L’abusivo esercizio di una professione, è un delitto disciplinato dall’art. 348 del codice penale italiano. Tale norma punisce chiunque eserciti una professione per l’esercizio della quale è prevista l’ammissione ed iscrizione a speciali albi o elenchi, senza esserne stato abilitato a norma di legge.

Si deve ritenere colpevole di abusivismo:

  • chi non è stato abilitato
  • chi è in possesso di titolo idoneo, ma non è iscritto all’Albo
  • l’iscritto all’Albo che sia stato sospeso o radiato dallo stesso
  • il diplomato o laureato e/o abilitato in altro Paese, ma con titolo non riconosciuto dallo Stato italiano.

“Approvato all’unanimità il provvedimento sulla lotta all’esercizio abusivo delle professioni che modifica l’articolo 348 del codice penale. Il provvedimento eleva a 50 mila euro le sanzioni per chi esercita abusivamente una professione e prevede la pubblicazione della sentenza e la confisca delle attrezzature e degli strumenti utilizzati per commettere reato, si è stabilito inoltre che la confisca possa essere estesa anche ai beni immobili impiegati nel compimento del reato.
Apportata anche una modifica all’articolo 589 del codice penale in materia di omicidio colposo derivante dall’esercizio abusivo della professione medico-sanitaria per il quale si configura ora una nuova ipotesi aggravata di reato.
Modificato anche l’articolo 590 del codice penale in materia di lesioni personali colpose con l’inasprimento delle pene previste per chi esercita abusivamente la professione sanitaria. Il disegno di legge in esame prevede la reclusione da sei mesi a due anni per le lesioni gravi e da un anno e sei mesi a quattro anni per quelle gravissime.”

Quello che per me non ha alcuna spiegazione comprensibile è la scelta di un titolare di farmacia di assumere un commesso/magazziniere non laureato al posto di un laureato. Infatti, salvo che non sia una grande farmacia che ha bisogno di operai per lo scarico dei pacchi e delle casse dei fornitori, lo stoccaggio delle merci, la pulizia corretta del magazzino e della farmacia, non riesco a capire quale vantaggio ci sia nella scelta di un non farmacista. Il motivo economico è sballato poiché la differenza di stipendio previsto dal CCNL è molto limitata, se consideriamo l’utilizzo delle due mansioni, pagare poco meno un non laureato senza poterlo tenere al banco a svolgere il ruolo di consulente e di dispensatore di farmaci è non intelligente, quanto meno. Personalmente ho sempre preferito laureati e magari anche con qualche esperienza maturata, ho avuto una sola commessa/magazziniera che si dedicava solo all’apertura dei pacchi, all’esposizione dei prodotti, alla gestione delle scadenze e scaduti, alla pulizia degli espositori e alle vetrine. Niente banco se non quando eravamo noi due soli e allora seguiva un poco la cosmetica.
Un farmacista 1° livello neo assunto senza nessuna esperienza ha uno stipendio di appena 400 € superiore a quello di un non laureato 4° livello che può fare vendita e cassiere di prodotti non farmaceutici. Non mi sembra che la differenza possa giustificare la scelta che comunque penalizza l’attività della farmacia limitando l’impiego del dipendente.
E qui si innesta un altro discorso molto pericoloso: l’abusivismo.
Quando un non laureato svolge le funzioni del laureato o per propria iniziativa o su permesso ma più spesso richiesta del titolare laureato allora è un abusivo e commettono un abuso sia lui che il titolare. Nulla conta che la responsabilità dell’atto ricada sotto il titolare laureato se chi commette l’atto professionale non è a sua volta abilitato alla professione farmaceutica, come da legge.
Purtroppo questa situazione si verifica in moltissime farmacie private e pubbliche del sud del centro e del nord. Dai commenti dei colleghi si evince che al sud il fenomeno è più diffuso mentre al nord è solo tollerato in situazioni particolari come la mancanza di personale o un eccesso imprevisto di pazienti. Ma è comunque abusivismo.
Altra considerazione priva di spiegazioni è che un tal modo di operare dà piena ragione ai detrattori della professione farmaceutica che sostengono la non necessità di un laureato per leggere una ricetta e “vendere” i farmaci, in questo modo danneggiando tutta la farmacia italiana, non solo la singola farmacia scorretta.
L’abusivismo impera specialmente laddove e perché gli organi competenti che devono vigilare non ottemperano alla loro funzione, altrimenti il fenomeno sarebbe stroncato in pochissimo tempo. Tantissimi sono gli organi pubblici che possono intervenire: dall’Ordine dei farmacisti, ai vigli comunali, dalla Aulss ai NAS, dagli ispettori dell’Inps alla Finanza. Eppure, se questo fenomeno è largamente diffuso, significa che questo organi non vigilano o lo fanno raramente e a campione lasciando la possibilità della continuazione del reato: perché si tratta di reato, oltre che di incoscienza professionale e di mancanza di intelligenza e cultura.
Su questa situazione si innesta anche una altra soluzione – conseguenza: l’assunzione di laureati ma senza il rispetto del CCNL sia per quanto riguarda i requisiti contrattuali che per quanto riguarda gli stipendi.
Molti colleghi, specialmente del centro-sud Italia, lamentano di essere sottopagati, di essere assunti a tempo parziale ma di svolgere il lavoro a tempo pieno, di essere messi davanti alla scelta: se vuoi il lavoro, questo è lo stipendio e queste le ore, prendere o lasciare, tanto ci sono molto colleghi disoccupati.
Infine, da un po’ di tempo, c’è chi approfitta della normativa e assume come “tirocinante” i neo laureati, mentre non esiste alcuna legge che avvalori questo modello.
Il Tirocinio riservato ai non laureati che, durante il corso di laurea (se farmacia) o subito dopo (se CTF), deve svolgere sei mesi presso una struttura sanitaria (farmacia, ospedale, Aulss, ecc.) ma non è assunto e non ha stipendio non essendo ancora in regola come farmacista, e al banco deve comportarsi come un commesso non laureato. Va nelle farmacie per imparare il lavoro reale di tutti i giorni, le regole e i metodi che non insegnano all’Università ma che sono la pratica quotidiana sia nel laboratorio, sia nella burocrazia, sia al banco.
Invece, la legge prevede il periodo di prova (retribuito ma che non vincola e ha una durata ben precisa di 90 giorni di calendario, esclusa eventuale malattia, e può essere interrotto senza preavviso ma corrispondendo una indennità); poi, il Contratto di apprendistato che nel caso del laureato si chiama Speciale contratto di lavoro per lo sviluppo e la qualificazione professionale del Farmacista collaboratore” e dura fino a 24 mesi e vale solo per chi non ha compiuto i 29 anni, agevola l’assunzione in quanto il titolare paga meno di stipendio e molto meno di contributi appunto per due anni.
Inoltre il Contratto di inserimento riservato ai disoccupati da almeno 12 mesi che non abbiano superato i 32 anni che prevede un periodo di prova di almeno 60 giorni e l’inquadramento al 1° livello, ha una durata minima di 9 mesi e massima di 18 non rinnovabili. Lo stipendio è adeguato al CCNL.
Altrimenti esiste l’assunzione a tempo determinato oppure indeterminato, a orario parziale ovvero a orario intero.
Ogni altra iniziativa del titolare è un abuso, magari fatto anche ingenuamente per non conoscenza delle norme, per cui è sempre meglio rivolgersi ad un consulente del lavoro esperto del nostro settore e all’Ordine. Infatti, si rischia davvero molto poiché si ricade sotto reati civili e penali. Se un dipendente che ha accettato una situazione non corretta fa una denuncia ad un sindacato o alla procura le conseguenze sono quanto meno una causa sindacale da cui il titolare esce sempre con le ossa rotte anche se ha agito ingenuamente. Il dipendente ha sempre ragione se si è comportato onestamente e il titolare deve rispondere economicamente di ogni abuso contrattuale, se poi è un non laureato che esegue il suo tirocinio e viene utilizzato come un laureato, si cade anche nel penale.
Quello che interessa a tutti i farmacisti, titolari e non, è che essendo colleghi e ottemperando alle leggi ma anche al codice deontologico di comportamento, è molto più importante osservare la correttezza dei rapporti di serietà e colleganza che non perseguire meri fini economici, sia da parte dei titolari, sia da parte dei collaboratori.
La non osservanza, di tutti questi principi, accordi e norme, costituisce una infrazione professionale, deontologica e legale che causa una rottura all’interno della categoria che sfocia spesso in azioni nocive per la professione stessa e per i professionisti che si trovano contrapposti di conseguenza a livello politico e legislativo ottenendo come unico reale risultato la squalifica della professione e delle attività da essa derivanti.
L’istituzione dei Corner e delle Parafarmacie è un chiaro esempio delle conseguenze dei comportamenti scorretti e rivendicativi da una parte come dall’altra, che hanno causato il discredito professionale autorizzando “Negozi che vendono farmaci” in un settore prettamente commerciale.
Sarebbe stato molto più corretto e qualificante e avrebbe mantenuto salvo il ruolo del farmacista, la corretta istituzione di nuove farmacie in tutte le realtà ove esiste il numero di abitanti ma le farmacie non sono istituite oppure sono state istituite in zone limitrofe dove non disturbano, ma non eseguono nemmeno il servizio farmaceutico necessario alla popolazione, tutto questo a causa di negligenza delle autorità ma anche alla connivenza in casi particolari.
La chiusura mentale e operativa rispetto all’istituzione di nuove farmacie dove realmente necessarie ha prodotto la richiesta legittima dei farmacisti non titolari di avere una nuova opportunità e questo ha causato e causa situazioni insostenibili finanziariamente ed economicamente con ulteriore richiesta di trasformazione in farmacie non convenzionate e non inquadrate nel piano regionale.
Una vera follia che produrrà (vedi antitrust) la liberalizzazione totale delle concessioni distruggendo tante farmacie e parafarmacie in difficoltà, demolendo la capillarità del servizio e la distribuzione ottimale sul territorio tornando alla concentrazione nei luoghi più appetibili e sguarnendo del tutto quelli meno, tornando, di fatto, indietro di 100 anni.

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4 COMMENTI

  1. Gentile Dr. Guerra,
    ha finalmente centrato il segno!!!

    E’ stato sin troppo buono nel non citare la sporca connivenza di FOFI e Federfarma che appunto assistono passivamente allo sgretolarsi dei valori morali e professionali del lavoro del farmacista, probabilmente impegnati in una lotta fraticida che li vede impegnati piuttosto che a tutelare i diritti dei lavoratori, a preservare comodamente le loro stesse poltrone.

  2. Carissimo Dr Guerra, come ben sai, purtroppo la nostra professione e’ diventata lo zimbello di tutte le categorie professionali dove PROFESSIONISTI seri e preparati devono convivere con proprietari (Geometri, Ingegneri,Arricchiti,Dentisti etc)che investono i loro averi in una attivita’ che nel bene e nel male da loro una redditivitita’ che altri settori non danno. La cosa gravissima e’ che costoro preferiscono fare i Farmacisti al posto di gente qualificata e competente a discapito della salute dei cittadini e a danno dei colleghi che sono costretti ad accettare qualsiasi imposizione economica pur di esercitare la professione per cui hanno dato anni della propria vita in attesa di avere riconosciuto il loro diritto ad un posto di lavoro qualificato e ben retribuito.
    Purtroppo in tutti i miei anni di attivita’ ne ho viste di tutti i colori e vedo che la cosa va’ sempre peggio. Rimpiango i bei anni in cui l’allora medico provinciale girava in incognito per le Farmacie per controllare la correttezza del lavoro svolto e non perdeva 2 secondi a denunciare il titolare di ABUSO PROFESSIONALE .Allora si che il nostro lavoro era (per forza di cose e paura )ben retribuito e riconosciuto.
    Oggi non e’ piu’ cosi ed assistiamo ad uno continuo degrado dove titolari privati, farmacie comunali etc assumono ragazzi al terzo quarto anno del corso di laurea con contratti di magazziniere facendo fare poi loro una attivita’ assolutamente illegale per poi licenziarli appena questi si sono laureati ed entrati finalmente nella legalita’. Facciamo in modo di riprenderci la nostra adorata professione e combattiamo gli abusi che giornalmente vediamo.
    Viva la Farmacia ed i Farmacisti seri .
    Grazie per il tuo impegno e speriamo che non rimanga isolato.

  3. Che dire, ricostruzione chirurgica di quali possono essere le dinamiche pratiche. Le soluzioni invece?
    Prevenzione o repressione del fenomeno? Chi spiega ai colleghi che economicamente parlando c’e’ poca differenza? Forse è davvero l’aspetto culturale che guida i colleghi a scegliere magazzinieri al posto dei farmacisti? E’ la maggiore disponibilità? Allora, i farmacisti dovrebbero essere più disponibili???

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