La farmacia è attività commerciale o presidio sanitario?

La questione della farmacia da considerarsi come attività commerciale o presidio sanitario è cosa che porta al disorientamento già da tempo

Disorientati sono i clienti quando entrano in farmacia, luogo che si presenta come un negozio con i prezzi attaccati ai prodotti ma che è anche sede di servizi sempre più specializzati, e disorientato è il farmacista che vi esercita, che si trova a ricoprire ruoli diversi durante la giornata lavorativa e a fare un mestiere non sempre allineato con le conoscenze acquisite all’università.

Agli inizi di quest’anno, però, qualcosa forse è cambiato; come prima cosa, quando furono finalmente disponibili i vaccini anti Covid-19 e gli operatori sanitari furono la prima categoria prevista per riceverli, i farmacisti non vennero considerati all’interno di questa classe.

Solo in ultima istanza, dopo varie pressioni da parte delle associazioni di categoria, i farmacisti poterono prenotarsi per l’inoculazione venendo di fatto riconosciuti anche loro come operatori sanitari.

Da quel momento, in breve tempo, alla farmacia sono state affidate molte responsabilità che hanno assunto ancora più valore perché necessarie in un periodo di emergenza come una pandemia mondiale; si è cominciato con i test sierologici, seguiti dai richiesti tamponi antigenici rapidi ed in ultimo la ormai prossima inoculazione di vaccini.

La farmacia viene scelta da tempo come luogo per poter dislocare servizi, appartenenti al Ssn e non, sul territorio in modo da alleggerire le altre strutture sanitarie e rendere il cittadino più agevolato nell’usufruirne, ma mai come ora definisce un po’ più profondamente la sua identità di presidio sanitario.

La trasformazione in atto da anni, spinta dall’esigenza di modificare la sanità ospedale-centrica, ha portato a vedere la farmacia come primo polo sanitario a cui si rivolge il cittadino proprio perché capillarmente distribuita ed accessibile giorno e notte con orari molto ampi; ma soltanto adesso la definizione della nuova identità è giunta al culmine ed è giusto che tutto ciò che si trova al suo interno si adatti a questa trasformazione, a partire dalla specializzazione dei professionisti che vi lavorano fino all’adeguamento contrattuale dei medesimi.

Quanto riportato esprime contenuti ed opinioni personali dell’autore che ha scritto il post. Queste opinioni non coincidono necessariamente con quelle di FarmaciaVirtuale.it.

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Amanda Tamburo
Farmacista che unisce la passione per la cosmetica con quella per la gestione di farmacia.

7 COMMENTI

  1. Visto che la maggioranza delle Farmacie non ha ne’ un laboratorio galenico ne’ personale in grado di esercitare la funzione di preparatore la ritengo Più attività commerciale che presidio sanitario, inoltre con i recenti cambiamenti normativi che hanno permesso l’ingresso di società di capitali il quadro si è delineato

    • Ciao Pasquale, non definirei la farmacia come presidio sanitario solo se presente un laboratorio galenico in attività; questa definizione viene, invece, dalla presenza di professionisti in grado di dare assistenza per quel che riguarda la salute e assicurare servizi normalmente svolti in ospedale.

  2. alla funzionaria del comune che compilava il test del censimento del 2011 risposi alla sua domanda se mi sentissi operatore pubblico o privato che non sapevo rispondere…..la poverina insistendo …”ma lei come si sente”… senza esitare risposi…una volgarita’ …IN……

  3. Mi sembra che la legge 69/2009 abbia delineato con chiarezza l’orientamento della farmacia da farmaco centrica a paziente centrica. Capisco che con l’ingresso dei capitali le farmacie afferenti a gruppi e catene, siano orientato al business, all’uopo, è il farmacista che per affermare la sua professionalità e la stessa sopravvivenza deve implementare la sua formazione e integrazione con le altre figure sanitarie. Inoltre come emerso anche da Cosmofarma ReAzione 2021, promuovendo la “ReAzione”, una spinta di ripresa verso la normalità. Come emerso dagli interventi e dalle aspettative dei partecipanti, adesso, ora è necessario passare all’azione con una formazione strutturale del farmacista, per compartecipare, in team con altri professionisti della salute, alla gestione della sanità del territorio. In merito, ho il piacere di presentare i master di 1° e 2° livello pubblicati dalla Università Telematica Pegaso.

  4. visto il CCNL sottoscritto da CIGL e UIL direi che il farmacista è il commesso mentre il titolare è il direttore del supermercato. Il lavoro e impegno dei farmacisti sarà commisurato alla tipologia del servizio richiesto.

  5. Sviluppo la sua farmacia sulla direttrice FARMACISTA – PAZIENTE-FARMACO – Salvaguardia della salute –
    benessere fisico e psichico.
    Con professionalità mette a disposizione e soddisfa le esigenze dalla propria clientela con prodotti di
    qualità.
    IL CAPITALE-farmacista è offerta quantitativa di prodotti.

  6. Non comprendo, come mai nel nostro paese , quando, come nel nostro caso, una categoria come la nostra, che evidentemente sta avendo occasionalmente un evidente opportunità di evoluzione professionale riqualificante e pregiata , che probabilmente se ben gestita , potrebbe riportare il nostro lavoro ad antichi fasti d’opinione e di utilità pubblica , quindi migliorare anche l’ormai beccheggiante livello economico, che colpisce ormai sia titolari che dipendenti , non prenda la “ palla al balzo “ e si schieri unita in maniera propositiva e programmatica .
    Sono convinto, dopo tanti anni di professione. Che superando ad ogni livello quella solita polemica becera che tanto ci ha limitato è diviso negli ultimi anni , soprattutto cercando di classificarci fra noi tra farmacisti e farmacie di serie A o di serie B , se non addirittura Zombie, si possa davvero fare un vero salto di qualità, entrando nelle logiche moderne del mercato, della logistica assistenziale del cliente/ paziente e di tutto quanto
    Serva per soddisfare le necessità richieste, là dove serva la nostra vera competenza!
    Certo tante pianificazioni politiche , sindacali burocratiche e commerciali a vari livelli non hanno aiutato !
    La farmacia potrebbe diventare un vero presidio sanitario privato sul territorio , ma per fare questo ci vuole preparazione professionale e denaro da investire ragionevolmente, per garantire un buon prodotto è un gusto guadagno !
    Perdersi in romantici discorsi assistenziali a buon mercato, far finta di essere dei benefattori anche altamente qualificati…..(!?!) con un po’ di puzzetta sotto il naso, non ci ha portato fin ora tanta fortuna
    soprattutto a quei farmacisti bravi , preparati e desiderosi , con ambizione e professionalità , di presidiare il proprio territorio al meglio , ma con un giusto compenso….!
    Quindi, ben vengano gli investitori della finanza organizzata e moderna ( che hanno indiscutibilmente rifinanziato il nostro agonizzante settore , svegliato quei farmacisti ormai appagati e soprattutto creato una necessaria riflessione sui metodi da adottare nel immediato futuro per non sparire ….! ) , ma resta il fatto che i farmacisti siamo noi e fare farmacia bene spetta a noi !
    Ovviamente ci sarebbero tante cose da dire ancora , ma la principale credo sia quella che se non vogliamo sparire sopraffatti da organizzazioni ben organizzate che non guardano in faccia a nessuno e non pensiamo finalmente anche di fame parte integrativa , ci ridurremo presto a vendere fichi, dadi biologici, datteri e bustine di Zafferano, continuando a disquisire solo fra noi se un bel laboratorio sia o non sia un plus differenziale per essere , agli occhi della gente ( a cui non frega nulla delle nostre pippe….) una farmacia migliore o un supermercato del benessere più o meno fornito con servizi e prezzi buoni !
    La farmacia , direi , è oggi un antico ed ancora improprio presidio sanitario di primo approccio salutistico per la gente e anche una giusta attività commerciale che deve x forza portare dei profitti, ma se non si riesce ad organizzare al meglio per il futuro che gli viene proposto………!!!!?

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