Nell’articolo introduttivo abbiamo dato risalto alla necessità di effettuare una scelta ponderata dello strumento finanziario più adatto alle esigenze della farmacia. Abbiamo sottolineato l’importanza di porsi dei quesiti sulla reale esigenza e sulla tipologia, in particolare soffermandoci sulla distinzione tra strumenti a breve ed a medio/lungo termine.
In questo articolo vorremmo soffermarci su quest’ultima categoria.
Strategicamente i finanziamenti a medio e lungo supportano gli investimenti strutturali della farmacia, in quanto devono essere utilizzati ad esempio per l’acquisto dei locali, degli arredi e delle attrezzature necessarie al funzionamento dell’azienda e per tale motivo non sono mai stipulati per un periodo inferiore ai 18 mesi.
I contratti tipici di questa categoria di finanziamenti sono i mutui ed i leasing, dei quali cercheremo di approfondire i tratti salienti.
Il mutuo è un contratto con il quale un istituto di credito concede una somma di denaro ad un soggetto il quale si impegna a restituirla secondo un determinato piano di rientro determinato in base alla durata ed al tasso di interesse.
La prima grande distinzione è tra mutui ipotecari e mutui chirografari. Tale tassonomia è dovuta dal tipo di garanzia che viene prestata per la concessione del finanziamento; infatti per la prima categoria la garanzia, chiamata appunto ipoteca, è data da un bene solitamente di natura immobiliare che la banca può aggredire nel caso di mancato pagamento delle rate da parte del debitore.
I mutui chirografari, invece, non richiedono delle garanzie ipotecarie, ma spesso vedono la richiesta di garanzie di firma personali del debitore principale o di un terzo; non di rado ad esempio può capitare che vengano chiesti a garanzia dei titoli presenti nel portafoglio finanziario del debitore
Caratteristica fondamentale di un operazione di mutuo è la definizione del tasso di interesse, fisso o variabile, ovvero il costo che viene pagato per l’utilizzo del capitale preso a prestito.
Il tasso fisso rimane invariato per tutta la durata del mutuo e non oscilla al cambiare del tasso di riferimento; al contrario invece il tasso variabile è composto da un tasso di riferimento, solitamente l’Euribor (Euro Inter Bank Offered Rate), ovvero il tasso di interesse medio giornaliero delle transazioni di natura finanziaria tra le principali banche europee e dallo spread che rappresenta il guadagno dell’istituto di credito.
La quota del capitale prestato più la quota di interesse rappresenteranno la rata del mutuo. Tale rata, che viene generalmente pagata con cadenza mensile o trimestrale, viene suddivisa secondo un piano di ammortamento che può essere a rate costanti, anche detto “alla francese”, oppure crescenti. Quello alla francese è rappresentato dal fatto che restando fisso il valore della rata all’inizio del mutuo sarà maggiore la quota a favore degli interessi, mentre verso la fine aumenterà la quota capitale, quindi è prassi trovarsi alla metà del piano di ammortamento avendo pagando solo la quota degli interessi. Invece il piano di ammortamento a rate crescenti è rappresentato appunto dal fatto che la rata aumentano con l’avanzare del piano di ammortamento.
A conclusione della disamina dedicata ai mutui è utile portare a conoscenza del lettore della cosiddetta “moratoria ABI”. Tale accordo, firmato a marzo 2015 ed in vigore fino a dicembre 2017, tra l’Associazione Bancaria Italiana e le Associazioni imprenditoriali, consente alle imprese di richiedere agli istituti di credito aderenti, con le quali hanno in corso operazioni di mutuo o leasing, la sospensione fino a 12 mesi della sola quota capitale delle rate dei finanziamenti a medio o lungo e dei contratti di leasing.

Altra tipologia di finanziamenti strutturali sono i contratti di leasing, che troviamo generalmente sotto due forme: finanziario o operativo.
Nel leasing finanziario intervengono tre soggetti; il venditore, la società di leasing, l’utilizzatore. La società di leasing acquista dal venditore il bene e lo concede in locazione all’utilizzatore il quale dovrà pagare dei canoni per il suo utilizzo, secondo un piano ben determinato. Alla fine del periodo di locazione, l’utilizzatore potrà decidere se restituire il bene, oppure riscattarlo pagando il cosiddetto maxi canone.
Questo tipo di contratto ha dei vantaggi soprattutto di natura operativa in quanto l’utilizzatore non deve acquistare il bene e quindi non dovrà farsi carico di un esborso economico considerevole. Dall’altro lato però ha degli svantaggi soprattutto in termini di costo dell’operazione in quanto la rata della locazione potrebbe essere maggiorata da alcuni costi accessori come ad esempio i premi assicurativi sul bene. Per questo strumento conta molto anche la tipologia di bene, infatti, in sede di contrattazione, la società di leasing valuta la tipologia e fungibilità del bene, ovvero la possibilità che lo stesso possa essere rivenduto o riallocato alla fine del periodo di locazione.
Nel leasing operativo invece non vi è l’opzione di riscatto finale e possono intervenire anche solo due soggetti, il produttore e l’utilizzatore anche se sovente vi è l’intervento di un intermediario finanziario.
Come indicato in precedenza anche per tali tipologie di finanziamenti è valida la moratoria ABI.
Con questo articolo abbiamo cercato di dare in breve quante più nozioni sugli strumenti finanziari di medio e lungo periodo che la farmacia può incontrare sul suo percorso, nel prossimo affronteremo invece il discorso sugli strumenti finanziari di breve periodo.

Claudio Sica
Antonio Romanelli

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1 COMMENTO

  1. scusate ma di cosa state parlando.
    Oggi la farmacia non può indebitarsi specialmente per quelle in crisi, spiegare cos’è un mutuo o un leasing mi sembra ormai superato oggi bisogna spiegare come evitare di l’indebitamento.

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