Digitalizzazione in farmacia ai tempi del covid-19: le ricette Dem e Dpc

Come è noto, con l’ordinanza n. 561 del 19 marzo 2020 della Protezione civile, pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 74 del 21 marzo 2020, è consentito il ritiro in farmacia dei medicinali di Classe A, a carico del Servizio sanitario nazionale, senza che il paziente presenti il promemoria cartaceo della ricetta dematerializzata.

In sostanza, il medico di medicina generale non è più tenuto a rilasciare il promemoria cartaceo nelle mani del paziente, ma può trasmettere il Numero della ricetta elettronica (Nre) in tre modi:

  • in allegato al messaggio di posta elettronica, certificata o ordinaria;
  • attraverso SMS o per applicazione per telefonia mobile;
  • durante la telefonata direttamente ai pazienti.

Questa procedura può essere attuata qualora il paziente non abbia ancora attivato il proprio Fascicolo sanitario elettronico (Fse) che consente la ricezione della prescrizione in maniera molto semplice e veloce.

L’ordinanza del 19 marzo 2020 contribuisce a limitare gli spostamenti delle persone, evitando il passaggio in ambulatorio medico, il quale può rappresentare luogo di contagio a causa del sovraffollamento e/o della presenza di soggetti potenzialmente affetti da coronavirus.

Per ridurre ulteriormente gli spostamenti dei cittadini e snellire alcune pratiche di lavoro, dai primi di aprile 2020, le farmacie territoriali hanno avuto la possibilità di accedere al portale online (Emilia Romagna) e, attraverso la tessera sanitaria dell’assistito, di scaricare e stampare i promemoria delle prescrizioni Dem erogate dal medico di medicina generale.

Per noi farmacisti questo “via libera” rappresenta una novità assoluta!

Fra i punti critici che ho riscontrato in questi giorni di lavoro, al primo posto collocherei il fatto che molto spesso la persona che viene a ritirare il farmaco non è la stessa che lo utilizza, ma è, ad esempio, il/la figlio/a dell’anziano, che non è a conoscenza dell’utilizzo abituale di medicinale originale o equivalente del proprio genitore, per cui molte volte si rischia di creare confusione in chi deve utilizzare il farmaco prescritto.

Un’ulteriore difficoltà che potrebbe sussistere è rappresentata dal cambio di team per alcune farmacie che hanno optato di dividere i collaboratori in due squadre distinte che si alternano ogni due settimane, onde evitare la chiusura dell’esercizio in caso di contagio da Covid 19 di uno dei farmacisti e quarantena dei rimanenti. Presumo che l’alternanza del lavoro da un team all’altro, possa rappresentare un punto di difficoltà, visti i cambiamenti repentini che si susseguono e la quantità di circolari ministeriali pervenute in farmacia in questo periodo per rispettare le norme di sicurezza in continua evoluzione.

Fortunatamente, avendo la possibilità di entrare nel portale Sole e chiedendo al cittadino di presentare solo la tessera sanitaria, molti inconvenienti che si erano presentati pochi giorni dopo l’ordinanza non ci sono più, casomai il problema principale può essere rappresentato dalla ristampa del promemoria da parte del farmacista e dallo scorporamento delle ricette Ssn da quelle DPC.

La procedura di dispensazione precedente risultava più macchinosa in quanto bisognava recuperare manualmente per ogni ricetta il codice fiscale del paziente, spesso bisognava ricollegare i codici Nre indicati dal medico al CF della persona quasi come a completare un difficile puzzle.

Quando poi il cliente-paziente arrivava in farmacia con una foto del promemoria di qualità molto bassa, i problemi ad aprire la ricetta nel portale SAC/SAR erano notevoli!

Molto spesso, poi, bisognava chiarire al cliente il meccanismo con il quale si stavano dispensando i farmaci, spiegando che quel numero che era stato rilasciato dal medico non è più riutilizzabile per altre dispensazioni o in altre farmacie, ma che risulta semplicemente essere il numero di ricetta elettronica valido solo per quella singola prescrizione erogata.

Altro punto di domanda rimane la Dpc: ecco cosa succede in Emilia Romagna.

Con la nota protocollata PG/2020/0210131 del 10/03/2020, i farmaci in Dpc nella regione potranno essere prescritti dal Mmg su ricetta Dem.

Il farmacista territoriale deve recuperare dal gestionale Sac/Sar il promemoria, stamparlo, declassarlo a normale ricetta cartacea. Di conseguenza, procede al normale inserimento della ricetta sul portale DPC e vi applica, alla dispensazione, i fustelli con apposito Bollino “confezione ospedaliera”.

Se la ricetta Dema è in forma mista (cioè contiene un farmaco in Dpc e uno in Ssn), il farmacista territoriale eroga normalmente il farmaco in convenzionata, chiudendo la ricetta senza il farmaco in Dpc e applicando il fustello normalmente sul foglio registro; mentre applicherà i fustelli della Dpc nel promemoria, che conserverà in plico distinto.

Solo in caso di urgenza motivata e circostanziata, il farmacista blocca la Dema sul flusso Sar e spedisce la ricetta in convenzionata declassandola a ricetta cartacea e spedisce una sola confezione di medicinale in Ssn, applicando il fustello sulla stampa del cartaceo e motivandone I’urgenza.

Quando poi il farmaco risulta mancante, il farmacista stampa la notifica sulla Piattaforma WEB-DPC in cui è riportato il codice NRE e vi riporta in alto a destra la data di erogazione e il numero del foglio di registro su cui ha applicato il fustello del medicinale erogato in convenzionata.

A mio avviso, la procedura da svolgere nel caso di ricette DPC risulta molto farraginosa, con ancora qualche punto da chiarire in maniera più dettagliata.

Non di rado succede che il paziente debba ritornare in farmacia poiché il farmaco risulta mancante o per la poca scorta presente nel ministock della farmacia, ora che la distribuzione diretta in Farmacia Ospedaliera, in Romagna, risulta fortemente diminuita.

In questi ultimi giorni, l’attenzione si sta indirizzando sui farmaci prescritti in ricetta rossa per la terapia del dolore, i prossimi adeguamenti saranno effettuati in modo tale da far sì che il medico possa probabilmente prescrivere anche quest’ultimi in ricetta Dema.

Noi farmacisti dobbiamo mantenere sempre la calma ed essere pazienti, soprattutto in situazioni come queste dove la popolazione è colpita da una grande emergenza sanitaria. Probabilmente la novità più grande è per il paziente stesso, che vede smantellate tutte le sue abitudini di ritiro dei farmaci e questo porta a ulteriore caos e ansia.

Nonostante ciò, il meccanismo funziona.

Il farmacista territoriale acquista una valenza fondamentale e riesce a dispensare in velocità e sicurezza un volume di farmaci che prima dell’emergenza non era abituato a gestire.

In pochissime settimane siamo riusciti a metter in piedi un meccanismo di lavoro molto efficiente. Dobbiamo riuscire a cogliere questa trasformazione digitale come ulteriore punto di forza. D’altronde questo fa parte del nostro lavoro di Farmacisti. Il cambiamento continuo delle procedure non ci spaventa, fa parte del nostro Dna: innovare, conoscere, adattarsi al cambiamento per mantenere sempre un’elevata qualità del servizio e altrettanta soddisfazione tra la gente.

Quanto riportato esprime contenuti ed opinioni personali dell’autore che ha scritto il post. Queste opinioni non coincidono necessariamente con quelle di FarmaciaVirtuale.it.

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Gian Maria Rossi
Ruolo: mediano all’interno della farmacia. Mi piace essere multidisciplinare, preciso e tecnico. Sin dal primo giorno di lavoro ho cercato di dare tutto me stesso in questa professione, con impegno e dedizione. Appassionato di legislazione e brevettistica farmaceutiche. Farmacista abilitato da giugno 2018 e iscritto all’Ordine di Forlì-Cesena.

5 COMMENTI

  1. Più che cogliere questa trasformazione digitale d’emergenza, che è zoppa e raffazzonata, dovremmo cogliere la spinta innovativa che si è creata per dare finalmente, dopo moltissimi anni, pieno compimento alla rivoluzione digitale delle ricette finalizzando il ruolo della tessera sanitaria come punto focale di accesso al proprio fascicolo sanitario, ricette in primis!! E non scaricare sui farmacisti un surplus di lavoro che non gli spetta, solo perché la cultura informatica dei medici è a livelli preistorici.
    E infine direi di implementare la ricetta bianca non SSN nel sistema elettronico, mancanza che crea enormi problemi di approvvigionamento ai pazienti in questo periodo, specie per farmaci con ricetta non ripetibile limitativa prescrivibile solo da specialisti.
    Insomma, abbiamo appena cominciato, ma da fare c’è ancora molto.

    • Alessio, trovo il tuo spunto di riflessione molto pertinente e giusto. Proprio ieri io e il mio titolare stavamo riflettendo sul punto critico da te sopracitato in merito alla “ricetta bianca non SSN” e possibili soluzioni che potrebbero essere dettate da futuri provvedimenti.
      Son d’accordo anche con la tua opinione del sovraccarico di lavoro non a valore aggiunto che rende il farmacista quasi un funzionario nella dispensazione del medicinale. Anche se, credo sia un processo che per forza debba accadere durante questa trasformazione repentina. Non a caso, ogni giorno dobbiamo cambiare il nostro metodo e fare attenzione a nuovi problemi che sorgono nella pratica quotidiana.
      Ma, a mio avviso, il vento è cambiato: abbiamo un ruolo centrale e, soprattutto, l’attenzione e l’ascolto che il cittadino pone nei nostri confronti sono notevolmente aumentati.
      E’ solo un inizio!

      • Gian Maria,
        io credo che il nostro ruolo centrale per il cittadino ci sia sempre stato, per nostra fortuna ma anche grazie all’impegno e all’abnegazione (come al solito non adeguatamente retribuita) di tantissimi colleghi, sia collaboratori sia titolari. Il COVID ha solo amplificato a dismisura il nostro ruolo dato che i medici per necessità hanno ridotto del 95% il loro contatto con i pazienti.
        Purtroppo credo che come al solito la categoria dei farmacisti non sarà in grado di cogliere questa opportunità di rilancio ma soprattutto non saprà cogliere l’opportunità di far pesare finalmente come si deve il proprio ruolo sanitario con riforme e innovazioni che andrebbero a beneficio in larga parte del paziente.
        E parlo della farmacia dei servizi (anche se il nome più opportuno sarebbe farmacia dei sevizi del collaboratore), di un CCNL sanitario e non quella schifezza indegna del commercio che abbiamo adesso, tra l’altro scaduto da 7 anni!!!
        Ma anche di altre innovazioni, come il fascicolo sanitario elettronico (in modo analogo a come fanno in Israele), la tessera sanitaria nel pieno delle sue potenzialità, il farmacista “di quartiere” che segua la compliance dei pazienti, il CUP in farmacia, dare un impulso serio alla galenica officinale.
        Credo che una volta finita l’emergenza COVID finirà tutto a tarallucci e vino, come al solito: i farmacisti torneranno nel loro angolino da bottegai, i medici torneranno nel loro angolino di scribacchini, e lo Stato continuerà a spendere nella territoriale a profusione senza avere la minima idea di come e dove vengono spesi i soldi.
        E tutto ritornerà allo status quo perché fa comodo ai baroni della farmacia che controllano il sistema, fa comodo a quelli che dopo la laurea si sentono arrivati e non hanno spirito di apprendimento, fa comodo ai medici con la loro cultura informatica preistorica, fa comodo allo Stato che vuole la farmacia dei servizi ma la vuole a costo zero.

        • Ho scritto spendere nella territoriale ma volevo dire nell’ospedaliera… la territoriale è in diminuzione di spesa da anni ormai.

        • Alessio,
          mi piace osservare tutto ciò detto in una maniera positiva.
          Ogni giorno leggo articoli o guardo servizi al telegiornale riguardo alla professione farmacista, per cui credo che quest’attenzione possa portare a cambiamenti anche dal punto di vista di un CCNL sanitario, una volta finita l’emergenza sanitaria.
          Sono assolutamente in linea con la tua opinione per quel che riguarda l’importanza della “farmacia dei servizi”, che sarà tema centrale di alcuni dei miei prossimi articoli.

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