Anche in farmacia come in qualsiasi altro posto di lavoro, il rapporto tra il superiore ed il subordinato può essere ostico o quantomeno difficile.

Nonostante questa difficoltà i loro ruoli sono interdipendenti, nessuno dei due riuscirebbe a svolgere la sua professione senza l’altro, perlomeno in farmacia.

Esiste necessariamente una gerarchia che, se funziona bene, genera una squadra molto produttiva ed efficace.

Il titolare/direttore è quella figura che tende, solitamente, a richiedere l’allungamento di orario rimanendo restio al pagamento degli straordinari, a pretendere la competenza e l’aggiornamento opponendosi alla partecipazione a corsi di formazione, al cedere con difficoltà permessi e ferie facendo resistenza poi al pagamento degli stessi; questi comportamenti sono molto diffusi ma ovviamente non riguardano la totalità di queste figure.

Il collaboratore, invece, mette sempre al primo posto le proprie esigenze personali dimenticando spesso le necessità della farmacia, che proprio come un’enorme macchina ha bisogno di molta attenzione e continue manutenzioni per funzionare bene.

Questi due mondi, molto diversi, possono incontrarsi e vivere in pace se provano ad immedesimarsi uno nell’altro.

Molto spesso il titolare/direttore è quello che più spinge per incrementare l’utile della farmacia, perché vede gli incassi, vede le spese, osserva i trend, li confronta con gli anni passati; insomma è quello che si rende veramente conto dell’andamento della farmacia e per questo motivo a volte appare un po’ ossessionato agli occhi dei subordinati.

Il collaboratore non vede gli andamenti, anche se magari questi gli vengono urlati dal superiore in maniera costante, non riesce a pieno a preoccuparsi quando perde la fiducia di un cliente, come se il buon andamento della farmacia lo interessasse poco.

Ecco, se in questa situazione i due cercassero nella loro mente di prendere uno il posto dell’altro allora il collaboratore capirebbe subito che se la nave non riesce a stare a galla prima o poi affonderà (con tutto il personale dentro, peraltro) mentre il titolare/direttore capirebbe che il collaboratore non ha la sua stessa spinta motivazionale a far sì che l’attività vada bene soprattutto se ha delle condizioni lavorative pessime e costanti pressioni dall’alto.

Immedesimarsi uno nell’altro permetterebbe di andar d’accordo e far funzionare insieme la farmacia.

Approfitto ora per parlare del punto di vista del farmacista collaboratore, che è quello che sono e che sono stata in diverse farmacie dove ho potuto fare esperienza.

Ho capito che quello che fa la differenza agli occhi del collaboratore è innanzitutto essere trattato come una persona con delle esigenze che possono essere di tempo, di denaro, di approfondimento e altro; in seconda battuta conta molto la stima che si ha per il titolare/direttore, non solo per quanto riguarda le conoscenze e competenze che ovviamente lo fanno riconoscere come il superiore, ma anche la dedizione che questa figura ha nei confronti del lavoro, la presenza sull’ambiente di lavoro, il mettersi in prima linea per migliorare la farmacia perché, si sa, l’emulazione è una delle più efficaci forme di apprendimento.

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2 COMMENTI

  1. Mi è piaciuta molto la tua analisi che,nonostante la sua semplicità,non trovo per niente banale.
    Sono un titolare di farmacia che condivide le tue osservazioni e che ha sempre cercato di mettere in atto quello che tu proponi; penso tuttavia che non siano molti i titolari / direttori che cercano di “sfruttare” il proprio dipendente come esponi nella parte iniziale delle tue osservazioni; penso invece che nella stragrande maggioranza il rapporto tra datore di lavoro e dipendente siano improntati sulla massima correttezza;
    vero è che potremmo considerare tale rapporto come una specie di “fidanzamento” ,che può non andare a buon fine nonostante l’impegno delle parti………..
    Concordo tantissimo anche sulla parte finale perchè ,tralasciando tutti i sofisticati discorsi che si fanno sulla gestione della farmacia,la parte fondamentale del lavoro (di qualunque lavoro si parli) è costituita dal costante impegno e dalla continua dedizione al lavoro.
    Un cordiale saluto a te ed a tutti noi farmacisti .
    Luigi Schlich

    • Mi fa molto piacere questo confronto, soprattutto se tra un titolare ed un collaboratore.
      Dalle mie esperienze non mi sento davvero di concordare sulla “massima correttezza” di cui parli sopra riguardo il rapporto datore di lavoro/dipendente, ho spesso visto, da entrambe le parti, una completa non curanza dei disagi arrecati all’altro con le proprie decisioni, i propri comportamenti.
      D’accordissimo invece sul comune impegno e dedizione come unico modo per arrivare a far funzionare al meglio un posto di lavoro.
      Ricambio il saluto,
      Amanda Tamburo

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