Visti i tempi e i recenti accadimenti, non solo politici, potrei scrivere di comunicazione, della “teoria dell’iceberg” di Freud, per esempio, oppure di antifragilità, visto che sono sempre di più ad avvicinarsi, finalmente, alle teorie di Taleb. Potrei parlare di come si costituisce una rete di farmacie, anche senza saperne nulla: basterebbe scopiazzare qua e là dagli innumerevoli articoli e post che quotidianamente imperversano su social e riviste del settore da quest’estate. O potrei avventurarmi nell’ambito della tecnologia per presentarvi qualche soluzione ultra avveniristica come una vetrina social-touch o chissà cos’altro, sempre usando la farina presa dal sacco di qualche sito per nerd, e poi rimpastarla sostenendo che per il farmacista oggi è fondamentale conoscere lo stato d’animo di chi si trova a passeggiare innanzi alla sua vetrina per andare a comprare il pane o per prendersi un caffè con l’amica. Potrei scrivere di leadership, e usare tutta la mia benevolenza per raccomandare al titolare di farmacia di comportarsi così e cosà con i suoi collaboratori, non tralasciando di dispensare preziosi consigli di lettura.

Eppure, anche se potrei discorrere di tanti elevati temi a la page, preferisco scrivere della pinzatrice, o magari dei rotolini di carta per gli scontrini o anche di chi cavolo chiama e soprattutto di chi deve rispondere al telefono della farmacia. E perché finire a scrivere di questi umili argomenti, dall’apparenza insignificante e poco attraente, quando invece le pagine, virtuali e non, sono piene di tutt’altre questioni, di tutt’altre ricette, rappresentate come la soluzione per affrontare il futuro? La risposta non risiede solo nell’ovvio motivo che di contributi su cotanti argomenti ce ne sono già in abbondanza, ma anche nella quasi quotidiana frequentazione della farmacia: arrivo e ci rimango per ore, ascolto, guardo, osservo, fotografo e prendo appunti. Tanti.

Questo contatto costante e prolungato ha fatto sorgere in me la convinzione che è proprio trattando questi argomenti, prima degli altri, che potrete, cari titolari di farmacia, affrontare la guerra che in molti stanno prefigurando: quella tra Davide e Golia. Da una parte il piccolo Davide – cioè ognuno di voi – e dall’altra Golia – ovvero quella che qualcuno chiama, facendo del terrorismo psicologico, la “superfarmacia”, che entrerà sulla scena con l’ingresso di capitali.
Bè, ammesso che sia corretto formulare in questi termini la sfida cui siete chiamati, pensate di affrontarla con la pnl? Con letture sofisticate? Grazie a conoscenze finanziarie da trader? O con un e-commerce?

Vincerete – perché è possibilissimo farlo – come fece Davide con Golia, quando ogni vostro collaboratore, nella vostra farmacia, troverà la pinzatrice senza dover chiedere ad un collega dove possa essere, e senza, dunque, che entrambi si distraggano dal cliente che avranno di fronte; quando, all’esaurimento del rotolo della carta per gli scontrini, il vostro collaboratore lo tirerà fuori dal ripiano sotto la cassa in pochi secondi, senza sentirsi smarrito; quando il telefono che suona in farmacia non sarà più tra i primi tre problemi al mondo, ma un evenienza prevedibile e, perciò, di agevole e programmata gestione.
È utile tornare di nuovo a Davide, per ricordare che giunse alla sorprendente vittoria utilizzando una fionda (e non un elmo di bronzo, una corazza e una spada, ciò che Re Saul gli aveva messo a disposizione) e usò la stessa spada del nemico per finirlo.

Avrei quindi potuto suggerirvi anche qualche ricetta per i vostri collaboratori, nella piena consapevolezza, tuttavia, che anche la migliore di esse risulta impraticabile in mancanza della volontà di ogni titolare di cominciare a guardare la propria attività da una nuova prospettiva, che gli consenta, visualizzati pregi e difetti, limiti e potenzialità, di organizzarla in modo da renderla in grado di affrontare qualsiasi sfida, quale che sia il nemico.

Tutto dipenderà dalla volontà individuale, cui è rimessa la scelta tra due alternative: essere protagonista nel presente col sorriso, ottimista nella chiara consapevolezza del lavoro interno da svolgere, o nostalgico laudator temporis acti con il grugno, in mezzo alla solita confusione, privato della possibilità di conversare in pace con chiunque, anche solo per cinque minuti, perché sempre interrotto da qualche collaboratore in difficoltà per una stupidaggine.

Nasceranno probabilmente catene, non tutte tali da potervi sconfiggere. Ricordo, e mi chiedo se valga lo stesso per voi, di quando arrivò Essere e Benessere. Quando aprirono a duecento metri da un vostro collega mio cliente, gli di tenere duro per tre mesi senza arretrare di un centimetro (leggasi non cadere nella trappola degli sconti), ma lo feci solo dopo aver passato tanto tempo dentro e fuori quel nuovo punto vendita, tanto che mi tesserai. Prima che un nemico possa spaventarmi, voglio effettivamente capire e vedere se può permettersi di farlo, nella sostanza, non con le chiacchiere. Sapete bene tutti come è andata a finire e non accetto, ex post, alibi, scuse e analisi tecnico-finanziarie su come sia stata gestita l’azienda arancione: la maggior parte dei sedicenti esperti aveva già prefigurato un futuro nero, nerissimo per le farmacie.

Anche oggi, tra le strutture che nasceranno alcune falliranno, altre otterranno grandi successi. Finire da una parte o dall’altra dipende da come si arriverà al momento di scegliere o di essere scelti. La certezza è che nessuno vuole più pesi da trasportare, ma soprattutto, in questo mercato, nessuno può permetterseli.

Damiano Marinelli

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