Telemedicina in farmacia: caso di servizio online a esclusivo utilizzo offline

È finita l’estate. Mentre il lavoro in magazzino tende ad aumentare notevolmente, il servizio del farmacista ai clienti tende a rimanere stabile in quasi tutti i contesti, tranne che per la telemedicina. In particolare, l’attività in ambulatorio per il farmacista aumenta a dismisura grazie alle numerose richieste di elettrocardiogrammi a riposo per l’attività sportiva.

Molto spesso dobbiamo compiere veri e propri “tour de force” per svolgere tutti i servizi prenotati nell’arco della giornata. Ecg a riposo, holter cardiaco e pressorio, autenticazione di credenziali Spid, autoanalisi e test antigenico rapido: il rischio di sovrapposizione è davvero alto, bisogna essere davvero bravi a incastrare tutto per il meglio.

Le farmacie che svolgono questi servizi da diversi anni avranno constatato che nell’ultimo periodo la telemedicina ha raggiunto risultati notevoli, costituendo un’attività importante, se non indispensabile, per la farmacia.

In realtà sono già passati più di dieci anni da quando venne consentito alla farmacia territoriale di effettuare attività in telemedicina.

Con il Decreto Legislativo 3 ottobre 2009, n. 153 “Individuazione di nuovi servizi erogati dalle farmacie nell’ambito del Servizio sanitario nazionale, nonché disposizioni in materia di indennità di residenza per i titolari di farmacie rurali, a norma dell’articolo 11 della legge 18 giugno 2009, n. 69. (09G0162)” venne di fatto sancita la possibilità di svolgimento di tali prestazioni.

In particolare nell’articolo 1 vengono elencati fra gli altri servizi anche:

«d) la erogazione di servizi di secondo livello rivolti ai singoli assistiti, in coerenza con le linee guida e i percorsi diagnostico-terapeutici previsti per le specifiche patologie, su prescrizione dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, anche avvalendosi di personale infermieristico, prevedendo anche l’inserimento delle farmacie tra i punti forniti di defibrillatori semiautomatici».

Nel DM77 del 2022 viene ribadita l’importanza della telemedicina, tanto che a essa viene dedicato un intero capitolo del documento.

In particolare, mi piace condividere la definizione che viene data nell’introduzione del paragrafo, di seguito riportata:

«La telemedicina è una modalità di erogazione di servizi e prestazioni assistenziali sanitarie sociosanitarie a rilevanza sanitaria a distanza, abilitata dalle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, e utilizzata da un professionista sanitario per fornire prestazioni sanitarie agli assistiti o servizi di consulenza e supporto ad altri professionisti sanitari. La telemedicina rappresenta un approccio innovativo alla pratica sanitaria, già consolidato in diversi ambiti sanitari, consentendo – se inclusa in una rete di cure coordinate – l’erogazione di servizi e prestazioni sanitarie a distanza attraverso l’uso di dispositivi digitali, internet, software e delle reti di telecomunicazione».

I punti di forza della telemedicina

Come accennato in uno dei miei articoli precedenti, in cui avevo descritto alcuni motivi per cui si può con fermezza sostenere che l’offline (farmacia territoriale) vince sull’online, ritengo che la telemedicina sia uno straordinario caso di servizio online a esclusivo utilizzo offline.

La possibilità di effettuare questi servizi in farmacia risulta estremamente importante, ora più che mai, vista l’impossibilità di prenotazione di questi tramite Ssn se non in tempi molto lunghi, quasi inaccettabili. Per di più, il cittadino ha la possibilità di effettuare lo screening di secondo livello a pochi passi da casa, con il risultato di ottenere una prestazione comoda, pratica e di qualità.

L’efficienza dei medici nella spedizione del telereferto rappresenta poi un altro aspetto importante, che porta a un’elevata soddisfazione finale del cliente/paziente per la prestazione.

Come ben descritto nel DM 77 del 2022, il servizio in telemedicina riduce le distanze fra operatori sanitari, consente la tempestività di trattamento in pazienti cronici trattati a domicilio, può portare a una diagnosi precoce di problemi acuti in atto e, soprattutto, garantisce una copertura di prestazioni anche nelle zone più interne e più difficili da raggiungere.

A questo si aggiungono anche tutta una serie di vantaggi per la farmacia territoriale stessa. Fare telemedicina rafforza notevolmente il concetto di presa in carico del paziente. Grazie ai servizi erogati, infatti, possiamo avere una panoramica completa dello stato di salute di un paziente che ha deciso di legarsi alla farmacia stessa.

Inoltre, inevitabilmente tutto ciò porta a un aumento di ingressi di cittadini in farmacia.

I punti critici della telemedicina

Garantire coperture del servizio indistintamente su tutto il Territorio nazionale è sempre stata una prerogativa per la farmacia territoriale. Lo sviluppo di una rete di farmacie che riescano a garantire servizi in telemedicina andrebbe a rafforzare il concetto di capillarità del servizio.

Il problema è che non tutte le farmacie hanno gli spazi giusti per poter svolgere questi servizi e numeri di richieste così alte per poter far sì che gli utili superino i costi relativi alla prestazione.

In questo senso, il Pnrr potrebbe rappresentare un valido aiuto per le farmacie rurali.

D’altra parte, l’aumento del numero di farmacie che eseguiranno la telemedicina non dovrà assolutamente far calare la qualità del servizio, fino a ora molto elevata e valida.

Inoltre, fare telemedicina richiede tempo. Spesso uno o due farmacisti vengono coinvolti per una buona fetta di tempo in questa mansione. Questo vuol dire togliere persone al “banco” della farmacia, che varie volte nell’arco della giornata può andare in sofferenza. Inoltre penso che i servizi di telemedicina siano attività che possano essere svolte con più entusiasmo da giovani professionisti, ma ormai da qualche tempo sappiamo che risulta molto difficile trovare nuovi giovani farmacisti da inserire nello staff.

A questo punto l’ampliamento del servizio non risulta semplice, poiché alla base manca forza lavoro.

Il nuovo Ccnl può stimolare, almeno in minima parte, un giovane motivato disposto a gestire uno specifico settore o area in piena autonomia (in questo caso la telemedicina) grazie al nuovo inquadramento intermedio all’area Q2.

Telemedicina e futuro

Quale sarà il futuro della telemedicina in farmacia?

A mio avviso la strada che dovrà essere seguita è quella che è stata intrapresa attraverso le sperimentazioni fatte partire in due regioni Italiane.

La prima è la sperimentazione della farmacia dei Servizi della Regione Liguria. Nel cronoprogramma sono stati inseriti anche servizi di secondo livello; in particolare «dal 1 luglio 2022 è avviato l’arruolamento di pazienti per il progetto di misurazione dell’holter pressorio, holter cardiaco, Ecg. Dal 1 ottobre 2022 saranno arruolati anche pazienti per la misurazione dell’autospirometria – con l’obiettivo di coinvolgere 5600 soggetti che necessitano un controllo dei parametri respiratori e cardiovascolari al fine di agevolare l’accesso a questa tipologia di esami e ridurre le liste di attesa».

La seconda, invece, è il progetto messo in atto dalla regione Molise “Salute e territorio. Nuovo servizio di telemedicina per i cittadini: la farmacia ci unisce” che punta a rendere visite di diagnosi e controllo uguali e omogenee in tutte le aree della regione grazie alla telemedicina in farmacia.

La legge 27.12.2017, n. 205, ai commi 403-406, ha previsto l’avvio di una sperimentazione per la remunerazione delle prestazioni e delle funzioni assistenziali previste dall’articolo 1 del D. Lgs. n. 153 del 2009, erogate dalle farmacie, con oneri a carico del Servizio sanitario nazionale.

L’auspicio è che i servizi di telemedicina possano diventare molto presto, in tutte le regioni, servizi erogabili in Convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale. In tal caso, l’implementazione di tali servizi acquisterebbe carattere urgente per molte farmacie del territorio.

Sicuramente la richiesta sempre maggiore di servizi di secondo livello in farmacia, mi consente di dire che la professione del farmacista sta notevolmente cambiando. Il farmacista non è più solo il “custode” del farmaco, ma sta diventando sempre di più un consulente della salute. Il nostro ruolo sta cambiando sempre più repentinamente di giorno in giorno. La farmacia continua sempre più a perdere il suo carattere “farmacocentrico”, per dare spazio a una farmacia dei Servizi e di presa in carico del paziente. Siamo pronti a “cambiare pelle” ancora una volta? E così repentinamente, dopo una rivoluzione professionale appena superata?

Quanto riportato esprime contenuti ed opinioni personali dell’autore che ha scritto il post. Queste opinioni non coincidono necessariamente con quelle di FarmaciaVirtuale.it.

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Gian Maria Rossi
Gian Maria Rossi
Ruolo: mediano all’interno della farmacia. Mi piace essere multidisciplinare, preciso e tecnico. Sin dal primo giorno di lavoro ho cercato di dare tutto me stesso in questa professione, con impegno e dedizione. Appassionato di legislazione e brevettistica farmaceutiche. Farmacista abilitato da giugno 2018 e iscritto all’Ordine di Forlì-Cesena.

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