La risposta a questa domanda è possibile solo se prima si comprende, nella maniera migliore possibile, cosa sia l’informatica in farmacia. La farmacia è un presidio del servizio sanitario nazionale sul territorio, svolge un servizio fondamentale nell’economia della salute di una comunità. L’integrazione tra negozio e servizio è diventata negli anni fonte di contraddizioni molto forti, anche per quanto riguarda l’aspetto di gestione informatizzata.
Il percorso formativo del farmacista è altamente specializzato ed incentrato sul lato scientifico e normativo dell’attività quotidiana, il motivo è ovviamente quello di offrire il miglior servizio possibile per la salute del cittadino. La contraddizione risiede nell’ipocrita pressione mediatica e governativa per indirizzare il futuro della farmacia verso un’economia di mercato tipicamente imprenditoriale.
La tendenza è ormai in atto da anni e non sembra avere battute di arresto, ci si aspetterebbe quindi che l’informatica utilizzata in farmacia anticipi questa tendenza offrendo un prodotto veramente utile alla gestione e programmazione delle attività di marketing.
Negli scorsi anni l’impulso a far crescere i gestionali è venuto soprattutto dal complicarsi delle norme e degli obblighi per il farmacista. Penso ad esempio ai moduli di tariffazione, a quelli per la stampa di documenti riguardanti la privacy, all’integrazione per gli ordini DPC. Ad onor del vero, si può segnalare un tentativo di sviluppo della parte gestionale, in particolar modo riguardo la manutenzione dei prezzi e le politiche sulle offerte, sugli sconti. Purtroppo anche queste espansioni sono state figlie dell’emergenza scaturita dai decreti Storace e Bersani. Il farmacista ha necessità oggi di utilizzare un programma si affidabile, ma anche snello e pratico, supportato da un team di sviluppo in grado di prevedere le tendenze macroeconomiche e preparare la strada ai cambiamenti piuttosto che subirli.
Questa condizione è stata una delle note dolenti di Wingesfar/Copernico in questi anni, ed ha contribuito a non far percepire ai farmacisti l’urgenza di modificare le abitudini quotidiane.
L’informatica in farmacia in sostanza è un servizio. Ancor prima del gestionale, assumono una grande importanza le menti che sono dietro lo sviluppo di un programma. Il mantenimento della mera efficienza e l’innovazione dettata dall’emergenza non sono l’innovazione che il farmacista/imprenditore si aspetta. La recente acquisizione di Studiofarma da parte di CGM Italia, dimostra che c’è un mercato e c’è la volontà di investire. L’investimento che ha futuro, in farmacia, è quello di un team creativo che sia in grado di anticipare le tendenze, sensibilizzare e formare il cliente, prima che la società intorno muti obbligando alla gestione dell’emergenza. Come per altri servizi, il vero valore aggiunto viene dall’insieme delle persone che lavorano dietro
Uno dei temi più importanti da trattare è il costo della manutenzione e acquisto del software gestionale. I prezzi praticati alle farmacie, per i servizi offerti, sono veramente bassi. Ciò, alla fine, si ritorce contro le farmacie stesse che ricevono, nel migliore dei casi, un supporto di sussistenza.

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2 COMMENTI

  1. L’argomento a mio avviso è più complesso e con questo articolo gli avete dato una grattatina in superficie. Come tutti gli argomenti complessi per renderlo “digeribile” bisogna affrontarlo in maniera pragmatica smenbrandolo in più sotto argomenti; riferendone ciascuno ai vari attori del gioco.
    Partiamo dalle software house , hanno problemi di budget ? ma il target del mercato è chiuso come è chiuso il numero delle farmacie e quindi le uniche vie per la sopravvivenza sono il cannibalismo e il basso investimento:se 15 anni fa sei partito con un pool di programmatori esperti in un dato linguaggio non puoi cambiare in corsa costerebbe troppo. A tuttoggi, senza fare nomi, per carità cristiana , ci sono Programmi legati strutturalmente a linguaggi obsoleti Ci sarà da ridere quando dovranno girare su WIN 8 SERVER (??), motori di ricerca con capacità limitate al DB implementato , provate a sbagliare una lettera ed otterrete come risposta un nulla , ma tutti conoscono le capacità di ricerca dei vari google bing eccecc. Se un ipotetico cliente ti storpia il nome di un integratore e tu non lo conosci non è di sicuro il tuo applicativo che ti aiuta. Vai in internet e ti affidi a San Google, poi magari lo ordini con l’applicativo. Spesso e volentieri le implementazioni ( dovremmo chiamarle AP ?) si portano dietro bug che magari erano stati risolti due implementazioni prima. Ma lo sviluppatore che ha curato l’ultima implementazione magari non aveva sul suo PC l’applicativo sincronizzato con l’ultima relise e i doverosi controlli : non ci sono costano troppo. Cosi ti becchi un nuovo bug che poi forse tra tre relise prossime ti sistemeranno.Ma questi sono bruscolini, i veri reali problemi sono che in questo mondo l’analisi dei flussi ,a cosa serve che, chi usa cosa per fare che: li fa il programmatore ed allora lo sviluppo avverrà dal suo punto di vista con il meno disturbo possibile,sicuramente rigido e distante dalla flessibilità che richiede la vita dietro il bancone, oppure sarà un farmacista prestato all’informatica , e vi giuro che ce ne sono: ed allora si assiteranno a cose turche perchè sviluppate in base alle esperienze limitate di quasto singolo soggetto, magari nella micro realtà della sua farmacia, e sicuramente limitanti per la massa.
    In sintesi, tu paghi un programma oggi, che non è un gran che, perchè con i soldi di oggi la softwer house ti svilupperà “forse” il programma di ieri.
    Passiamo alla farmacia ed al farmacista : classe media 1950 o giù di li, sicuramente alcuni dipendenti più giovani, sicuramenta alcuni ( come si abusa oggi dire) digitali nativi, ma difatto abili a digitare su icone tutto questo perchè ancora in Italia il digitale ,l’informatica:….. e si, è essenziale, non se ne può fare a meno ma ma ma e una rottura………….! Fondamentalmente nelle nostre facoltà si studia tanta chimica ma di matematica, di economia gestionale di informatica quasi nulla, ti insegnano a gestire alcuni dei programmi più diffusi nelle funzioni più semlici e ciao.
    Ecco allora che si cominciano a profilare i veri assiomi su cui si basa il paradosso informatica in farmacia: oggi come oggi l’informatizzazione affonda le sue radici nelle vene della farmacia sin dalla base , ma è una offerta non evoluta di basso profilo per una richiesta sofferta altrettanto insofferentemente subita, imposta. Imposta dal terzo attore del sistema:il connubio industria classe politica, che in tutto questo marasma ci sguazza con i distinguo i se i ma i forse, la stolida incapacità di programmazione. Tutto questo mette sotto schiaffo gli altri due attori lasciandoli senza requie ,( pensate a quello che sarà la ricetta elettronica). A volte ho visto colleghi che avrebbero voluto,sentendone l’esigenza un vero gestionale , ma ho visto anche le loro richieste e la loro ostinazione infrangersi contro il muro di gomma delle Softwer house . Siete troppo pochi non contate non generate Busines rassegnatevi. Come sussurrano in Microsoft :- non opponetevi non fate resistenza verrete assimilati.

  2. Gentile Ugo,
    Ringraziamo per il suo intervento. L’articolo è stato scritto, come la maggior parte degli altri post, per stimolare un confronto civile ed un approfondimento. A tal scopo, raramente superiamo le 400 parole, in modo da rendere più snella la lettura e consentire lo sviluppo della discussione in qualsiasi direzione.
    Riguardo le SoftwareHouse (SH), lei ha colto alcuni aspetti critici, come ad esempio la scelta strategica di puntare su questo o quel linguaggio di programmazione e l’architettura del software. L’aspetto tecnico è fondamentale ma spesso si paga per altro tipo di errori, più legati al marketing e al modello di business. Importante è ricordare come il mercato dei servizi alle farmacie sia stato inquinato storicamente da altre attività che, pensando di realizzare un investimento d’immagine, hanno regalato alle farmacie il software gestionale e i servizi annessi. Un altro aspetto da ricordare è l’organizzazione della distribuzione e assistenza locale, spesso abbiamo assistito a politiche spregiudicate dagli effetti negativi. L’esigenza di coprire finanziariamente i costi di assistenza e sviluppo, è stata affrontata con l’allargamento e la diversificazione dei servizi offerti, spesso includendo anche implementazioni hardware. Purtroppo, in alcuni casi sono mancati dei direttori di progetto, persone in grado di costruire una professionalità dietro il nuovo prodotto offerto, con effetti disastrosi anche di natura economica. Il peggior effetto è stato, però, l’allontanarsi dal core business delle SH: il gestionale della farmacia. Questo rincorrere le tendenze del momento e la scarsa disponibilità economica ha generato l’effetto “programma di ieri” da lei evidenziato.
    La professione del farmacista è in una fase di profondo cambiamento, credo sia un’osservazione scontata. Non è detto che il cambiamento sia in meglio, soprattutto dal punto di vista della clientela. Infatti, da un’analisi fatta con buon senso, il cliente della farmacia è interessato ad avere il farmaco, possibilmente subito, e a ricevere un consiglio professionale. Eventualmente, ma siamo ancora agli inizi, il cliente (o paziente se preferite) può accedere in farmacia ad una serie di servizi sulla prevenzione e/o monitoraggio di stati patologici e consigli estetici. Sotto questo aspetto, la “mission” della farmacia è evidente: servizio per la salute della comunità locale. Quindi non si può pretendere che l’Università formi un imprenditore informatizzato, al contrario, appare utile e premiante la qualità delle conoscenze in ambito farmacologico. La conoscenza dell’informatica come strumento di lavoro quotidiano deve essere approfondita ex post l’Università. A questo punto dovrebbero entrare in gioco le Associazioni di categoria e i distributori locali per fornire un servizio intensivo di formazione e preparazione all’attività informatizzata.
    Le Industrie e la politica vogliono il farmacista imprenditore. L’una per aumentare la presenza sul “mercato” del farmaco, l’altra per conflitto d’interesse o per mera campagna elettorale. Ricordiamo, nel frattempo, che la farmacia rimane costantemente uno dei servizi più apprezzati per qualità e professionalità dai cittadini italiani. Nonostante ciò, il cambiamento è inevitabile, ma non può avvenire a scapito della qualità. Il cambiamento deve essere gestito adottando delle strategie organizzative di stampo imprenditoriale, evitando di improvvisarsi tuttologi e considerando l’opportunità di rivolgersi a professionisti del marketing, dell’informatica o della comunicazione per risolvere problemi specifici in un progetto unico e personale per ogni farmacista titolare. Le SH e i distributori locali non hanno contribuito alla crescita di questo tipo di approccio.
    Riguardo la comunicazione tra Farmacie e SH, questa non può tener conto di ogni piccola istanza particolare, deve invece puntare su accordi di categoria che, a fronte di una giusta remunerazione, consenta ai fornitori di offrire strumenti e assistenza adeguata ai tempi se non in anticipo sugli stessi.

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