Prima di affrontare il tema dal punto di vista meramente normo-strumentale risulta utile riassumere quanto previsto dai principi generali di comportamento che regolano il rapporto di lavoro subordinato. L’art. 2094 del c.c. definisce che «è prestatore di lavoro subordinato chi si obbliga mediante retribuzione a collaborare nell’impresa, prestando il proprio lavoro intellettuale o manuale alle dipendenze e sotto la direzione dell’imprenditore». Inoltre, gli artt. 2104 e 2105 del c.c. impongono allo stesso obblighi di diligenza e fedeltà.

Da ciò si evince chi, in prima istanza, è il destinatario legittimo al quale il lavoratore deve rivolgersi per la risoluzione della problematica nonostante possa coincidere con il soggetto fonte della stessa. Qualora nella struttura organizzativa della farmacia siano previste delle figure intermedie gerarchicamente superiori al dipendente che rileva la questione, quest’ultimo dovrà fare riferimento alla procedura prevista dal regolamento aziendale. Esperito inutilmente tale primo tentativo, il lavoratore potrà scegliere di rivolgersi:

  • all’ispettorato nazionale del lavoro
  • ad un sindacato
  • ad un consulente del lavoro
  • ad un legale

per verificare le motivazioni a supporto delle proprie richieste e la conseguente procedibilità o meno della vertenza.

In seguito, le prassi attivabili vanno valutate in funzione:

  • della tematica inerente il rapporto di lavoro;
  • dell’impugnazione di un provvedimento disciplinare o di un licenziamento;
  • della dimensione della farmacia (in termini di numero di dipendenti) nonché della data di assunzione che distingue il tipo di tutela riservata in caso di licenziamento.

Sinteticamente si possono così riassumere:

  • la conciliazione facoltativa (solo nel caso entrambe le parti diano l’assenso), che può avere luogo in sede sindacale, presso l’associazione cui aderisce la farmacia, presso la commissione di certificazione o presso l’Ispettorato del lavoro. Le tematiche che possono essere trattate non devono avere ripercussioni sanzionatorie (es.: mancati pagamenti, inquadramenti, ecc.);
  • il collegio arbitrale su provvedimento disciplinare, che può essere impugnato presso l’Ispettorato del lavoro qualora il lavoratore lo ritenga sproporzionato o non dovuto come previsto dall’art. 7 della L. 300/70. L’esito del collegio può confermare, ridurre o annullare il provvedimento emesso dal titolare della farmacia;
  • il tentativo obbligatorio di conciliazione su licenziamento per giustificato motivo oggettivo, da esperire esclusivamente presso l’Ispettorato del lavoro. Può avvenire solo per i dipendenti di farmacie private che superano i 15 dipendenti, che intendano licenziare il dipendente con la suddetta tipologia di licenziamento e solo per gli assunti prima del 07/03/2015 a talune condizioni;
  • offerta conciliativa per i contratti a tutele crescenti, esperibile in sede sindacale, presso la commissione di certificazione o presso l’Ispettorato del lavoro. Trattasi di procedura facoltativa a seguito di licenziamento (per giustificato motivo oggettivo/soggettivo o giusta causa) ed applicabile unicamente ai dipendenti assunti dopo il 07/03/2015 in farmacie private di qualunque dimensione.

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Lorena Alberti, praticantato e formazione in Consulenza del Lavoro presso la Facoltà di scienze economiche e bancarie di Udine. Dal 1993 gestisce adempimenti HR di PMI affiancando incarichi di CTP e docenze. Dal 2008 al 2015 è responsabile HR Admin Italia di una multinazionale. Dal 2015 riprende l'attività professionale e dal 2016 è CTU presso il tribunale di Trieste.