Parecchio tempo fa, scrissi, in risposta ad alcuni colleghi, “Enpaf, questa sconosciuta”. Ora mi sento chiamato alla continuazione del serial. Se sono l’unico a sentirne l’esigenza, pazienza. Cancellatela.
Questa mia esigenza nasce da moltissimi interventi di farmacisti, ovviamente iscritti, di ogni parte e di ogni categoria, ma anche dall’intervento di notabili della professione, che sicuramente ne sanno più di me.
Ho avuto modo per alcuni anni di far parte del CDA di Enpaf e di imparare tantissimo riguardo alla natura e alla conduzione di un ente previdenziale di categoria. Spero che eventuali imprecisioni mi saranno comunque perdonate.
Non voglio più entrare nel merito della legislazione, a partire dalla nascita degli Ordini professionali fino alle ultime norme riguardanti gli anti di previdenza, sia per non annoiare i colleghi ma anche per non annoiarmi io.
Tornando all’argomento del giorno, sono sorti sui Network tantissimi gruppi favorevoli all’abolizione tout court dell’Ente e a questi hanno dato seguito commenti feroci e quasi sempre imprecisi, ai quali qualche volta ho risposto anche io. Ma anche interventi di componenti del CD di Fofi e anche del CDA di Enpaf.
Perché proprio adesso e perché così frequenti e accaniti gli attacchi, mi sono chiesto. E, sebbene non abbia una risposta evangelica, ne ho trovate diverse da proporre ai colleghi tutti al fine di formarsi qualche idea in più.
In primis, i più scatenati sono i colleghi dipendenti di farmacia o collaboratori, per meglio dire, ma anche i titolari non vanno teneri. A questi si sono aggiunti nuove categorie, quali i proprietari di negozi di vicinato e i lor dipendenti. E non ultimi anche dirigenti ordinistici e sindacali. Tutti d’accordo, per un verso o per l’altro, della necessità di abolire l’ente ma senza alcun barlume di idea di cosa accadrebbe poi. Un po’ come Grexit.
Purtroppo, come scrissi già allora, strepitare, protestare, distruggere, cancellare, sono sistemi che non portano a nulla in quanto ci sono delle situazioni ben precise in atto che non possono essere cancellate con un tratto di penna.
Partiamo dal fatto che l’Enpaf nel 2000 era quasi in bancarotta poiché le precedenti gestioni, improvvide e incapaci, non avevano compreso che se all’inizio di una storia economica entrano contributi e non si pagano ancora pensioni, il denaro si accumula ma non per questo va scialacquato in operazioni troppo facilone.
Dalla sua nascita non sono stati fatti calcoli attuariali corretti, infatti, i versamenti fissi erano ben poca cosa, a fronte degli altri enti simili che invece facevano pagare in percentuale al reddito professionale. Si doveva considerare il fatto che i versamenti dovevano fruttare pensioni adeguate dopo 30 e più anni di lavoro e quindi andava tutto parametrato sia alle pensioni future sia al valore della lira da lì a 30 o 40 anni. Invece, siccome erano pochissime le pensioni da retribuire contro i tanti iscritti che versavano, si sono stabiliti valori sbagliati sia come versamenti sia come pensioni alla fine delle storie. Così sono state date pensioni allora importanti a pochi, pensioni baby sull’andazzo del sistema pubblico e si son prestati soldi ai farmacisti a tassi molto agevolati e infine si sono acquistati immobili da affittare di bassissimo valore in aree forse in crescita, come Ostia ad esempio, ma che col tempo non hanno reso più nulla poiché gli affitti erano superati dalle spese di gestione.
La legge prevedeva e prevede tutt’ora l’obbligo per tutti gli iscritti agli Ordini professionali di qualunque categoria a partecipare ai contributi per il proprio Ente privato. L’anomalia dei farmacisti è stata che la gran parte degli iscritti era dipendente e quindi aveva già un accantonamento statale presso l’INPS. Si stabilì che oltre ai versamenti fissi le Farmacie versassero un contributo pari allo 0,90% del monte ricavi delle ricette mutualistiche da spalmare nelle casse dell’Ente a favore di tutti gli iscritti, motivandolo col fatto che la produzione delle Farmacie era dovuta anche al lavoro dei collaboratori.
In realtà, mentre altri enti capitalizzavano alla grande sia per i versamenti proporzionali ai redditi sia per l’oculata gestione previdenziale, l’Enpaf continuava col ritmo iniziale fino a quando una nuova dirigenza ha dovuto assumersi l’onere del risanamento. All’inizio prestiti bancari che grazie all’aumento immanente delle contribuzioni sono stati sanati ed è iniziato l’accantonamento progressivo che a tutt’oggi è arrivato a 2 miliardi di euro, ben poca cosa se pensiamo che attualmente si pagano pensioni per 250 milioni all’anno e che quindi per 40 anni di media dovrebbero esserci accantonamenti per almeno 10 miliardi.
Nel frattempo si è innescato anche il calo dei ricavi SSN con ovvia diminuzione dello 0,90% che da solo costituisce circa 100 milioni di entrate, mentre il resto deriva dalle contribuzioni e dalla remunerazione degli investimenti mobiliari e immobiliari che negli ultimi anni sono stati ottimizzati eliminando gli immobili fatiscenti e acquistando immobili di prestigio mentre la parte mobiliare è stata gestita con una prudenza e oculatezza che ha permesso di passare attraverso le varie bolle sudamericane, americane ed europee, indenni da penalizzazioni.
E ora si grida all’abolizione dell’Ente con passaggio all’INPS, oppure all’uscita di tutti i dipendenti che hanno una previdenza obbligatoria pubblica, o infine all’uscita dei proprietari dei negozi di vicinato.
Ma qualcuno si chiede chi pagherebbe le pensioni in essere ? E chi pagherebbe quelle in divenire iniziate ieri o un anno fa o dieci anni fa o venti? Al massimo chiudendo oggi si pagano 4 anni di pensioni e tutti i contributi versati che fine farebbero ? E i pensionandi ?
Se qualcuno pensa che l’INPS se li prenda sul groppone così, bè meglio che ci ripensi perché anni fa dissero chiaramente che potevano considerare la cosa solo se insieme ai pensionati avessimo passato anche beni pari a 40 annualità almeno.
A me che sto per andare in pensione con forse 700 euro al mese, sia pure per 13 mensilità, pur avendo riscattato gli anni di laurea e pareggiato la differenza degli ultimi anni con un versamento triplo, figuratevi se non piacerebbe che la pensione venisse raddoppiata, ma chi ci metterebbe i soldi ? Ricordo uno studio fatto da un attuario, mi pare di ricordare tale Orru, che per portare a 1000 euro la minima bisognava piu che triplicare i versamenti e valeva solo per chi sarebbe andato in pensione dopo 40 anni.
Se poi ora, al fine di evitare rotture all’interno della Fofi (ricordiamo che l’Assemblea dell’Enpaf coincide con quella della Fofi) e che il pur bravissimo Emilio Croce è anche Presidente dell’Ordine di Roma, e che questo potrebbe dare fastidio a grandi presidenti di altre aree molto popolose ovvero in attesa di promozione da anni, se poi dicevo per frenare le fughe in avanti o quanto meno la possibilità di scontri sanguinosi per la Presidenza dell’Ente, si vuole populisticamente buttare nel calderone l’uscita dalla contribuzione dei dipendenti ed altre bazzecole del genere (fra l’altro con modifiche di leggi nazionali che riguardano l’insieme degli Ordini professionali) come far uscire anche i proprietari dei negozi di vicinato, allora credo che davvero qualcuno stia percorrendo la strada di Tsipras, ma con gli esiti che abbiamo visto in questi giorni.

Con amicizia e sincerità.

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7 COMMENTI

  1. Ottimo articolo, Maurizio! Purtroppo, tantissimi colleghi protestano per l’esiguità della pensione garantita dal nostro, senza conoscere la realtà delle cose, e senza tener conto di banali considerazioni matematico-finanziarie.
    Si lamentano di pagare troppo come contributo annuale (poco più di 4000 euro annui) senza considerare che ciò equivale a circa 350 euro al mese.
    Ora, con una contribuzione di quest’entità, nessuna “pensione integrativa” privata garantisce a scadenza una pensione di anzianità significativamente superiore a quella che sarà erogata dal nostro Ente di previdenza. Si deve poi tener conto che la contribuzione ENPAF è deducibile senza limiti di entità, mentre quelle per pensione integrativa hanno un tetto di deducibilità.

  2. al di là di tutte le chiacchere , il sig. Guerra vuol far pagare ai dipendenti le pensioni dei padroni di farmacia. Se vi pare giusto…..

  3. articolo assolutamente condivisibile, però tace che gran parte di quelle proteste di cui sono affollati i “network” portano la firma di tutti quei farmacisti atipici (partite iva, co.co.co., borse di studio, etc… tutti contratti con obbligo di iscrizione all’ordine) che con un reddito lordo di 20.000-25000 euro tolte irpef e, soprattutto i 4000 euro e passa di ENPAF che sono costretti a pagare, si trovano in tasca circa scarsi 1300 euro senza diritto di ferie, malattia e con in più l’obbligo di autofinanziarsi un’assicurazione infortuni e di responsabilità professionale. Quando un ente che si pone il fine nobile dell’assistenza si trasforma in una mannaia del diritto al lavoro e alla formazione soprattutto dei giovani farmacisti “cancelliamolo” non appare una soluzione irragionevole ai più che, diversamente dai vecchi governi greci, non hanno falsificato alcun bilancio.
    PS ma la casa ad Ostia poi è stata venduta? Magari non è così malvagia, ci si potrebbe fermare, ad esempio, di fronte al monumento a Pasolini a riflettere su questa sua frase “Come ci si può vantare della propria serietà? Seri bisogna esserlo, non dirlo, e magari neanche sembrarlo! Seri si è o non si è: quando la serietà viene enunciata diventa ricatto e terrorismo”. Cancellare l’enpaf non sarà una soluzione seria ma lasciare tutto cosi come è ogni giorno che passa rappresenta un ricatto sempre più insostenibile.

  4. Caro Maurizio,
    scrivi che, all’inizio il nostro ente ha elargito in modo dissennato i fondi dando pensioni a chi non aveva versato (o versato poco) a dando finanziamneti a tasso agevolato: chi ha permesso tutto ciò ha mai pagato? Possibile che possano essere passati impuniti crimini finaziari di tale valenza?
    Quanto poi al presente è vero che il sistema deve stare in piedi e quindi non si possono rivalutare le pensioni (mentre i versamenti si) ma se avessimo versato la pari somma a un fondo assicurativo quanto andremmo a percepire a fine lavoro? Sicuramente di più, considerando anche le cifre di ritorno dal SSN.

    • Domenico, io feci valutare la “redditività” della contribuzione ENPAF da un mio amico consulente di una primaria banca, specializzata in investimenti, anche assicurativi e pensionistici. Mi disse che essa era assolutamente in linea con quanto potevano garantire i fondi privati, anzi, presentava anche dei vantaggi fiscali.
      L’apparente esiguità dell’importo attuale delle pensioni dipende dall’importo della contribuzione, che è di circa 350 € al mese. Decisi allora di passare alla contribuzione tripla, che dovrebbe garantirmi una pensione di importo decente.
      Non è poi corretto che tu consideri nel calcolo le “cifre di ritorno” dal SSN. Quella cifra (il famoso 0,9%) in realtà fu “recuperata” dalla categoria, in quanto fu il primo tentativo di imporre uno sconto obbligatorio sui farmaci alle farmacie.

  5. Caro Domenico, sai come funziona in Italia, perfino Nel sistema pubblico, figurati nel privato. Nessino paga mai anche perche’ nessuno ha rubato ma semplicemente Hanno gestito malissimo e in modo artigianale un patrimonio che oggi potrebbe valere tantissimo se fosse stato con piu’ oculatezza previsionale regolamentato e usato in modo diverso. Per esempio non quote fisse fin dall’inizio come gli altri enti ma proporzionali al reddito, pensioni calcolate sui contributi e non su possibili vincite al totocalcio, prestiti con tassi adeguati al momento specifico, eccetera. Ma bisognerebbe chiedere a chi non c’e’piu’ genteche anche tu conoscevi bene. Del resto anche Inps insegna…… Buchi sanabili solo Grazie alo Stato e pendioni che si ridurranno ameta’ dello stipendio se andra’ bene per Il futuro. Cetto col sen o di poi. Ma dal 2000 in poi si e’ riusciti solo a chiidere i debito e iniziare una lenta ricapitalizzazione migliorandone anche la qualita’. Ora come ora solo un sistema a percentuale sul reddito dal 15 sl 25% potrebbe raggiungere lo scopo.ma solo fra 30 anni

  6. Francesco piu’ preciso di me. La redditivita’ e’ migliore dell’assicurativo e si detrae tutto. Ma versando solo negli ultimi anni 4600€ che per altre categorie professionali corrisponderebbe ad un reddito annuo di 25000 e’ facile capire la bassa pensione ottenibile

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