Sono un farmacista, come la maggior parte di voi che seguite FarmaciaVirtuale.it. Sono figlio di titolare di farmacia, e per questo considerato da molti un privilegiato. Per anni i farmacisti hanno dovuto lottare contro l’opinione pubblica (di qualche ben pensante) che li definiva “casta”. Per quale motivo siamo una casta? Per il semplice fatto che i poteri forti non sono mai riusciti ad entrare, a causa di un sistema ingessato che prevedeva che la titolarità fosse di un farmacista. L’attuale proposta del Ministro Guidi credo che sia una grossa ancora di salvataggio per il sistema farmacia, soprattutto in questo momento storico. Lo so di essere impopolare in questo ragionamento ma provo a spiegare le motivazioni.
Per prima cosa non ci potranno più etichettare come “casta”. Con questo decreto, infatti, chiunque può acquistare una farmacia. Allora a chi mi dirà che sono un privilegiato posso finalmente rispondere che anche lui può diventarlo! E vediamo cosa riesce a fare…

Inoltre l’ingresso dei capitali rafforza l’istituzione della farmacia. Infatti, parliamoci chiaro, noi non siamo una casta! Nessuno ci considera, qualunque politico può decidere sul nostro futuro e noi siamo impotenti davanti a loro. I nostri rappresentanti non sono in grado di tutelarci e noi non abbiamo nessuna arma (i tanto invocati scioperi non servono a niente). L’apertura a capitali forti, invece, permette sicuramente l’ingresso nel mondo della farmacia di persone che hanno un peso politico e una forza economica che sicuramente faranno valere. A questo punto sono sicuro che nessuno parlerà più di abbassamento di quorum o di liberalizzazione di farmaci di fascia C.
La farmacia è una struttura che funziona grazie al quorum e alla capillarità sul territorio. Questo non deve essere assolutamente scordato ed è l’unica cosa che veramente deve essere difesa a tutela di tutti i pazienti.

Infine, dare la possibilità a tutti di poter acquistare una farmacia aumenta in maniera vertiginosa la quantità di possibili acquirenti. Questo incremento della domanda, con l’offerta che rimane sempre la stessa (quorum permettendo), coincide con un aumento del valore della farmacia che mai come in questo periodo si era fortemente svalutata.

Vorrei concludere con un pensiero anche per i farmacisti non titolari. Anche per loro il ddl concorrenza si potrebbe rivelare un’interessante prospettiva. Per chi ha le possibilità economiche di acquistare una farmacia, l’aumento del valore che ho prospettato in precedenza, potrebbe rendere l’investimento sicuro e proficuo. Per chi non può acquistare una farmacia, l’ingresso di grossi capitali potrebbe far entrare nel mercato grandi gruppi o investitori privati che avranno la necessità di un farmacista per la direzione dell’azienda aprendo la strada, quindi, a chi ha le capacità e che con il sistema attuale ha difficilmente possibilità di emergere.

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6 COMMENTI

  1. Io invece non concordo proprio e trovo un po’ ingenuo il collega. Penso sia illusione che il capitale, con il suo peso politico, possa fare l’interesse del farmacista: il capitale vuole guadagnare dagli investimenti e quindi farà il proprio interesse, che spesso non coinciderà con quello del farmacista.
    Non tutte le farmacie cresceranno di valore, ne verranno individuate alcune (queste sì, verranno vendute bene) e acquisite quelle le altre verranno impoverite se non rovinate dall’aggressività delle catene. Di che capitale parliamo? Ci può essere il singolo investitore, è vero, ma quello che si teme è il capitale rappresentato dalle aziende della distribuzione. Ci sono già farmacie indebitatissime coi fornitori: cosa impedirà a questi ultimi di entrare nella proprietà delle farmacie che non riescono a ripianare i debiti?
    Quanto alla casta, continueremo ad essere ritenuti tali proprio perché rimarrà il numero chiuso. Tutti possono comprare una farmacia? Non scherziamo, ci vuole una disponibilità economica non proprio indifferente.

    • E’ evidente che il mio articolo si fonda su alcune tesi con argomentazioni che riguardano una previsione futura e non hanno certamente la pretesa di avere ragione.
      Però la mia ingenuità, così come lei l’ha descritta, si basa sull’esperienza del modello inglese che vede le farmacie divise in farmacie di proprietà di aziende di distribuzione e farmacie di proprietà di privati. Ognuna con i suoi spazi e ognuna con il suo mercato.
      Inoltre la crescita di valore di una farmacia non credo sia decisa da qualcuno, come lei lascia intendere, ma sono le leggi del mercato che la determinano.
      Per quanto riguarda la casta quello che lei dice mi sembra un controsenso: se saremo spazzati via dalla GDO come potranno continuare a chiamarci casta?
      Io ritengo che questo nuovo sistema ci allontanerà dall’epiteto di “casta”, prendendo come esempio quello che e successo ad altri professionisti come i laboratori d’analisi, gli avvocati e i notai.

      Saluti

      • Adesso tutte le farmacie, escluse le comunali, sono di proprietà dei farmacisti. Se il 20-30-50% di queste, non nuove farmacie, diverrà di proprietà di catene non mi pare proprio una cosa positiva. In Inghilterra è così, ok, ma le piccole mi pare di aver letto in questi giorni si troveranno in difficoltà a causa dei potenziali mancati sussidi.
        Ribadisco che solo le farmacie site in posti strategici cresceranno di valore perché le catene cercheranno di acquisirle, le altre si deprezzeranno: è questa la legge del libero mercato.

    • Il collega Usvelli parla di farmacie indebitatissime con i fornitori. Non mi pare che la colpa sia del Sistema farmacia o dei grossisti o del capitale. Sono colleghi poco accorti che negli anni di vacche grasse invece di investire nell’azienda farmacia hanno pensato di diversificare investendo in altri settori non di propria competenza….. tanto il sistema reggeva. Molti di loro hanno lasciato la gestione delle proprie farmacie a commessi e dipendenti inventandosi nuovi business, tanto il prezzo dei farmaci ,gli orari ,le ferie erano tutte decise dall’alto con il sostegno delle nostre organizzazioni professionali che invece di pensare al futuro hanno cercato di gestire lo status quo e ,molto spesso, hanno frenato quei colleghi più avveduti che avevano previsto , da buon imprenditori, gli scenari futuri ed il cambiamento di una professione tuttora caratterizzata da schemi troppo rigidi.

  2. L’articolo lascia molti spunti di riflessione, effettivamente non è una bella cosa che in piccoli feudi oggi vi siano delle farmacie decadenti e senza un minimo di passione e amore per i pazienti e la professione.
    In molte località la farmacia gode ancora di una posizione di escluisività, il che la porta a offrire un servizio pessimo e a trattare i pazienti molto indifferentemente. Essendo sicuri che il paziente non andrà mai altrove.
    Ora – ti parlo di quelle realtà di 6000-7000 abitanti isolate con una sola farmacia – chi potrebbe impedire ad un giovane – ma anche meno giovane – di aprire la propria realtà e curarla meglio, indipendentemente dalla presenza di capitale o meno… Difatti, il capitale, non andrà mai ad investire in realtà al di sotto di Nmila abitanti.
    E comunque, pur facendolo, non si sa che fine possa fare… Abbiamo l’esempio eclatante di Esserebenessere… si, è stata gestita un pò in maniera manzoniana, ma l’idea e il progetto c’era… ed era pure bello. Le migliori menti – parlo di operatività – concentrate sotto un’unica algida… ma poi? E’ bastato tutto ciò?
    L’Italia è un paese difficile, con usi e costumi che vanno oltre quelli della media europea, americana e mondiale…
    Probabilmente oggi i pazienti preferiscono ancora la farmacia cosi’ com’e.’… tradizionale ma anche un pò decadente…

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