A volte, leggendo i comunicati delle principali organizzazioni della nostra Categoria, tra cui Fofi, Federfarma, Utifar, e le pubblicazioni delle più comuni testate che trattano argomenti inerenti la professione e le attività professionali, mi domando, e domando ai colleghi, se la mia età anagrafica e di farmacista mi hanno reso ottuso e antiquato o se sono gli altri fuori dal mondo.

Sono ormai 25 anni che, anno dopo anno, l’Istituzione Farmacia, riceve riduzioni di ruolo e batoste economiche, spesso giustificate dai costi spropositati della “distribuzione” dei medicinali tramite questo canale rispetto ai costi di altri canali, e basta.

Di efficienza non ne parlano mai.

Probabilmente, se non sicuramente, negli anni ‘70-’90, la Farmacia ha beneficiato degli sprechi che il Sistema Politico aveva autorizzato e promosso anche nel settore della Sanità – ricordiamo De Lorenzo e Poggiolini, come notissimo esempio – sia per ottenere voti dai cittadini beneficiati dalla gratuità delle abbondanti cure anche per patologie banali, sia per benefici diretti ed indiretti, economici e non, per i partiti e i singoli politici.

Ma di questo la Farmacia non aveva alcuna responsabilità.

Tuttavia, poco alla volta, la Concessione pubblica della Farmacia, individuata dalla Legge come unico sistema efficiente e capillare di garanzia per la preparazione e dispensazione dei medicinali, è stata lentamente spogliata del proprio ruolo come una cipolla andata a male.

Prima, nel 1992, la “vendita” dei medicinali veterinari derogata ai distributori: «La vendita al dettaglio di medicinali veterinari e’ effettuata soltanto da farmacisti in farmacia, dietro presentazione di ricetta veterinaria, se prevista come obbligatoria.(art. 70 c.1). In deroga al comma 1, e a condizione che la vendita avvenga sotto la responsabilità di persona abilitata all’esercizio della professione di farmacista, i titolari di autorizzazione al commercio all’ingrosso e i fabbricanti di premiscele per alimenti medicamentosi, possono essere autorizzati alla vendita diretta, rispettivamente di medicinali veterinari nelle varie tipologie e di premiscele per alimenti medicamentosi ai titolari degli impianti in cui vengono curati, allevati e custoditi professionalmente animali; le premiscele per alimenti medicamentosi possono essere vendute direttamente solo ai titolari di impianti di allevamento autorizzati alla fabbricazione di mangimi medicati e nelle quantita’ prescritta strettamente necessaria per il 4 trattamento o la terapia. I titolari di autorizzazione e commercio all’ingrosso, alle stesse condizioni, possono essere altresì autorizzati alla vendita diretta di medicinali veterinari in confezioni destinate esclusivamente ad animali da compagnia, nonché di medicinali veterinari senza obbligo di ricetta veterinaria».

Poi, nel 2001 con la famigerata Legge 405, l’ufficializzazione della “distribuzione” di tutti i medicinali tramite anche istituzioni pubbliche: «1. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, anche con provvedimenti amministrativi, hanno facoltà di: stipulare accordi con le associazioni sindacali delle farmacie convenzionate, pubbliche e private, per consentire agli assistiti di rifornirsi delle categorie di medicinali che richiedono un controllo ricorrente del paziente anche presso le farmacie predette con le medesime modalità previste per la distribuzione attraverso le strutture aziendali del Servizio sanitario nazionale, da definirsi in sede di convenzione; assicurare l’erogazione diretta da parte delle aziende sanitarie dei medicinali necessari al trattamento dei pazienti in assistenza domiciliare, residenziale e semiresidenziale; disporre, al fine di garantire la continuità assistenziale, che la struttura pubblica fornisca direttamente i farmaci, limitatamente al primo ciclo terapeutico completo, sulla base di direttive regionali, per il periodo immediatamente successivo alla dimissione dal ricovero ospedaliero o alla visita specialistica ambulatoriale».

Di seguito, nel 2006, lo spostamento di una intera categoria di medicinali fuori dalla farmacia: «La legge Bersani n. 248/2006 ha previsto la possibilità per esercizi commerciali diversi dalla farmacia (negozi di vicinato e super-ipermercati n.d.r.) di vendere farmaci da banco o di automedicazione (OTC), SOP e farmaci non soggetti a prescrizione medica senza accesso alla pubblicità (SP). La vendita di questi prodotti negli esercizi commerciali è consentita durante l’orario di apertura, anche se deve essere effettuata nell’ambito di un reparto apposito e alla presenza di un farmacista abilitato all’esercizio della professione e iscritto all’ordine».

Tutti i farmaci in commercio erano stati preventivamente classificati nel 1997 come:

  • Etici, ovvero i farmaci che possono essere prescritti soltanto dai medici e dai veterinari;
  • Senza Obbligo di Prescrizione (SOP), quelli che possono essere venduti senza prescrizione medica e che, a loro volta, si dividono in:
    • Farmaci da banco o OTC, Over The Counter (Pensa te, come merce da supermercato, nonostante i danni enormi che possono causare, ndr).

Infine, da diverso tempo GDO e Parafarmacie stanno facendo pressione sui vari governi che si susseguono, per ottenere che anche i medicinali con obbligo di ricetta, ma non concessi dal SSN, siano dispensabili fuori farmacia.

Richiesta che, prima o poi, troverà soddisfazione, dato che le aziende di produzione la appoggiano segretamente per ampliare il fatturato grazie a molti più punti vendita.

In mezzo a tutte queste norme che hanno stroncato il ruolo istituzionale della Farmacie, con riserva di legge che indicava una concessione pubblica quale unico soggetto, sia pure plurimo e diffuso in tutto il paese, delegato alla dispensazione di tutti i medicinali, si sono infiltrate altre norme che hanno ridotto sempre più la remunerazione delle farmacie, sia diminuendo i prezzi dei medicinali, sia inserendo i generici ed equivalenti a minor prezzo, sia abbassando i valori del rimborso del SSN in quantità assoluta e in percentuale sul prezzo, sia limitando notevolmente le prescrizioni.

Quando due anni fa circa si sono presentati quelli che io chiamo i grillini de noantri, speravo in una ventata rivoluzionaria che avrebbe stravolto il sindacato, i colleghi titolari e i rapporti con lo Stato e l’amministrazione pubblica.

E proprio per questo tanti di noi li hanno appoggiati sia scrivendo sia parlando con colleghi e dirigenti.

Avevamo in testa – e le abbiamo scritte in modo chiaro in tanti – le priorità fondamentali assolutamente inderogabili:

  • Rifondazione del Sindacato con nuovo Statuto che coinvolga tutti i titolari direttamente;
  • Affermazione del Ruolo della Farmacia territoriale e suo riconoscimento esplicito;
  • Presentazione di un Libro Bianco sulla situazione organizzativa ed economica della Farmacia;
  • Scorporo del Sindacato, autonomo ma aderente, per i Rurali al di sotto di parametri vari e ben definiti ;
  • Nuova Convenzione che riprenda la Riserva di Legge della dispensazione esclusiva di tutti i medicinali;
  • Rivalutazione economica per ogni singolo atto professionale, dalla dispensazione ai singoli servizi.

Purtroppo, a tutt’oggi, anche se ci viene detto che le cose sono allo studio e alle proposte, nulla si è visto di tutto questo e nulla è stato comunicato e diffuso ai Titolari per coinvolgerli nelle azioni sindacali necessarie ad ottenere dei risultati totalmente migliorativi dal punto di vista sicuramente professionale ma anche necessariamente economico.

Convegni, Fiere, Kermesse, TV e Riviste, possono essere integratori coadiuvanti ma non sono la terapia.

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4 COMMENTI

  1. Analisi lucida e puntuale di Maurizio, una base su cui partire per aprire una NUOVA discussione sul modello di farmacia italiana, sul ruolo professionale dei farmacisti, sulla nuova remunerazione e la selettività di canale (fuori la cd “paccottiglia”)…
    Il coraggio di ricominciare dovrebbe attraversare il pensiero di chi ancora vuole credere a quello per il quale ha combattuto per lunghi e faticosi lustri.
    Saluti
    Tonino Marchetti -rurale di Puglia-

  2. I veterinari vendono medicinali, i medici vorrebbero, le Uls li regalano a sacchetti, gli infermieri chiedono di prescrivere e somministrarli, i negozi di vicinato e quindi anche la GdO, ottenuti gli OtC e i SoP pretendono tutti i medicinali non concessi dal SsN. Amazon, eBay, Conad, Centri della Salute, Trenitalia, Comuni, camioncini di Street Health, tutti, cani e porci, possono fare commercio di medicine e servizi online. Dopo 700 anni di Farmacia e 70 anni di riserva di legge che ha portato ad avere almeno una farmacia per comune perfino in paesi di 300 abitanti, ora, sinistra, destra, populismo, spinti da noi bramosi di Mercato, di Business, di soldi, vogliono concentrare il servizio farmaceutico nelle case della salute e nei supermercati, distruggendo quanto costruito dal 1961 ad oggi, in nome di una libera concorrenza che in ogni settore della vita sociale ha portato danni enormi. Dalla dequalificazione dei prodotti e del servizio alla perdita di lavoro, dalla facile turlupinatura ed inganno dei cittadini invogliati da sconti e offerte impossibili se non abbassando qualità sicurezza e tutela. Invece di esigere, pretendere, rivendicare una professione e il legittimo ruolo riconosciuto alla Farmacia da leggi istituzionali e organizzative con le giuste responsabilita’ civili e penali, si preferisce poter vendere qualsiasi prodotto come un emporio e ignorare o superare le norme divenendo fornitori di servizi competenti ad altre professioni trasformando la Farmacia in beautyfarm e centro medico. Per questo gli altri potenti competitore e multinazionali ci soffocare anno come nei paesi anglosassoni.

  3. Purtroppo è tutto vero.
    Si è dimenticato di parlare anche dell’ultima mazzata che è il commercio di farmaci esportabili giocando sulla differenza prezzo. Viva l’EUROPA.I “mancanti cronici ” italiani sono così declassati a merce di ricatto dei grossisti.Nel commercio estero ci sono anche presidenti di Federfarma territoriale.
    E tutto tace, ma ora FEDERFARMA nazionale vuole riattruppare i farmacisti che hanno perso il senso di appartenenza, da lustri, ad una nobile professione. W Federico II.
    Poi c’è il farmacista contiguo che, sentendosi più furbo del vicino, gioca con gli sconti, senza conoscere la marginalità residua, acclarando l’idea di essere commerciante e perdendo definitivamente in PROFESSIONALITà . E piange perchè sta per morire sommerso dai debiti.

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