È facile, per chi non è del mestiere, pensare che il farmacista non sia più quello cheti aspetteresti. La figura del custode della salute, il preparatore dei rimedi, il consigliere dei nostri malanni, spesso svanisce negli spazi di locali sempre più simili a supermercati.

Spesso è confuso con un burocrate del sistema sanitario al quale ci si rivolge per spedire ricette che i medici hanno compilato, o per pagare un prodotto che si è preso dagli scaffali. Perfino il classico “prima o dopo i pasti?” è andato fuori moda, tanto è scritto sulla confezione. I corsi di approfondimento del settore più gettonati sono quelli di natura economica dove la parola più ricorrente è: il margine. Così anche i software si sono adeguati e ti possono dire lo sconto del singolo pezzo che stai ordinando dal grossista col solo risultato di inchiodarti davanti al computer per ore e ore.

Si perchè secondo me non è così che si incrementa il margine e ciò sarà anche più vero in una situazione di crisi come quella che stiamo vivendo. La riduzione della pianta organica, l’aumento delle parafarmacie, l’uscita nella grande distribuzione di marchi prima distribuiti dal nostro canale, non fa sperare in aumenti di fatturati nel prossimo futuro.

Resta poi sempre in sospeso la distribuzione dei farmaci di fascia C e la continua erosione operata dal SSN sui prezzi, sulla concedibilità dei prodotti, sulla diffusione dei generici e in ultimo la revisione della spesa operata dallo Stato forse toccherà anche la farmacia.

Una situazione difficile, che metterà a dura prova gli esercizi, generando una spietata concorrenza tra farmacie, parafarmacie, erboristerie, e sanitarie e che non potrà basarsi sugli sconti, a meno che di rinunciare a quel margine che ci consente la sopravvivenza.

Di certo alla diminuzione dei fatturati molti farmacisti saranno tentati di iscriversi a corsi di economia per via del margine o più semplicemente, accettando il fatto come ineluttabile, opereranno una riduzione del personale.

Ma la scelta che i clienti faranno tra un esercizio e un altro sarà fatta in base a quanto sapremo entrare in empatia con loro. Quindi penso che la miglior soluzione sia tornare ad essere farmacisti.

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Carlo Camera, già direttore di farmacie comunali ed aziende di farmacie comunali, tutor per tirocinanti laurea in farmacia e scienze erboristiche per l'Università di Milano e Pavia. Membro di commissione ispettiva per le farmacie di Milano. Consulente per lo sviluppo di farmacie, parafarmacie ed erboristerie.

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