Codardi pusillanimi o furbi interessati? di Maurizio Guerra

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Noi Farmacisti siamo l’unica categoria professionale (non parliamo di maestranze operaie o di altri lavoratori autonomi) che in 24 anni non ha mai combattuto una sia pur minima battaglia per un miglioramento economico strutturale. Perfino i medici hanno puntato più volte i piedi, ottenendo sempre degli aumenti sotto varie forme: riconoscimento di extra; di incentivi o rimborsi; magari cedendo sul massimale dei mutuati pro capite. Noi ne abbiamo persi migliaia senza nulla in cambio.
E per quale motivo non abbiamo mai chiesto e ottenuto dei miglioramenti?
Prima di tutto perché chi ha condotto il Sindacato negli ultimi 24 anni non aveva alcun interesse a sconvolgere le acque: tutti, urbani e rurali, erano titolari di Farmacie milionarie. Pertanto, far casino quando avevano redditi personali dai 100.000 euro in su non era proprio il caso. Certamente, dichiaravano difficoltà e cali di ricavi e lo facevano sottolineando le maggiori difficoltà per le piccole farmacie urbane e rurali, ma senza mai affrontare il problema in modo puntuale, preciso e propositivo, poiché per loro andava anche troppo bene lo status quo.
Abbiamo perso 24 anni (18 dall’ultimo A.N.T. nel quale si aumentavano gli impegni ma si diminuiva il fatturato e la remunerazione) senza fare nulla di nulla, anzi: perdendo la Veterinaria in toto a favore di grossisti e medici; gli etici in parte, ogni anno in quantità sempre maggiore, con la DpC e la distribuzione diretta delle Ulss; gli OTC, poi i SOP e perfino le preparazioni galeniche, nate e cresciute in Farmacia fin dalla notte dei tempi, passate al libero commercio dei negozi di vicinato e G.d.O.
E, con tutto questo continuo disastri, ancora, i capi sindacali hanno continuato a dirci che poteva andare pure peggio e che, quindi, erano da interpretare come importanti successi.
I tassisti, solo per fare un esempio, poiché Huber era entrato furbescamente e slealmente in competizione, hanno fatto un tale casino da costringere il Governo a bloccarlo. E ancora, i gestori delle Slot-machine (emeriti benefattori dell’umanità) hanno dimenticato di pagare le tasse per 94 miliardi (quanto la spesa sanitaria di un anno), ma sono stati perdonati con lo sconto di 90 miliardi purché promettessero di non farlo più.
A noi, oltre a toglierci tutto quanto sopra detto, ci hanno imposto continue trattenute sui ricavi SSN, giustificandole come sistema scalare di remunerazione; e poi, non contenti, anche il Pay-back sugli sforamenti, prodotti da altri e non fatti pagare a loro ma a noi in quanto percepitori di un guadagno extra rispetto al preventivato; e, non paghi, ad ogni catastrofe ambientale, ci hanno applicato accise a favore degli aiuti umanitari, automaticamente chiudendo ogni possibile protesta di fronte alla scontata generosità per una buona causa. Insomma una specie di rubinetto dal quale attingere per ogni bisogna, tanto di soldi da portare via ce ne sono tanti, senza che mai nessuno facesse presente che, se certe farmacie importanti, con un grande bacino di utenti, potevano sopportare tutto, migliaia di altre vedevano ridurre sempre più gli introiti, e gli utili, mettendole in enormi difficoltà.
E, di conseguenza, anche la remunerazione dei Farmacisti collaboratori non poteva essere in alcun modo riconsiderata e portata al giusto valore professionale a causa proprio del continuo calo di redditività complessiva. Motivo per il quale i collaboratori sono scontenti e molti titolari hanno ridotto il proprio “stipendio” al pari e in alcuni casi inferiore a quello del dipendente.
Possibile che un professionista (laureato, abilitato, con idoneità e concessionario) debba vergognarsi di chiedere un aggiornamento dell’indennità di disagiata residenza ferma al 1968 ? Che debba mortificarsi nel rincorrere un adeguamento della tariffa delle preparazioni galeniche e dei diritti addizionali per i turni notturni e diurni fermi al 1993 ? Che debba essere costretto a chiedere per anni una revisione del sistema di remunerazione per la dispensazione dei farmaci per conto del SSN che ormai, nella media, si aggira intorno a 80 centesimi o un euro lordi di tasse per ogni singolo pezzo ? Non è vergognoso lavorare, con tutte le responsabilità professionali e fiscali e burocratiche che ci hanno imposto per poter svolgere questo atto professionale proprio ?
Non è ora di finirla e che questa Nuova Federfarma esiga subito, non un tavolo, metodo di rimando e di inefficienza, ma un nuovo contratto, simile a quello dei medici nel quale per ogni singolo atto la remunerazione sia congrua per una attività sanitaria di prima linea e di prima qualità ?

Purtroppo, a causa di tutto quanto scritto, siamo penalizzati dalle iniziative puramente concorrenziali e commerciali di un numero di colleghi sempre più crescente che cercano di risolvere in qualsiasi modo il problema economico e finanziario, ricorrendo ad un ampliamento ingiustificato, non sanitario e non etico, della gamma dei prodotti e dei servizi offerti al pubblico in una continua rincorsa della redditività della farmacia sempre più calante e difficoltosa. E queste soluzioni offrono gratuitamente l’arma più forte ai nostri detrattori e nemici che, da una parte, ci accusano di essere diventati negozi commerciali, di rincorrere solo l’utile, di aver perso totalmente il compito etico e professionale di garanzia e tutela della salute e, dall’altra, di guadagnare talmente tanto con tali servizi e tali prodotti, che sono tutto fuorché sanitari, da non poter pretendere di essere remunerati anche per la “vendita” dei farmaci, specialmente in regime di dispensazione per il SSN
Ma una larghissima fetta di farmacie, quelle rurali sussidiate dislocate in avamposti piccoli e non remunerativi, ma anche di farmacie urbane ormai soffocate dal numero eccessivo e, a volte, spropositato dei punti sanitari laddove la popolazione è drasticamente diminuita per il fenomeno della decentralizzazione causata da motivi lavorativi ed economici dei cittadini.
La Nuova Federfarma dovrà chiedere ai politici e ai governanti che dichiarino in maniera chiara e sincera se sono ancora interessati ad attuare l’Articolo 32 della Costituzione: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.” del quale le farmacie sono parte integrante e attiva sul territorio attraverso la “tutela di legge” (non il monopolio come erroneamente i detrattori interessati continuano a declamare) che lo Stato ha deciso di “concedere” alle farmacie per il servizio pubblico di dispensazione e assistenza farmaceutica a tutti i cittadini, in modo uguale e allo stesso costo su tutto il territorio nazionale, oppure, se questo articolo e questa concessione sono ormai obsoleti e quindi non rispettati, prima di tutto, proprio dagli enti pubblici, senza che nessuno alzi un dito.
E non ci vengano a dire che costiamo troppo allo Stato quando è su tutti i media che il costo della farmaceutica (compresa la diretta delle Ulss) è di oltre 14 miliardi dei quali poco più di 8 (al netto della quota dei cittadini che supera il miliardo e delle trattenute alle farmacie) sono per quella territoriale (farmacie) pari a meno di 150 euro pro capite (Aifa). L’Italia è diciannovesima nel mondo occidentale, e dodicesima in Europa. Tra il 2008 e il 2012, la spesa per i farmaci è scesa del 14% in termini reali. La riduzione di spesa è probabilmente dovuta al contenimento dei tetti di spesa, alla riduzione dei margini per grossisti e farmacie e al taglio dei prezzi dei farmaci generici sulla base di un sistema di prezzi di riferimento (OCSE).

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Laureato presso l’Università degli Studi di Bologna, ha ricoperto cariche di responsabilità fin dai primi anni di carriera in ogni ente professionale: Utifar, Federfarma, Fofi, Enpaf; prima, in qualità di Presidente del Sunifar di Treviso; poi, del Sunifar Veneto; in seguito, dei Titolari di Farmacia del Veneto; ed, infine, dell’Ordine dei Farmacisti di Treviso. Da sempre impegnato nel dibattito sulla farmacia italiana, collabora con importanti testate del settore. Nel 2006 fonda con alcuni colleghi il movimento di opinione “Farmacia Italia”. Dal 1987 a tutt’oggi gestisce una farmacia rurale con passione e competenza.

1 COMMENTO

  1. Purtroppo è una fotografia talmente realistica che uno si chiede come possiamo essere arrivati a questa situazione senza che nessuno abbia avuto, non il coraggio, ma la visione realistica di quanto stava subendo l’Istituzione farmacia.
    Avendo la stessa età, anch’io per tentissimi anni ho sentito ripetere, da quelli che dovevano essere i nostri rappresentanti, ci poteva andare peggio.
    Non siamo mai stati capaci di essere propositivi, cioè anticipare le richieste con delle proposte sostenibili dalla categoria.

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