Farmacie, 4 mosse per respingere gli attacchi

La commissione bilancio ha confermato l’extra sconto del 2,25% che le farmacie italiane dovranno concedere al Servizio Sanitario Nazionale, con la promessa di un’imminente rivisitazione della remunerazione della ricetta.

Numerosi cambiamenti in vista, parte dei quali arrecheranno svantaggi alla redditività della farmacia, soprattutto per quelle farmacie che vivono di solo Servizio Sanitario Nazionale.

Indipendentemente dalle politiche nazionali che andranno a regolamentare il business del farmaco, le farmacie potranno sin da ora, per limitare gli effetti disastrosi derivanti da una gestione dell’affaire farmaceutico troppo eurocentrica, optare nella scelta di alcune soluzioni pratiche.

Premesso che tutte le modifiche al sistema farmaceutico che la farmacia italiana sta subendo in questo periodo, seppur mascherate dalla parola crisi, rientrano in un preciso schema di distruzione del sistema farmaceutico stesso.

Tale politica renderà sicuramente più vantaggioso l’acquisto di una farmacia privata, a causa del minor valore commerciale, sebbene le farmacie per anni sono state sopraquotate a causa della presenza di mediatori golosi di commissioni sulle compravendite.

Il gioco dell’asso piglia tutto

Con l’ingresso del capitale europeo e USA nelle farmacie private italiane, si potrebbe avere l’acquisto in blocco di gran parte delle farmacie da società che si occupano di distribuzione del farmaco.

Le aziende che operano in Italia attualmente affilano la lama utilizzando la maschera del franchising, al quale sempre più farmacie ricorrono per avere gestioni più tranquille sotto il profilo logistico organizzativo.

I gruppi europei capaci di influenzare le politiche sanitarie nazionali potrebbero nel giro di qualche anno, attuare le medesime politiche giù viste in USA e in altri paesi europei.

Farmacie, 4 mosse per difendersi in casa

In un momento così delicato, ecco quattro mosse da poter attuare a partire da oggi stesso, per poter arginare il fiume di danaro che le farmacie versano a società eurocentriche che a loro volta stanno reinvestendo in progetti nemici della farmacia stessa.

Stop al fatturato a grossisti gestiti da capitale estero

In Italia si contano sulle dita di una mano, tuttavia detengono gran parte del mercato del farmaco.

Se metà delle farmacie italiane decidessero, con un semplice dito, di stoppare da oggi il fatturato a queste aziende, tutti i problemi sarebbero risolti, in particolare:

  • Finirebbero le campagne mediatiche contro la farmacia perpretate da mesi da giornalisti improvvisati e pagati all’esigenza e da grandi emittenti satellitari sponsorizzate da cartelli europeisti
  • Terminerebbe la campagna distruttiva dell’attuale Governo nei confronti delle farmacie e, più in generale, dell’assistenza farmaceutica
  • Le Federazioni e gli Ordini potrebbero dedicare finalmente il loro tempo a problemi ben più gravi della farmaceutica italiana, come l’abusivismo professionale, la carenza di posti di lavoro, l’insoddisfazione dei collaboratori.
Oltretutto, i grossisti citati offrono di gran lunga condizioni meno vantaggiose dei grossisti operanti in Italia da anni e che conoscono bene il mercato italiano.

Economia a kilometri zero

Favorire quindi il grossista, la cooperativa o il consorzio della propria zona o della propria Regione.

In tal modo tutte le risorse e gli utili verrebbero reinvestiti in loco e non delocalizzati nei paradisi fiscali.

Si rafforzerebbe l’economia locale, già messa a repentaglio delle scelte strategiche delle multinazionali del farmaco che continuano a disinvestire in Italia.

Stop ai rapporti con società che prendono dalle farmacie e reinvestono contro le farmacie

Il farmacista deve sapere che dietro quella garza che sta acquistando, sta alimentando un universo diametralmente opposto a quello che vive e altamente cancerogeno per la farmacia.

In altre parole, capire a chi riconduce la società con cui si sta lavorando e interrompere rapporti con quella società.

Dire addio alle società con conflitti di interessi

Scrutando bene i consigli di amministrazione si noterà che la società creditizia con cui stiamo lavorando, ainoi, avrà i consigli di amministrazione zeppi dei rappresentanti di categoria che dovrebbero invece fare gli interessi della farmacia e dei farmacisti.

Come può un rappresentante di categoria fare gli interessi della farmacia quando al tempo stesso deve fare gli interessi del gruppo che rappresenta, e quindi, produrre risultati?

Chiedere danaro a società esterne al settore farmaceutico.

Partire da oggi

Le soluzioni proposte potrebbero essere banali, quanto efficaci.

Non basterebbero decine di scioperi, probabilmente a discapito dell’immagine del famacista, per raggiungere gli effetti delle scelte strategiche sopra evidenziate.

Con un semplice dito, comodamente seduto, il farmacista potrà decidere del proprio futuro e scegliere consapevolmente in che modo i soldi della farmacia e dei cittadini vengano reinvestiti.

Provare per credere.

Quanto riportato esprime contenuti ed opinioni personali dell’autore che ha scritto il post. Queste opinioni non coincidono necessariamente con quelle di FarmaciaVirtuale.it.

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Alfonso Di Stasio
Alfonso Di Stasiohttps://comunicareinfarmacia.com/
Farmacista e Founder di FarmaciaVirtuale.it, negli anni ha sviluppato competenze in ambito farmaceutico retail, con particolare attenzione agli aspetti operativi e gestionali della farmacia. Ha perfezionato la propria carriera con gli studi in Scienze della comunicazione. Oggi è Pharma communication specialist e aiuta aziende e stakeholder del pharma a comunicare ai rispettivi target di riferimento.

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