Le possibili conseguenze della liberalizzazione delle farmacie

È difficile comprendere quali saranno le sorti della farmacia italiana: se l’attuale Governo chiedeva inizialmente la sola fuoriuscita della Fascia C dal canale farmacia, la Federazione dei titolari rilanciava prontamente e, a dire di tanti, incautamente, una proposta per l’abbassamento del quorum, probabilmente allo scopo di porre una pietra tombale sulla questione farmacie e chiuderla definitivamente, col rischio però di chiudere anche le farmacie, visti i già disastrosi bilanci.

Le farmacie, precedute solo dai notai, sono le uniche attività con la maggiore redditività (click qui), o meglio, le uniche in Italia a dichiarare al centesimo i propri utili e, di conseguenza, a contribuire attivamente ed onestamente all’economia italiana.

Fino a che punto è sostenibile un abbassamento del quorum?

Una recente analisi del CERM, Appunto per la Riforma delle Farmacie (click qui), evidenzia l’obsolescenza del sistema farmaceutico italiano, ponendo in risalto una serie di criticità sulle quali dover necessariamente intervenire. Quasi simultaneamente lo studio pubblicato dal Movimento Spontaneo Farmacisti Italiani, Proiezione relativa alla bozza dell’Art. 11 (click qui), mette in risalto le disastrose conseguenze che si abbatterebbero sul sistema farmaceutico italiano qualora dovesse esservi l’abbassamento del quorum a 3000 abitanti per farmacia. Per non citare i ripensamenti di Francia, Spagna e Grecia, che recentemente hanno rialzato il quorum per tutelare la filiera, o l’esempio della Germania che ha impedito di fatto l’accesso ai grandi capitali al sistema dei farmaci con ricetta e alle farmacie.

Quali potrebbero essere le conseguenze immediate della liberalizzazione della farmacia, che si tratti di un abbassamento del quorum o della, decisamente più sostenibile, fuoriuscita della Fascia C dal canale?

Le nuove problematiche che dovrà affrontare la farmacia.

Riduzione del fatturato. Fascia C, farmaci da banco e fatturato SSN. Probabilmente il primo problema preso in considerazione dal farmacista titolare, che si tratti di una liberalizzazione spinta, o di una semplice fuoriuscita della Fascia C, dovrebbe essere però l’ultimo dei problemi del farmacista.

Miglioramento della qualità dell’offerta di lavoro. I collaboratori meno produttivi verranno automaticamente tagliati fuori dalla filiera, ciò per massimizzare il ROI e giustificare il costo del lavoro. Non basterà più essere farmacista banconista e fare il minimo indispensabile, ma sarà necessario specializzarsi in specifici settori e dare quel di più che consentirà di potersi ancorare al posto fisso.

Aumento del precariato in farmacia. Le posizioni lavorative, un tempo stabili e sicure, saranno più trattabili. I farmacisti collaboratori, già poco tutelati da Ordini e Sindacati, avranno un minor margine di contrattazione e probabilmente diverranno pedine di società di capitali. Globalmente vi sarà un ulteriore aumento dell’insoddisfazione dei dipendenti, già oggi sottopagati e considerati parte secondaria del sistema, in realtà vero patrimonio della farmacia. Diminuiranno i contratti a tempo indeterminato, aumenterà il numero degli addetti non laureati e aumenterà la tentazione nel rivolgersi al mercato del lavoro nero e antisindacale.

Decadimento della qualità del servizio che le aziende offrono alle farmacie. Probabilmente saranno le uniche beneficiarie della liberalizzazione, dovranno sostenere il peso di uno sviluppo improvviso proveniente dall’esplosione della domanda, che si tratti di installare un software gestionale o effettuare una nuova fornitura di farmaci, la gran parte delle aziende del settore sarà impegnata a curare i nuovi clienti a discapito della qualità del servizio offerto ai clienti attuali. Effetto nel lungo termine però, potrebbe essere quello di un miglioramento della qualità del servizio offerto all’aumentare della concorrenza.

Aumento della concorrenza nel settore B2B. E’ un’opportunità per le farmacie. Nasceranno nuove aziende capaci di offrire servizi e prodotti alla farmacia, dando finalmente la possibilità al farmacista di potersi orientare meglio negli acquisti, ovviamente con prezzi più vantaggiosi. La confezionatrice del sottovuoto che trovavamo per le macellerie a € 200 e per le farmacie a € 400, probabilmente scenderà a € 300.

Decadimento della qualità del servizio offerto al cittadino. La farmacia, già oberata da problemi come ritardati pagamenti ed oneri finanziari, oltre che la scarsa, se non nulla, remunerazione dei servizi, sarà costretta ad intervenire sulle risorse umane, con molteplici effetti sull’organizzazione: peggioramento della qualità del servizio offerto al cittadino, che si riflette operativamente con maggiori tempi di attesa al banco, diminuzione della tempistica della transazione media, quindi minore cura al paziente. Il farmacista, già noto agli esperti del settore per il record – negativo – di tre minuti per transazione, guarderà ossessivamente l’orologio. Nel medio-lungo periodo, l’utenza, polverizzata tra i vari canali, subirà una potenziale diminuzione e la problematica dovrebbe attenuarsi.

Diminuzione della fiducia dei consumatori nei confronti dell’istituzione farmacia. La farmacia non sarà più quella di una volta. Effetto di medio-lungo termine, in caso di liberalizzazione della Fascia C, potrebbe verificarsi nei maggiori centri urbani, ove il cliente/paziente, trasformatosi a tutti gli effetti in consumatore, reputerà la farmacia come un negozio uguale agli altri, a parità di prodotti trattati. E’ pur vero che alcune categorie di utenti resteranno fedeli alla farmacia, sia per la fiducia storica, ma soprattutto perché non tutti i farmaci potranno essere ritirati ovunque e, nel dubbio, meglio andare in farmacia che ha tutto.

Aumento dei prezzi al consumo. Se i dati disponibili dimostrano un abbassamento dei prezzi al consumo, una liberalizzazione del settore, totale o parziale, con una deregulation dei prezzi imposti, non risolverà il problema alla fonte e porterà ad una libertà totale, da parte dell’industria, nel poter aumentare i prezzi alla produzione. Ricordiamo che con l’attuale legislazione l’industria può effettuare aumenti solo il 1° gennaio degli anni dispari, assorbendo eventuali aumenti dell’inflazione. Senza effettuare calcoli complicati, basta osservare l’andamento del costo alla produzione di un qualsiasi farmaco da banco e studiare come si è evoluto. L’attuale rilivellamento al ribasso dei prezzi al pubblico, avuto dal 2007 ad oggi, si è ottenuto solo grazie all’aumento delle tensioni concorrenziali intracanale, a svantaggio dei margini della farmacia. Ed è prorio grazie a farmacie e parafarmacie, in concorrenza, che ciò si è potuto ottenere, non perché l’intera filiera abbia rimodulato la marginalità in funzione di un maggior vantaggio per il paziente.

Considerazioni finali

Una riflessione onesta sarebbe quella di abbandonare le dinamiche di sviluppo delle ottiche commerciali e concorrenziali e di dare una spinta verso un ritorno alle origini, alla pura attività di farmacista. Abbandonare il concetto della farmacia come estensione territoriale del SSN, con un SSN inadempiente, e tornare alla possibilità di allestire e produrre medicamenti personalizzati, riscoprendo la vera identità del farmacista, venuta meno col tempo perché distrutta dall’industria e dal consumo.

Bisognerebbe rilanciare a tutti i livelli  la figura del farmacista purista, probabilmente in via di estinzione, a dispetto del farmacista postino, farmacista stampatore e del farmacista passacarte.

Quanto riportato esprime contenuti ed opinioni personali dell’autore che ha scritto il post. Queste opinioni non coincidono necessariamente con quelle di FarmaciaVirtuale.it.

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Alfonso Di Stasio
Alfonso Di Stasiohttps://comunicareinfarmacia.com/
Farmacista e Founder di FarmaciaVirtuale.it, negli anni ha sviluppato competenze in ambito farmaceutico retail, con particolare attenzione agli aspetti operativi e gestionali della farmacia. Ha perfezionato la propria carriera con gli studi in Scienze della comunicazione. Oggi è Pharma communication specialist e aiuta aziende e stakeholder del pharma a comunicare ai rispettivi target di riferimento.

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