Rossella Orlandi, direttore dell’Agenzia delle Entrate, in audizione alla Camera, dichiara: “C’è un problema con le farmacie. Alcune associazionidi categoria(???),nonostantela legge, hanno equivocato sul termine (quale termine n.d.r.) e non hanno conservato parte degli scontrini. C’è una difficoltà oggettiva della categoria, la memoria è stata cancellata e le informazioni sono irrecuperabili. Nel prossimo 730 precompilato, ci saranno le spese mediche, soprattutto tutto il sistema della tessera sanitaria e i dati che stanno arrivando dai medici”. Ha confermato il direttore dell’Agenzia delle Entrate, sottolineando però che: “Il problema sono le farmacie, è un problema di intera categoriasu cui per quest’anno c’è una difficoltà oggettiva perché queste memorie sembrerebbero ad oggi non recuperabili e, sebbene il provvedimento abbia avuto una lunga fase di preparazione, c’è stato un problema di comprensione di quello che dovevano fare i farmacisti. Siamo nella fase clou e speriamo di superare, con lo sforzo soprattutto di Sogei, i problemi dei lievi ritardi(stiamo ancora discutendo di quanto possano essere tollerati)”.

Ora: che le Farmacie a seguito di una legge siano obbligate a rispettarla, nessuno lo mette in dubbio, tuttavia il Direttore ha dimenticato di sottolineare che: il Decreto legislativo175 in questione è statoemanatoil 21 novembre 2014, tuttavia, il decreto attuativo del MeF (contenente le specifiche di raccolta e trasmissione dei dati degli scontrini fiscali) è stato inviato al Garante della Privacy il 20 luglio 2015, per il parere obbligatorio sull’utilizzo del Codice Fiscale da parte delle Farmacie, e quindi è stato emanato dal Ministero il 31 luglio 2015 e pubblicato in G.U. l’11 agosto 2015 (ottomesi dopo l’inizio dell’anno). Solo da questo momento le Farmacie hanno potuto prendere conoscenza di quanto era obbligatorio e di avere la libertà da parte del Garante di raccogliere e detenere, non solo gli scontrini, ma anche i codici fiscali, che prima era proibito mantenere nei computer delle Farmacie stesse. Naturalmente, la metà di Agosto è notorio che per tutte le attività in Italia è il periodo ottimale per produrre qualsiasi cosa e le softwarehouse non aspettavano altro. In realtà, solo da settembre esse hanno potuto iniziare a programmare le modifiche necessarie dei gestionali (a onor del vero solo il 14 dicembre sono state chiamate ad una riunione del Ministero per conoscere gli obblighi e l’operatività con le specifiche tecniche del sistema di trasmissione dei dati, ma non stiamo qui a sottilizzare sulla “lunga fase di preparazione”).

A questo punto dovrebbe essere ovvio, direi lapalissiano, perfino per il Direttore dell’Agenzia delle Entrate (o Direttrice, se no la Presidente Boldrini si arrabbia), che gli scontrini emessi fino al momento delle modifiche tecniche dei gestionali sono irrecuperabili nel senso che le memorie, stante la proibizione di trattenere i codici fiscali fino al pronunciamento del Garante della Privacy, contenevano tutti i dati dello scontrino, tranne proprio quello fondamentale del C.F. Pertanto, pretendere che siano recuperabili i dati antecedenti è insulso.

Questo tuttavia dovrebbe far comprendere al MeF, ma anche al Governo, anzi a tutti i Governi e Parlamenti che si susseguono in Italia, che quando si vuole attuare un obbligo di legge che coinvolge operatori non dipendenti dello Stato, è assolutamente imprescindibile, per tempo, contattare gli enti rappresentanti delle categorie degli operatori per proporre, esaminare, discutere i progetti, raccoglierne dubbi e indicazioni, valutarli e correggere le proposte di legge in modo da rendere perfettamente applicabile, e in tempi realmente adeguati, i provvedimenti.

Un anno di concertazione e un anno di sperimentazione sarebbero stati utili ad evitare confusione, ritardi, errori di comprensione e a coinvolgere operatori e cittadini. Infatti, i cittadini sono totalmente all’oscuro di queste nuove modalità, per stessa ammissione di funzionari dell’Agenzia delle Entrate e della Sogei, presenti alla riunione indetta da Farmacieunite a Treviso proprio ieri sera, che hanno indicato i prossimi mesi come probabile periodo di informazione per i cittadini.

Quindi, un provvedimento emanato nel novembre 2014, uscito in G.U. nel luglio 2015, comunicato ai tecnici informatici nei mesi successivi, ai primi mesi del 2016 deve essere ancora divulgato a tappeto presso coloro che dovrebbero usufruirne fin dal 1 gennaio 2015. E la colpa sarebbe dei farmacisti incompetenti, o distratti, ovvero non collaborativi.

Alla signora vorrei solo ricordare che le Farmacie hanno iniziato spontaneamente la propria informatizzazione ai primi degli anni ’80 (personalmente nel 1984), senza direttive, senza organizzazione e senza un solo centesimo da parte dello Stato, quando ancora i medicinali NON avevano un codice ottico e si doveva fare a mano la digitazione del prodotto e i medici e le strutture pubbliche non avevano nemmeno un computer; che le Farmacie sono da 3 decenniinformatizzate al 100% e forniscono da due decenni i dati delle ricette al Ministero; molte di esse forniscono servizi, quasi sempre gratuiti, quali le prenotazioni CUP e il ritiro dei referti, senza mai chiedere rimborsi dei costi di informatizzazione e dei consumi (come hanno puntualmente fatto altri operatori del settore e non), spontaneamente e senza obblighi e sanzioni.

Le Farmacie sono sempre pronte ad attivarsi, nell’interesse del cittadino e dello Stato, ma solo sulla base di norme chiare e certe, concertate con le Farmacie stesse e che non si prestino ad equivoci e responsabilità non proprie.

Infatti: se il prodotto acquistato dal paziente sia, ovvero non sia, detraibile, chi lo stabilisce? Una banca dati ovviamente. Quale banca dati delle tante ? Quale certezza vi è che la banca dati utilizzata abbia codificato correttamente i prodotti non farmaceutici, come ad esempio i dispositivi medici, che lo stesso Ministero della Salute, nella Circolare n. 20 del 13 maggio 2011alle pagine 14-16, non elenca:

  • sono dispositivi medici i prodotti, le apparecchiature e le strumentazioni che rientrano nella definizione di dispositivo medico contenuta negli articoli 1, comma 2, dei tre decreti legislativi di settore (decreti legislativi n. 507/92 n. 46/97 n. 332/00), e che sono dichiarati conformi, con dichiarazione/certificazione di conformità, in base a dette normative ed ai loro allegati e, perciò, vengono marcati CE dal fabbricante in base alle direttive europee di settore;
  • non esiste un elenco dei dispositivi medici detraibili che si possa consultare”.

Inoltre, se il cittadino si presenta con ricetta senza nome e senza C.F.(per motivi di privacy) e, per poterlo attribuire ad un soggetto che può detrarre la spesa, ci fornisce un C.F. che non è dell’utilizzatore del prodotto, di chi è la responsabilità di questa truffa allo Stato?

Infine, se un cittadino si presenta con varie richieste (promemoria elettronici, ricetta a pagamento, prodotti detraibili a pagamento come OTC, SOP o dispositivi medici) attribuibili a vari soggetti quali parenti o conoscenti e ci fornisce un unico C.F. per la detrazione dal reddito, di chi è la responsabilità per questa truffa fiscale ?

Il farmacista non ha né ruolo né stipendio da finanziere, o agente delle entrate, pertanto, per cui dovrebbe essere evidente che non ha responsabilità personali in casi simili, e molti altri che si possono presentare quotidianamente, ma i due funzionari presenti alla riunione svoltasi ieri sera a Treviso, non hanno saputo o voluto rispondere, eludendo le domande con la battuta “comportatevi come avete sempre fatto finora”.

Però ci sono sanzioni previste fino a 50.000€. Sembra che riguardino solo il NON invio dei dati in assoluto, ovvero l’invio oltre i termini che per il 2015 è il 31 gennaio 2016, rinviato all’italiana proprio ieri 20 gennaio (solo per questo anno) al 9 febbraio.

AUGURI COLLEGHI

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