di Basso Di Zinno e Maurizio Guerra

Quando, alla fine dello scorso anno, dall’amico personale Vittorio Contarina, ci fu presentata Farmacia Futura come continuazione della rivoluzione che aveva prodotto il cambiamento a livello romano, plaudimmo all’iniziativa, senza se e senza ma. Infatti, da almeno 20 anni attendevamo che giovani volenterosi e capaci avessero smania e coraggio per rinnovare un sindacato vecchio e stantio, incapace di esprimere nuove idee e iniziative veramente sindacali.

Pertanto, per quel poco che poteva contare, appoggiammo totalmente tale iniziativa presso amici e colleghi, anche di livello dirigenziale, al fine di ribaltare una categoria destinata alla morte civile.

Anche grazie a contatti personali con i futuri possibili dirigenti, Vittorio e Silvia, abbiamo sperato e condiviso lo spirito rivoluzionario di questi ribelli al tradizionale sistema Federfarma.

Abbiamo anche prodotto, per scritto, consigli, suggerimenti e progetti, da loro ben accolti e, a volte, richiesti, dettati da esperienze sia professionali, sia sindacali, di buon livello.

Quindi, dopo le elezioni che hanno visto vittoriosi Vittorio Contarina, Silvia Pagliacci e Marco Cossolo, ci aspettavamo immediate ristrutturazioni del sistema sindacale, indispensabili per cambiare rotta, poiché il semplice succedersi di persone non è mai sufficiente al vero cambiamento, come testimoniano, in tutto il mondo e in Italia, episodi politici e sindacali di varia natura.

  • Prima fra tutte: una immediata presentazione, al sistema politico di ogni livello, di una Nuova Federfarma con una faccia fresca e pulita e metodi di approccio e di difesa della categoria, senza soggezione e senza timore, consegnando un libro bianco che fotografasse perfettamente la situazione precaria del Servizio Farmaceutico in rapporto alla tutela della salute dei cittadini, come previsto in Costituzione e nel Tuls istitutivo della Farmacia Italiana moderna, e anche la situazione economica delle farmacie tutte, con particolare attenzione al servizio capillare delle Farmacie Rurali, denunciando in modo fermo una Convenzione in prorogatio unilaterale non più pertinente.
  • Contemporaneamente, ci attendevamo la presentazione di un Nuovo Statuto che, dopo quasi 50 anni (che scadono fra poco più di un anno) dalla nascita di Federfarma, attuasse una presa d’atto dello scollamento dei colleghi dal sindacato e della fondamentale necessità di riconquistare la professione e la legittima remunerazione legata all’atto professionale e non a quello commerciale. Pertanto, attendevamo con ansia un nuovo articolato che mirasse al ricompattamento tramite il coinvolgimento diretto di tutta la categoria, portando l’iscrizione e, quindi, la rappresentanza delle farmacie, direttamente ad un unico livello nazionale, riducendo i livelli locali, provinciale e regionale, a meri uffici di organizzazione e rappresentanza territoriali senza poteri decisionali. Ampliando, di conseguenza, l’Assemblea alla partecipazione di tutti gli iscritti, sia elettorale, sia deliberativa sui fondamentali della categoria (oggi esiste la PEC).
  • Infine, separando la gestione deliberativa ed economica del Sunifar da quella di Federfarma tramite uno Statuto ad hoc, che tenga conto, comunque, di un’obbligata adesione a Federfarma, pur distinguendone l’autonomia sindacale.

Non possiamo non dare atto che il nuovo direttivo abbia promosso iniziative in aiuto alle farmacie, quale la revisione della Tariffa Nazionale, immobile da venti anni, nonostante la norma, per completa negligenza delle nostre organizzazioni tutte, e maliziosa dimenticanza politica, che ora causa i ricorsi delle associazioni consumatori dato che, invece che graduale ogni due anni, è stata aggiornata in una sola volta. Sebbene ormai con il decreto Monti che liberalizza gli orari, molte farmacie abbiano adottato orari continuati di 12 o anche di 24 ore, che rendono del tutto inutili i diritti addizionali diurno e notturno, non più applicabili da queste e, di conseguenza, anche dalle altre ad evitare una concorrenza sleale.

Inoltre, apprezziamo che sia stato riaperto il tavolo per le trattative con Stato e Regioni relativamente a un rinnovo convenzionale, del quale tuttavia non si sa nulla e nulla è stato chiesto ai titolari, poiché non sono iscritti a Federfarma nazionale né regionale ma solo a quelle provinciali, che spesso sono negligentemente inadeguate e a volte volutamente assenti. Elenchiamo anche l’obbligo ministeriale di non applicazione da parte dei produttori del costo della bombola di ossigeno alle farmacie. Infine la prossima uscita di Farma Magazine, rivista rivolta agli utenti, in tutte le farmacie aderenti.

Sottolineiamo fortemente l’efficenza della Presidente Silvia Pagliacci, a favore dei rurali, con l’istituzione di un’assicurazione per una diaria di 150€ per i titolari unici di farmacie sovvenzionate, impossibilitati a farsi sostituire in caso di malattia “oltre i 5 giorni” (sebbene proprio nei primi giorni sarebbe necessario un sostituto per chi non ha collaboratori); e anche l’innalzamento del tetto dei ricavi SSN per avere diritto ad agevolazioni economiche quali la riduzione delle trattenute (sebbene in notevole ritardo dato che i fatturati SSN sono in continuo declino, se non addirittura crollo, in moltissime realtà, specialmente rurali). Sarebbe stato molto più cogente e utile ottenere invece l’aggiornamento del sussidio annuale al comparto delle farmacie rurali disagiate fermo al 1969 e che, secondo Istat, andrebbe quanto meno moltiplicato per venti volte (18,452 volte dal 1969 al 2016), eliminando quello regionale che crea disparità di trattamento e soprattutto escludere dal computo fiscale tali indennità che altrimenti si riducono ulteriormente di almeno il 50%. Tanto per gettare carne al fuoco, chiedere pure l’eliminazione dei varie ingiuste e anacronistiche gabelle inserite in DCR (AIFA 2006, AIFA 2007, L.135/12), sarebbe l’optimum per tutte le farmacie.

Altrettanto opportuno è il progetto di catene di farmacie private, al fine di contrastare l’arrivo delle catene multinazionali e nazionali che, a seguito della legge che attua la società di capitali per le farmacie, sta già producendo i primi acquisti da parte di finanziarie e distribuzione intermedia, fosse orientato proprio sulle farmacie rurali, che sono l’anello debole della farmacia italiana, in quanto, a causa del crollo dei ricavi SSN e nell’impossibilità di uno sviluppo commerciale nelle località disagiate dove esse si trovano, sebbene siano il fiore all’occhiello della farmacia italiana, del SSN e del servizio pubblico, sono in grandissime difficoltà economiche con probabili future chiusure, abbandono del territorio e, alla fine, morte della capillarità sanitaria.

Non vogliamo assolutamente criticare per il puro gusto di attaccare o rimproverare, non ne abbiamo le capacità e nemmeno il ruolo, al contrario vorremmo sostenere e favorire il rinnovo della categoria e del principale sindacato che deve rappresentarla, con puntigliosi e magari irriverenti interventi, ma volti sempre alla costruzione di un nuovo modo mostrare, ottenere e difendere le capacità della Farmacia Italiana, del Farmaco e del Farmacista indispensabili all’interno di un SSN che rispetti i dettati costituzionali e normativi, senza per questo essere accusati scioccamente, insultati a volte, ed espulsi dalla categoria.

di Basso Di Zinno e Maurizio Guerra

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