Sai bene che esiste la possibilità di usare una miriade di strumenti all’interno e all’esterno della farmacia, tra cui dispositivi fisici, software vari, piattaforme di terzi e, tra queste, i Social media.

I Social media – che una volta si chiamavano Social network – ti consentono di aprire una pagina con “pochi click” e di essere online in “pochi minuti”.

Sono azzerate tutte le complessità tecnologiche ed organizzative di un tempo.

Cercare un’agenzia, preparare un sito Internet, predisporre un piano editoriale, consentendoti di raggiungere il tuo target di riferimento in tempi fulminei ed a costo molto basso, oggi potrebbe sembrare facile e veloce.

I proprietari dei Social media, però, sono anche bravi imprenditori ed investitori.

A fronte della visibilità – o presunta tale – che darebbero l’idea di concederti, a costo zero, spesso, ti chiedono un tornaconto.

Tornaconto che paghi profumatamente.

Quale è questo tornaconto?

Mi riferisco al dispendio di energie necessario a ”comunicare” qualcosa a “qualcuno” che… non c’è.

Mi spiego meglio.

Ti ho illustrato in precedenza gli elementi che costituiscono il processo di comunicazione.

A seconda del “target di riferimento”, “canale di comunicazione”, e “soggetto emittente”, la comunicazione acquisisce determinate caratteristiche.

Nel caso della farmacia il “target di riferimento” è il “paziente”, il “soggetto emittente” è il farmacista e diversi potrebbero essere i “canali di comunicazione”.

La verità che nessuno tira fuori è che i farmacisti che comunicano attraverso i Social, parlano solo ad un “presunto” target.

I Social infatti – direi per fortuna, altrimenti la nostra privacy sarebbe seriamente minata – non aggregano i dati in termini “qualitativi”, che nel nostro caso significherebbe ”paziente malato”, “paziente sano”, ma solo “quantitativi”, tra cui “età”, “sesso”, “ubicazione geografica”, “pagine o gruppi a cui è iscritto”, “lavoro svolto”, ed altro.

Pur volendo strutturare una strategia basata sui contenuti, non abbiamo la possibilità di comunicare ad un vero e proprio target di riferimento, che effettivamente possa aver bisogno di quella determinata informazione o di quel contenuto, sulla base dello stato di necessità in cui si trova in quel momento.

Per questo motivo, spesso, i contenuti generati per gli utenti sui Social sono di natura generica e riguardano le problematiche più comuni, legate alle stagionalità, o a specifici momenti della vita come ad esempio, appena dopo le feste, il rientro dalle vacanze, il ritorno a scuola, ed altri dello stesso genere.

Il che non vuol dire che possano essere di effettiva utilità nel soddisfacimento del bisogno di quei pazienti in quanto “utenti della farmacia”.

Cito il paziente “diabetico”, “iperteso”, “dislipidemico”, “stomizzato”, “nefropatico”, “cardiopatico”, “oncologico”, ma anche la donna incinta, la mamma, lo sportivo, l’anziano e cosi’ via.

Per quanto riguarda il mondo “Social”, di tutti questi profili, non hai la certezza che i destinatari siano i diretti interessati.

Sei quindi di fronte ad un target… virtuale!

Chiediti invece un attimo: “Dove posso trovare il mio “target” di riferimento, ovvero, la persona che ha bisogno di “salute”?”

La risposta è semplice quanto disarmante: “Il tuo target lo hai di fronte, tutti i giorni, in farmacia!”

Sono le persone che frequentano più o meno regolarmente la tua farmacia.

E nessuno lo dice o scrive!

Coloro che offrono servizi a vario titolo, fanno applicare a te i paradigmi di cui loro stessi vivono.

Mi spiego meglio.

Creano servizi che hanno un target “generalista” e non specifico, per aziende che, in gran parte dei casi, non hanno un alto volume quotidiano di accessi fisici, come quello della farmacia.

Seguono “la moda” Social, trascurando il potenziale comunicativo delle attività “reali”, “fisiche”, come la farmacia.

In fondo sono le stesse aziende costrette a spendere 30.000 Euro per uno stand di tre giorni in fiera, con l’obiettivo di entrare in contatto con quanti più potenziali clienti possibili.

Devono in pratica barcamenarsi – loro malgrado – per trovare il target di riferimento, a cui poter vendere qualcosa.

Ciò perché nelle loro sedi “fisiche” sarebbe impossibile far entrare così tante persone durante l’arco dell’anno.

Se consideri che in una farmacia “fisica” media entrano almeno 75 persone al giorno, in 15 giorni avrai toccato “la” mano di 1.125 potenziali “followers fisici”.

Che è cosa ben diversa dall’aprire una pagina “Social” e comunicare a 1.125 followers “non fisici”, di cui non si ha la certezza che siano entrati in contatto con la tua realtà fisica.

Tante aziende aprono una pagina Social, perché sono costrette a farlo, per la natura della loro attività, la farmacia no!

Ti lascio con un esercizio facile facile che puoi fare in due minuti.

Ragionando per difetto, moltiplica il numero degli scontrini battuti in media ogni giorno, per 15 (giorni), ed avrai il totale delle persone – in carne ed ossa – a cui tu puoi comunicare qualcosa.

Se poi vuoi tener conto anche delle transazioni invisibili, ovvero delle persone che entrano in farmacia ogni giorno, a vario titolo, ma non scontrinano, allora devi cercare questo dato nel software gestionale alla voce “vendite” o similare.

Prendi quel numero e moltiplicalo per 15 (giorni) ed avrai il totale delle persone che in media entra in farmacia due volte al mese.

Ti renderai conto che non sono cifre trascurabili…!

Ebbene, vuoi ancora lasciar scappare fuori dalla porta quel potenziale comunicativo “fisico”, “reale”, per dedicarti alla cura della pagina Social? 😉

Se vuoi approfondire questo ragionamento puoi iscriverti senza impegno al mio percorso Comunicare in Farmacia, aprendo questo link.

Libri da leggere:

  • 15 Domande sui Social Media di Massimo Moruzzi
  • What Happened to Advertising? What Would Gossage Do? di Massimo Moruzzi
    L’autore, Massimo Moruzzi, offre un punto di vista diverso sull’evoluzione e l’uso dei Social media, che appunto un tempo venivano chiamati semplicemente Social network. Due libri da leggere per poter avere un’angolazione diversa su cui basare una riflessione che possa aiutarti a sviluppare delle formule differenzianti dal punto di vista comunicativo.

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