Bpco, progetto di aderenza digitale alla terapia del paziente preso in carico

Le linee guida Global initiative for the diagnosis, management and prevention of chronic obstructive lung disease (Gold) per la gestione ed il trattamento della broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco) sono state recentemente aggiornate (Gold 2019 vs Gold 2011) al fine di rendere più esaustiva la diagnosi complessa della patologia, che non poteva essere convalidata solo dall’esame spirometrico.

Sono stati messi in atto determinati schemi di diagnosi con lo scopo di valutare la Bpco in tutti i suoi aspetti:

  • limitazione al flusso aereo (grado Gold)
  • valutazione combinata dei sintomi (soprattutto Cat, una valutazione ampia sui vari sintomi con assegnazione di un punteggio finale, ma anche mMrc, un questionario per valutare il grado di dispnea)
  • raccolta dettagliata delle riacutizzazioni pregresse.

Sulla base di queste valutazioni, i soggetti affetti dalla patologia possono essere inseriti in una delle quattro porzioni di una tabella; da qui l’individuazione dello schema terapeutico personalizzato in base alle caratteristiche del soggetto, al fine di ridurre sia i sintomi cronici che il rischio di possibili riacutizzazioni.

Nel 2018 in Emilia Romagna l’aderenza alla terapia per Bpco è stata di poco inferiore al 30%; la stessa percentuale, riferita al quadro generale nazionale, era indicata nel Rapporto Osmed 2014.

Come mai un’aderenza alla terapia così bassa?

Riportando i dati del rapporto Osmed 2018, i farmaci per l’apparato respiratorio rappresentano la settima categoria terapeutica a maggiore spesa sanitaria, in particolare il posizionamento è dovuto alla spesa in convenzionata. Infatti diversi principi attivi di questa classe, molto spesso in associazione fra loro, sono inseriti nella classifica dei primi 30 principi attivi a maggiore impatto sulla spesa farmaceutica.

Broncodilatatori, prevalentemente a lunga durata d’azione (Laba, beta-2-agonisti a lunga durata d’azione, e Lama, antimuscarinici a lunga durata d’azione), e corticosteroidi inalatori (Ics) sono i medicinali per lo più utilizzati per il trattamento farmacologico per via inalatoria della Bpco.

Detto questo, la causa della scarsa aderenza alla terapia da parte dei pazienti, per quel che riguarda la terapia inalatoria, è da imputare soprattutto all’elevato numero di device inalatori presenti in commercio (più di 15 diversi tipi), al loro difficile utilizzo e alla necessità di addestramento del paziente da parte dello pneumologo. Queste specialità medicinali, suddivise in tre macrocategorie (pMdi, cioè bombolette spray pre-dosate, Dpi, inalatori a polvere secca, Smi, Soft mist inhaler), hanno dei meccanismi di funzionamento molto differenti l’uno dall’altro.

Il progetto digitale in farmacia

Con l’obiettivo di incrementare e promuovere l’aderenza alla terapia dei soggetti con Bpco, nella nota della regione Emilia Romagna Pg/2020/0039141 è stato inserito anche il “progetto sulla qualità delle cure ai pazienti con Bpco col contributo dei farmacisti di comunità”.

Il progetto consiste nell’arruolamento di un massimo di 10 pazienti per ogni farmacia territoriale aderente (scelti tra quelli che già utilizzano le tipologie di farmaci prima discussi) al fine di renderli più consapevoli della propria patologia e far conoscere loro il farmaco che utilizzano, le modalità e le tempistiche più adeguate possibili per mantenere un’elevata compliance farmacologica.

Sulla base di una “lista delle medicine” assunte quotidianamente compilata dal paziente, il farmacista, al primo colloquio, compila una scheda di valutazione di aderenza e di possibili reazioni avverse ed effettua anche la ricognizione farmacologica, ossia l’annotazione di tutte le terapie in atto per Bpco e per qualsiasi altra patologia, insieme a tutte le altre terapie compresi prodotti non convenzionati ed integratori.

Alla fine dell’intervista, il farmacista avrà una scheda cartacea con dati importanti. Una copia verrà consegnata al paziente che sarà invitato a caricarla sul suo Fascicolo sanitario elettronico (Fse), una copia sarà conservata in farmacia, l’originale sarà inviata all’Asl.

L’obiettivo nel futuro prossimo è quello di creare delle schede elettroniche compilate tramite lo strumento informatico fornito dalla regione così da:

  • poter inviare online copia dell’intervista al medico di medicina generale;
  • inserirla direttamente sul Fse dell’assistito;
  • assegnare un codice personale identificativo univoco per ogni cittadino preso in carico, utile ad effettuare le analisi dei dati raccolti nel data base regionale e nazionale.

I dati raccolti dai colloqui strutturati consentiranno la valutazione del grado di riuscita del progetto nella sua fase sperimentale (si pensa circa 15.000 pazienti totali).

L’erogazione di questa prestazione in telemedicina potrebbe essere molto utile al fine di migliorare l’adesione del paziente alla terapia, andando a raccogliere informazioni a valle del processo.

Il “progetto sulla qualità delle cure ai pazienti con Bpco col contributo dei farmacisti di comunità” è sicuramente un progetto pilota per la possibile valutazione dell’impatto della farmacia dei servizi sulla raccolta digitale di dati sull’aderenza alla terapia, sul corretto utilizzo dei medicinali, così come per la continua valutazione dell’importanza del ruolo del farmacista nella dispensazione del farmaco. Ricordando che la parola farmaco deriva dal greco pharmakon, che significa “rimedio, medicina”, ma anche “veleno”.

Quanto riportato esprime contenuti ed opinioni personali dell’autore che ha scritto il post. Queste opinioni non coincidono necessariamente con quelle di FarmaciaVirtuale.it.

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Gian Maria Rossi
Ruolo: mediano all’interno della farmacia. Mi piace essere multidisciplinare, preciso e tecnico. Sin dal primo giorno di lavoro ho cercato di dare tutto me stesso in questa professione, con impegno e dedizione. Appassionato di legislazione e brevettistica farmaceutiche. Farmacista abilitato da giugno 2018 e iscritto all’Ordine di Forlì-Cesena.

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