Un ente che parrebbe dover essere un aiuto per la vecchia dei farmacisti. In realtà un contributo oneroso che non restituirà mai l’investimento, e che si è rivelato un ostacolo ad assunzioni sempre più improntate a rapporto a tempo determinato. Quanto poi all’allungamento a 68 anni del godimento pensionistico, che vanifica ulteriormente l’oneroso investimento, bisognerebbe chiedersi quanto questo sia legale. Per questi dubbi basta far un confronto con una qualsiasi polizza assicurativa. Quando questa viene stipulata viene siglata la data del godimento della polizza, e nessuna assicurazione si sognerebbe di procrastinarla pena la validità del contratto. Quanto poi al rendimento basta vedere che cifre mensili vengano elargite per rendersi conto della non convenienza della polizza che con il rinvio di 3 anni subisce ulteriormente una svalutazione per quelli che la otterranno. Si perchè anche i farmacisti possono morire prima dei 68 anni e difficilmente raggiungeranno i 110 età necessaria per avere un rendimento decente dello investimento. Per i giovani farmacisti questo balzello è dannoso quanto mai, perchè si rischia, con i contratti co.co.co e quelli a p.i in genere , di aver un incarico per pochi mesi vanificato economicamente dal contributo ENPAF. Per i meno giovani quelli che come me hanno 64 anni significa cercare una occupazione diversa, ammesso di trovarla. Quindi cosa si può fare per recuperare l’investimento?

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Carlo Camera, già direttore di farmacie comunali ed aziende di farmacie comunali, tutor per tirocinanti laurea in farmacia e scienze erboristiche per l'Università di Milano e Pavia. Membro di commissione ispettiva per le farmacie di Milano. Consulente per lo sviluppo di farmacie, parafarmacie ed erboristerie.

2 COMMENTI

  1. Io di anni ne ho 78 e quasi 50 di contributi, la pensione di meno di 500€ la restituisco attraverso i contributi che devo versare in quanto costretto a lavorare. In teoria quindi non avrò mai la pensione. Per anni si è tentato di modificare questo ente inutile anche da parte di Federfarma ma senza successo; e sì che è costituito da colleghi.
    guido rosignoli

  2. Penso che ai titolari convenga staccarsi dall’ENPAF e farsi una pensione basata su ciò che ognuno versa (interamente deducibile).

    Perchè non eliminare lo 0,90% come contributo di solidarietà e lasciare la quota fissa al suo posto?

    E poi, non è forse vero che la maggioranza dei collaboratori ha la riduzione contributiva dell’80% (ovviamente facoltativa) poichè non credono nell’ENPAF e preferiscono l’INPS?

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