L’attività professionale del farmacista si è molto evoluta negli ultimi decenni.

È cambiato il suo modo di lavorare all’interno dei locali in cui opera e di conseguenza anche le specifiche esigenze formative.

Un tempo la formazione riguardava esclusivamente l’approfondimento dei temi relativi ad una determinata patologia, o di un dato farmaco.

Le conoscenze del farmacista restavano confinate all’ambito medico/farmaceutico.

Oggi, invece, tra le esigenze formative del professionista rientrano nuove competenze.

Tra queste marketing, comunicazione, gestione, ma tante altre nozioni.

Un laureato in farmacia esce dalla porta dell’università con una formazione prettamente scientifica.

Con il suo bagaglio di conoscenze acquisite negli studi universitari, il farmacista crede di trovare lavoro in una farmacia territoriale o parafarmacia ed iniziare nell’attività professionale.

Tra queste, il consiglio del farmaco, parafarmaco o prodotto salutistico, ma anche l’attenzione ad interazioni e dosaggi.

In realtà, sempre più spesso il farmacista si approccia con richieste da parte del datore di lavoro relative a conoscenze di natura commerciale.

A titolo di esempio, come fare cross-selling, in che modo migliorare la propria performance commerciale o promuovere prodotti con determinate caratteristiche presenti nelle disponibilità dell’attività commerciale.

Le dinamiche evidenziate danno luogo a nuove necessità formativa del farmacista oggi.

Condizione che senza la quale sarà molto difficile trovare e/o mantenere un lavoro.

Il farmacista e la formazione per i servizi

Una caratteristica necessaria a completare il bagaglio culturale del farmacista è il sapersi muovere nell’ambito dei servizi erogati dall’attività sul territorio di riferimento.

Da quando è stata introdotta la possibilità di fare holter, elettrocardiogrammi, pesate con bilancia impedenziometrica, auto analisi di ogni tipo, il farmacista ha visto allargarsi il ventaglio di conoscenze necessarie per portare a termine correttamente il suo lavoro.

Non solo è importante saper manovrare con destrezza i determinati strumenti, valutare la validità dei risultati da presentare poi al medico, o ancora, valutare la necessità di ripetere determinati esami, ma esiste proprio un nuovo ambito di formazione del farmacista che è quello del rapporto con il paziente.

Il farmacista non è un medico o un infermiere: non gli è stato insegnato a “mettere le mani” sul paziente, a valutare il suo eventuale stato d’animo – perché questo potrebbe alterare il risultato -, a tranquillizzarlo davanti ad un dispositivo o qualsiasi cosa lo intimorisca.

Ebbene, il farmacista neolaureato non è formato per tutto ciò.

È inoltre abituato ad avere un ostacolo tra se stesso e il paziente: il banco.

Ne consegue che, con l’evoluzione del posizionamento di farmacie e parafarmacie, cambia senza dubio anche il suo ruolo: con i servizi erogati il farmacista è costretto ad “uscire” dalla “zona protetta” del banco.

Ciò avvicinandosi al paziente.

Dinamica che, ovviamente, richiede differenti capacità, conoscenze e competenze professionali che il farmacista necessariamente deve acquisire.

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