Se ci soffermiamo un attimo a pensare quale possa essere il percorso del farmaco, esso viene concepito dalla sfera umana, al momento dell’invenzione della molecola, resta nella sfera umana, quando lo si sviluppa e lo si sperimenta, e, solo in un secondo momento, fuoriesce dalla sfera umana per entrare in quella industriale e logistica, momento della sua vita in cui viene prodotto, stoccato, distribuito ed approvvigionato.

Una volta uscito dal bancale dell’industria produttrice, il farmaco entra dalla porta della farmacia per tornare nuovamente nella sfera umana, delle conoscenze, degli assets immateriali.

Non a caso ad ogni farmaco, inteso cone “bene fisico” viene allegato un foglietto illustrativo. Foglietto illustrativo che spesso è visto come un peso inutile, quasi superfluo, ma che in realtà nasconde quel lato umano, di appannaggio esclusivo del farmacista e tanto caro ai pazienti, sia in termini di conoscenza, che di salute.

Forse un tempo tutto ciò era diverso, probabilmente non vi era la fuoriuscita del farmaco dalla sfera umana a quella industriale, in quanto “arte dello speziale”, dall’analisi, al concepimento, alla produzione, alla dispensazione.

Ma oggi non è più così e bisogna regolarsi di conseguenza, cercando di mantenere quanto più viva possible la parte “umana” che lo rappresenta, facendo attenzione a bilanciare il giusto equilibrio tra dose “industriale” e “professionale”, in sintesi, cercare quanto più possibile di equilibrare la giusta “quantità” tra “farmacista venditore” e “farmacista professionista”.

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