Gran parte della stampa generalista – soprattutto le grandi testate giornalistiche – ha fatto passare sotto gamba il “black-out” informatico che ha tagliato fuori da Internet mezza Europa.

Mi riferisco al “guasto” che ha tenuto sotto scacco il noto provider francese OVH, il quale, per una serie di problemi tecnici avuti giovedì 9 novembre 2017 su due distinte sedi, quella di Strasburgo e di Roubaix, è stata costretta a spegnere migliaia di server.

A Strasburgo vi è stato un banale quanto grave “taglio della elettricità” mentre a Roubaix vi è stato riscontrato un “bug” alla fibra ottica che ha bloccato lo scambio di informazioni tra le varie sedi.

Non si è trattato di un attacco hacker o qualsiasi cosa possa essere legato a criminalità informatica, ma di un banale distacco di elettricità e di un blocco del funzionamento degli apparati di backup elettrico.

Per chi volesse approfondire ecco il link della versione ufficiale dei fatti: http://travaux.ovh.net/?do=details&id=28247 .

La maggior parte delle grandi testate giornalistiche, come dicevo, ha fatto passare sotto gamba il più grave incidente informatico “in 18 anni di OVH”.

Per quanto ci riguarda, siamo stati costretti tutta la giornata di giovedì 9 settembre a comunicare … via SMS… non potendo accedere ai server SMTP delle email. E’ stato molto difficoltoso poter lavorare. Ci siamo sentiti in una condizione di quasi totale impotenza.

Questo incidente ci da però l’occasione di avviare una riflessione seria: quanto siamo dipendenti dalle tecnologie informatiche e quanto le nostre vite possono essere influenzate a seguito di un grave blackout come questo?

Cosa sarebbe accaduto se le farmacie italiane si fossero appoggiate all’infrastruttura dell’OVH di turno? In che modo si sarebbe ripercosso sui sistemi informativi locali? E sull’operatività quotidiana?

Parliamo spesso di software gestionale in Cloud, delle più svariate tecnologie: quale scenario avremmo di fronte se il disservizio non dipendesse dalla nostra volontà?

Meditiamo…

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