Rapporto banche-farmacia, in che modo è cambiato negli anni?” ha visto come argomento centrale il cambiamento che ha interessato negli ultimi anni il sistema bancario, soprattutto in termini di metodologie di valutazione della clientela.
Oggi vogliamo entrare più nel dettaglio delle motivazioni che hanno spinto il suddetto sistema verso una così radicale metamorfosi.
Era la fine dell’estate del 2008 quando si presentava sullo scenario economico mondiale l’orizzonte di quello che sarebbe stato il più grande fallimento della storia economica, il crack Lehman Brothers. Ora giustamente il piccolo imprenditore italiano dirà “ma cosa c’entro io se una banca in U.S.A. fallisce?”, purtroppo c’entra e come.
Quel fallimento, in qualche modo, vede la sua genesi negli stessi motivi che hanno visto fino al 2008 una maggiore facilità delle aziende ad accedere al credito.
La congiuntura economica positiva, una deregolamentazione spinta ed un eccesso di capitali sul mercato spingevano il sistema finanziario ad erogare credito anche a soggetti che non avevano un profilo di merito adeguato.
Il sentore che quell’atteggiamento avrebbe portato a risultati poco positivi c’era già, ed altri periodi storici avevano insegnato che quel modo di erogare credito era pericoloso, si sa però che l’essere umano è noto per non avere memoria storica e per essere poco lungimirante.
La portata colossale della bancarotta Lehman fu tale che le ripercussioni si sentirono rapidamente in tutto il mondo, tanto che è opinione diffusa che sia stato quell’evento a dare l’inizio alla crisi mondiale degli ultimi anni.
Quello che preoccupò maggiormente i governi in quel momento fu il fatto che il sistema bancario mondiale si scoprì fortemente interconnesso, molte delle principali banche mondiali avevano interessi con la Lehman e data la dimensione della bancarotta, non c’era neanche certezza di quanto veramente fossero in pericolo gli altri istituti o quanto il panico fosse in realtà ingiustificato.
La bancarotta Lehman non fu la causa della crisi, ma fu semplicemente la conseguenza di regole sbagliate. A quel punto si rafforzò fortemente il processo di regolamentazione del sistema bancario iniziato in Europa con primi accordi di Basilea che risalgono al 1988. I governi non potendo influenzare direttamente le scelte di erogazione del credito delle banche (o potendolo fare in maniera limitata) hanno obbligato gli istituti bancari a sistemi di accantonamento per rischi sul credito sempre più stringenti a seconda del profilo di “pericolosità” del debitore. Volendo semplificare fortemente: se la banca vuole prestare 1.000,00 Euro ad un soggetto ritenuto poco solido può farlo, ma deve accantonarne altri 1.000,00 per garantire che un’eventuale insolvenza del debitore influenzi negativamente la solidità generale dell’istituto.
La verifica del cliente viene determinata dalla banca in sede di istruttoria del fido nel corso della quale se ne valutano le finalità, l’ammontare e la durata; sono presi in considerazione anche altri fattori, quali la tipologia di azienda e soprattutto i valori economici e finanziari dell’impresa che ne determineranno l’affidabilità.
Dall’analisi dei dati storici ed andamentali dei bilanci, la banca analizzerà la solidità dell’azienda: sul piano patrimoniale, sarà valutato il suo equilibrio tra le fonti (i mezzi finanziari propri o di terzi) e gli impieghi (in immobilizzazioni o attività a breve); dal punto di vista reddituale, la capacità di generare reddito; infine, sul piano finanziario, la capacità ed i tempi di restituzione del prestito.
A questo, l’istituto di credito aggiungerà ulteriori verifiche eseguite attraverso l’analisi della centrale rischi (che sarà oggetto di approfondimento nei prossimi articoli) e della crif costituita da una banca dati all’interno della quale sono raccolti tutti i dati sui finanziamenti richiesti e concessi dalla clientela con le relative, eventuali, “segnalazioni” sull’affidabilità di restituzione del credito del cliente.
Ciò definirà il famoso rating (espresso in lettere o numeri e che il cliente già affidato può chiedere al suo istituto in qualsiasi momento) del cliente, lasciando alla banca la decisione di concedere il fido, chiedere ulteriori garanzie (es. immobili) a supporto o declinare definitivamente la pratica.
Questo aumento di “burocrazia” e di prudenza, ha stretto le maglie dei sistemi di valutazione delle banche, ma soprattutto, e questo interessa in maniera diretta il piccolo imprenditore, ha inoltre ridotto drasticamente il potere decisionale del direttore dell’istituto o del gestore che fino a qualche anno fa erano interlocutori con un’influenza maggiore sulle scelte finali di erogazione delle banche.
Oggi le aziende si trovano quindi spesso di fronte a realtà fortemente spersonalizzate e si vedono motivare i dinieghi con termini tecnici e calcoli di rating.
L’azienda farmacia deve essere capace di interfacciarsi con realtà bancarie più complesse dove i rapporti personali hanno perso gran parte del loro valore: in questo possono venire in soccorso professionisti che accompagnano l’azienda “parlando la stessa lingua della banca”.

Dr. Claudio Sica

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