Se si rendesse disponibile un nuovo vaccino che prevenisse un milione o più di morti infantili all’anno, e che fosse oltretutto poco costoso, sicuro, somministrabile per bocca, e non richiedesse la catena del freddo, diventerebbe immediatamente un imperativo di salute pubblica.Così si leggeva sul Lancet del 1994, riguardo l’allattamento al seno come miglior tutela per la salute del neonato. A supporto di tale argomento, l’OMS raccomanda l’allattamento esclusivo al seno fino a sei mesi compiuti e la tutela dell’allattamento prima e dopo il parto è tra gli obiettivi primari dell’Iniziativa UNICEF “Ospedali Amici dei Bambini”.
Un’evenienza tutt’altro che rara è la richiesta al farmacista di un consiglio riguardo la compatibilità di una terapia farmaceutica con l’allattamento. Rispondere con il massimo grado di sicurezza e professionalità può non essere facile. Questo articolo vuole consigliare, nei casi opportuni, come affrontare il problema nel migliore dei modi.
Diciamo subito che il cuore del problema risiede nella qualità e nell’atuorevolezza delle fonti alle quali attingere per rispondere al quesito. Di seguito ne elenchiamo alcune, ne verifichiamo le credenziali, ne indichiamo in linea di principio l’utilizzo.
La prima fonte è un libro: Medications and Mother’s Milk 2012: A Manual of Lactational Pharmacology autore dr. Thomas Hale. È possibile acquistare il libro solo in lingua originale, cioè l’inglese. Il dr. Hale è professore di tossicologia e farmacologia presso la Texas Tech Univeristy. La pubblicazione è da anni riferimento per la verifica e la razionale redazione delle terapie farmacologiche pediatriche.
La seconda fonte che vi consigliamo è un sito internet. Si tratta del Drugs and Lactation Database (LactMed), un database di principi attivi e farmaci che restituisce delle schede molto complete ed aggiornate sull’interazione delle sostanze a cui può essere esposta la madre, consiglia eventualmente delle molecole alternative. Il database è pubblicato su iniziativa del Governo Americano ed ha accesso ad informazioni della Biblioteca di Medicina Nazionale americana. Anche in questo caso ci troviamo ad utilizzare una fonte attendibile. Per i possessori di smartphone o tablet, segnaliamo la disponibilità di una comoda app per accedere direttamente dal proprio device al database LactMed.
La terza fonte è ancora un sito internet: e-lactantia. Questo sito, fa riferimento all’ospedale Marina Alta di Alicante (Spagna) che ha ricevuto una certificazione BFHI dal WHO/UNICEF. Le informazioni sono recuperate da siti istituzionali americani ma è molto interessante l’immediata rappresentazione grafica che ne viene data. Il rischio è codificato in una scala da 0 a 3 alla quale è associata un intuitivo codice di colori.
La quarta fonte è il numero verde 800.883300 del centro antiveleni dell’Azienda Ospedaliera Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Il centralino è presidiato da medici e farmacisti specializzati nell’analisi professionale della terapia farmacologica connessa all’allattamento. Sicuramente è una fonte molto autorevole che può essere consigliata in prima istanza alla madre in cerca di maggiori informazioni riguardo i farmaci che assume.
Facciamo un esempio pratico. Immaginiamo una giovane madre che, su prescrizione del medico, si presenta in farmacia con una ricetta di citalopram compresse da 20 mg. Chiamandoci in disparte, ci confessa il disagio che le ha provocato apprendere di non poter continuare l’allattamento; è stata lasciata dal compagno e sente di non riuscirebbe a sopportare la sospensione dell’allattamento perché lo vivrebbe come l’ultimo fallimento di madre. Infine, ci chiede di confermare in coscienza che il farmaco è incompatibile con l’allattamento. Qualora le nostre conoscenze non possano immediatamente dare una risposta sicura, ci facciamo lasciare un recapito telefonico e ci rivolgiamo alle fonti precedentemente elencate. Se in farmacia disponiamo di una copia di Medications and Mother’s Milk, ne sfogliamo l’indice e troviamo citalopram: la scheda ci informa che, per una dose die da 20 mg non si riscontrano effetti collaterali importanti nell’infante. Apriamo il sito LactMed e digitiamo citalopram nel campo ricerca: If citalopram is required by the mother, it is not a reason to discontinue breastfeeding, una conferma. Visitamo quindi e-lactantia e anche qui, una volta selezionata la lingua inglese (o lasciate lo spagnolo se preferite) cerchiamo citalopram: ci viene segnalato un rischio di livello zero (verde) Several studies have failed to show significant levels of Citalopram in plasma or adverse side effects on breastfed infants whose mother were taken this drug. Infine telefoniamo al centro antiveleni di Bergamo che confermerà ancora una volta la possibilità di continuare l’allattamento. A questo punto, come professionisti del farmaco e sicuri delle fonti, richiamiamo la giovane donna spiegandole di aver eseguito una razionale verifica incrociata e che non c’è ragione di interrompere l’allattamento, consigliandole inoltre di chiamare il centro antiveleni per maggiori informazioni.
Per i farmacisti particolarmente sensibili a questo tema, segnaliamo un’inizativa che si propone di sostenere le madri nel continuare l’allattamento esclusivo fino a sei mesi. Si tratta della “Farmacia Amica dell’Allattamento Materno“, iniziativa del centro Il Melograno di Verona. I punti essenziali del progetto sono: la formazione dei farmacisti, l’allestimento di uno spazio allattamento all’interno delle farmacie e la promozione dell’immagine della mamma che allatta evitando di promuovere quella della mamma che usa il biberon, non promuovere in alcun modo sostituti del latte materno.

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