Il CUP in farmacia, aria fritta in stile italiano?

È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale 229 del 1 ottobre 2011 il decreto che disciplina l’attività di CUP (Centro Unico di Prenotazione) delle farmacie

Come ogni cosa all’Italiana, si approva la legge, viene pubblicata in Gazzetta, ma di operativo, sul territorio, nemmeno l’aria fritta. In sintesi, classiche operazioni di facciata.

Si sottovalutano piccoli grandi particolari che ovviamente per i media e per gli operatori del settore possono anche passare in secondo piano. Tanto, ci pensano i farmacisti!

Le ASL hanno infrastrutture tecnologiche eterogenee ed obsolete e creare un unico CUP regionale è praticamente impossibile, probabilmente anche a causa delle lobby delle software house che gestiscono i servizi informatici. Non parliamo della gestione degli appalti e della scelta delle stesse software house, fatta più che altro privilegiando l’amichetto di turno e non la reale efficienza del servizio.

Può capitare che nell’ambito di una stessa ASL, alcune prenotazioni siano prenotabili ed altre no, così come la stessa raggiungibilità delle piattaforme di prenotazione. L’assistenza e la formazione ai servizi è minima o assente, le linee telefoniche intasate e le mail risposte con lentezza e aria di sufficienza. Inoltre c’è quel malcostume generalizzato degli operatori a collaborare poco o nulla con i farmacisti, che pur di trattenere qualcosa sacrificano la loro vera identità, in questa lotta all’ultimo sangue.

Si parla di SMS ed email di notifica per l’avvenuto ritiro dei referti disponibili in farmacia, si parla di privacy, di consegna del referto in busta chiusa. Insomma, pian piano si delineano le nuove identità: farmacista tecnologo, farmacista stampatore e farmacista postino. Tutto fuorché farmacista.

I farmacisti, stanchi ed ossessionati dal continuo clima di aggressione, dovranno sorbirsi l’enorme massa di lavoro di un SSN carente e disarticolato, oltre che prendersi l’onere di percepire i ticket delle prestazioni, che se da un lato danno una boccata di ossigeno sopratutto su quelle zone dove i ritardi sono all’ordine del giorno, andando a rimpinguare il flusso di cassa, dall’altro daranno l’unica illusione di manipolare un numero maggiore di banconote in quanto, si ricorda, il servizio sarà erogato a costo zero, nonostante si parli da anni di rinnovo della convenzione.

Inutile fare cenno ai rurali, scarsamente raggiunti da infrastrutture telematiche come linee ADSL e praticamente tagliati fuori da ogni dinamica. Diventeranno, loro malgrado, farmacie di serie B.

Cercheremo di capire come, nelle varie regioni d’Italia, verrà gestito il problema. Per ora la solita canzone italiana, fatta di pasta, pizza e mandolino.

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Alfonso Di Stasio
Alfonso Di Stasiohttps://comunicareinfarmacia.com/
Farmacista e Founder di FarmaciaVirtuale.it, negli anni ha sviluppato competenze in ambito farmaceutico retail, con particolare attenzione agli aspetti operativi e gestionali della farmacia. Ha perfezionato la propria carriera con gli studi in Scienze della comunicazione. Oggi è Pharma communication specialist e aiuta aziende e stakeholder del pharma a comunicare ai rispettivi target di riferimento.

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