poco.

Comments are closed.