Il giorno 16 gennaio 2018 si è riunito uno dei tanti tavoli che il Sistema utilizza per evidenziare o insabbiare quello che fa più o meno comodo.

La Sifo (Società italiana farmacia ospedaliera), ossia il sindacato dei farmacisti pubblici, aveva proposto un tavolo di discussione per sentenziare ufficialmente, una volta per tutte e al di là di ogni ragionevole dubbio, quale sia il sistema di distribuzione (e già nell’oggetto ci sarebbe tantissimo da dire) dei medicinali (secondo quanto insegnatomi all’università io mi rifiuto di chiamarli farmaci, che indicano i principi attivi e non i preparati) per conto del Sistema sanitario nazionale, più conveniente (solo dal punto di vista economico) per le casse dello Stato, delle Regioni e pertanto delle Ulss.

Ovviamente, trascurando che le Regioni (quali enti pubblici) hanno diritto ad uno sconto base del 50% sul prezzo dei farmaci e che possono ricorrere a gare di appalto su singole molecole o nel complesso degli acquisti. Scusate se è un vero e proprio caso di concorrenza sleale.

E, sempre ovviamente, trascurando che lo Stato aveva istituito la moderna Farmacia proprio perché, dovendo garantire la salute di tutti i cittadini del paese e non volendo assumere in proprio la parte territoriale dell’assistenza, medica e farmaceutica, aveva stabilito di convenzionare tutti i Medici (per le visite, le diagnosi e le prescrizioni), e tutte le Farmacie private e pubbliche (per il controllo delle prescrizioni, la reperibilità e la spedizione dei medicinali oltre al necessario consiglio per prodotti di così alta valenza) a tale scopo, riservando alla Farmacia Ospedaliera solamente la distribuzione dei farmaci per l’utilizzo interno necessario agli ospedali.

Ma la pressione dei colleghi pubblici da oltre venti anni ha prodotto un cambiamento epocale di assistenza anche post ricovero a domicilio o comunque per un congruo periodo di tempo (prima un paio di giorni poi un mese e alla fine per sempre) consolidato con la famigerata L. 405/2000.

La ricerca condotta da Giuseppe Turchetti, docente di Economia della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, per conto della Sifo e dagli sprovveduti e ingenui, Federfarma, Fofi, Assofarm, Adf, Federfarma Servizi, Farmacieunite,e Cittadinanzattiva, ha sentenziato, ancora non ufficialmente, ma davanti a tutti i soggetti interessati, che, al di là di ogni dubbio e una volta per tutte, tra distribuzione Convenzionata, Distribuzione in nome e Per Conto, e distribuzione ospedaliera Diretta, questa ultima risulta, pensate un po’ che strano e assurdo, la più conveniente per il SSN.

Non solo: la Convenzionata è preferibile soltanto se e quando il farmaco ha prezzo inferiore ai 20 euro.
Mentre la DPC risulta quasi sempre più costosa, in media, di addirittura quattro euro a confezione.
E i costi umani ed economici per i cittadini? I costi di accesso per l’assistito sono difficili da quantificare, dunque, non si possono sommare al computo della scelta tra Convenzionata, DPC e Diretta.

E dei loro disagi… be’… chissenefrega.

Magari ci sta un accordo con Amazon o AliBaba, o anche con Uber, per la eventuale consegna domiciliare, il cui computo va però inserito nei costi generali e non in quello dei medicinali, sia chiaro.
Quindi, ai farmacisti pubblici vanno i farmaci costosi che permettono importanti appalti “all’italiana” con premi per chi risparmia di più; mentre i farmaci “poveri” se li succhiano le farmacie. La crema a loro, la spazzatura a noi. Bel servizio pubblico davvero.

Non sarebbe più corretto, giusto e onesto, che chi si assume il servizio pubblico lo assuma in toto, come avevano fatto le Farmacie e non solamente dove c’è più grasso che cola? Troppo facile prendersi il meglio e lasciare alla concorrenza il peggio, specialmente se il servizio è, appunto, pubblico, quindi generalista.

A quando la raccolta dell’immondizia solo quella conveniente mentre l’altra i cittadini si arrangino?

Siamo in un paese palesemente rosso, anzi stalinista o, forse, solamente opportunista.

Maurizio Guerra

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